- È la stima (provvisoria) presentata dal governo di Kiev alla Conferenza internazionale di ripresa aperta ieri a Lugano. I fondi arriverebbero dagli asset russi congelati. E fanno gola a tanti: i delegati sono più di 1.000.
- Ora la guerra si sposta nel Donetsk. Dopo l’ufficializzazione della caduta del Lugansk, le truppe di Vladimir Putin si stanno dirigendo verso la città di Seversk. Festeggiano i cosmonauti sulla Iss. Altri nove morti tra i civili.
Lo speciale comprende due articoli.
È iniziata ieri nel primo pomeriggio presso il Centro congressi di Lugano in Svizzera, la Conferenza internazionale sulla ripresa dell’Ucraina (Urc2022). Obbiettivo della due giorni in Canton Ticino è la ricostruzione dell’Ucraina mentre sul Paese, giunto al centotrentaduesimo giorno di guerra, continuano a cadere le bombe. Alla conferenza partecipano un migliaio di invitati tra i quali alcuni capi di governo, ministri, viceministri e segretari di Stato, rappresentanti della società civile e di varie organizzazioni internazionali e, tra loro, la delegazione ucraina è guidata dal primo ministro Denys Šmihal’.
Sono cinque le aree tematiche sulle quali le varie personalità discuteranno: società, economia, ambiente, infrastrutture e digitalizzazione. Secondo quanto dichiarato prima dell’inizio della conferenza, la due giorni luganese si pone l’obiettivo di indicare le priorità, i principi generali e come operare nella ricostruzione dell’Ucraina, distrutta dall’invasione russa. Oggi, al termine della conferenza, verrà approvata la Dichiarazione di Lugano che, molto probabilmente, sarà redatta in forma molto generica anche perché, stante la situazione in Ucraina, sarebbe a dir poco azzardato mettere nero su bianco delle cifre. E, quindi, soltanto nella giornata odierna si capirà chi pagherà la ricostruzione dell’Ucraina la quale ha avanzato una richiesta di 750 miliardi di dollari per poter ripartire. E si tratta di una cifra assolutamente provvisoria.
Ad aprire i lavori della conferenza è stato il presidente della Confederazione, Ignazio Cassis, che ha ammesso «che i due giorni di conferenza non saranno sufficienti, ma dopo che i principi di Lugano saranno approvati, daranno un quadro più chiaro del processo che sarà avviato». Cassis ha detto di «comprendere fin troppo bene» il fatto che Volodymyr Zelensky non sia potuto intervenire in presenza a causa della situazione in patria. Non è sfuggito, però, il passaggio nel quale il presidente della Confederazione ha chiarito la posizione della Svizzera sul fenomeno della corruzione in Ucraina: «La ricostruzione e le riforme non sono in competizione, queste si rafforzano a vicenda ma occorre proseguire gli sforzi per combattere la corruzione e garantire il funzionamento del sistema giudiziario nonostante la guerra».
Ovviamente l’intervento più atteso è stato quello di Volodymyr Zelensky che ha ricordato che il conflitto tra l’Ucraina e la Russia è un conflitto tra due sistemi: quello russo e quello occidentale, di cui Kiev si sente di appartenere a pieno titolo. Ha chiesto a tutti i partecipanti alla Conferenza a sostenere gli sforzi del proprio Paese: «La ricostruzione dell’Ucraina sarà un supporto per la pace globale nel mondo. Possiamo dimostrare che il mondo democratico è più forte, che l’Europa è più forte e che i nostri valori non possono essere sottratti. Vi invito tutti in Ucraina, per visitare il nostro Paese e lavorare insieme alla sua ricostruzione».
A proposito delle riforme, il leader ucraino ha dichiarato: «Il processo di ricostruzione, deve cominciare subito e procederà di pari passo con le riforme e la ricostruzione stessa dell’Ucraina diventerà una grande riforma». Secondo il primo ministro ucraino Denys Šmihal’ «per la ricostruzione dell’Ucraina servono al momento 750 miliardi di dollari, la maggior parte di questi fondi vengano dagli asset russi congelati: abbiamo creato una mappa digitale, aggiornata in tempo reale, sulla distruzione causata dall’invasione russa: i partner avranno accesso e servirà per la ricostruzione del Paese».
Poi il premier ucraino ha anche prospettato un percorso in tre fasi: dopo la ricostruzione a breve termine «necessaria per garantire il funzionamento del Paese in guerra» ci sarà, negli auspici del governo di Kiev, «una seconda fase dopo la vittoria contro la Russia» e, infine, «la terza fase, quella del miracolo economico a lungo termine». Il suo intervento ha aperto la tavola rotonda a cui hanno partecipato rappresentanti del Fondo monetario internazionale, della Banca europea degli investimenti e il vice-presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis. Prima di lui era intervenuta la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che prima ha annunciato che, insieme al cancelliere tedesco Scholz, dopo l’estate, organizzeranno «una conferenza internazionale di alto livello» per poi tornare ai temi dell’incontro in Canton Ticino: «La conferenza di Lugano è un passo fondamentale per concordare i principi dello sforzo internazionale di ricostruzione dell’Ucraina che può contare sul nostro costante sostegno, per tutto il tempo necessario».
A guidare la delegazione italiana, c’è il sottosegretario agli Affari esteri Benedetto Della Vedova: «Con le bombe che continuano a cadere sulle città, sembra difficile parlare di ricostruzione», ha dichiarato, «ma dobbiamo sin d’ora pensare al cammino di ripresa dell’Ucraina, che si intreccerà con il suo percorso europeo. L’Italia, con imprese, enti locali e terzo settore, è pronta ad affiancare l’Ucraina nella ricostruzione, così come nella prosecuzione del processo di riforme».
Per la ministra degli Esteri britannica, Liz Truss, «ci deve essere un nuovo piano Marshall per l’Ucraina e deve essere guidato da Kiev. Dobbiamo dare alle persone speranza per il futuro e dobbiamo fornire i mezzi per potersi sostenere e il Regno Unito, è risoluto nel suo sostegno all’integrità territoriale dell’Ucraina». Infine alla televisione svizzera ha parlato il vice primo ministro e ministro della Trasformazione digitale Mykhailo Fedorov: «L’Ucraina sarà lo Stato digitale più avanzato al mondo perché la digitalizzazione non può essere fermata da missili e bombe».
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