- Il Cremlino ostenta il suo ruolo di dominus dei rifornimenti con delle provocazioni: al confine con la Finlandia dà fuoco a riserve pari a 10 milioni di euro al giorno. E sulla centrale ucraina scatta un tira e molla snervante.
- Kiev tenta di ricucire con il Vaticano. Dopo la convocazione del nunzio apostolico per le parole del Papa su Darya Dugina, l’ambasciatore presso la Santa Sede diffonde sui social un messaggio distensivo.
Lo speciale comprende due articoli.
Secondo un report della società norvegese Rystad Energy, diffuso dalla Bbc, nell’impianto russo di Portovaya Mosca mostra i muscoli bruciando grandi quantità di gas naturale mentre in Europa i costi per l’energia superano ogni record. Lo si è visto ieri con il gas metano, che ad Amsterdam (mercato di riferimento per l’Europa) ha toccato il nuovo massimo storico con la valutazione a 339 euro al megawattora per poi chiudere la giornata a 337 euro.
La televisione britannica ha mostrato alcune immagini provenienti da un satellite nelle quali si vedono delle grandi fiamme e le conseguenti radiazioni infrarosse provocate dalla combustione del gas. Quanto vale questo gas che i russi bruciano? Le stime di alcuni esperti dicono che parliamo di circa 10 milioni di euro al giorno: secondo i tecnici della Rystad Energy ogni giorno nell’impianto a Nord-Ovest di San Pietroburgo vengono bruciati circa 4,34 milioni di metri cubi di gas naturale liquefatto.
A proposito di energia, dall’Inghilterra ci arrivano delle brutte notizie: l’Office of Gas and Electricity Markets (Ofgem), l’Autorità di regolamentazione dell’energia del Regno Unito, attraverso una nota pubblicata ieri ha fatto sapere che i cittadini inglesi vedranno aumentare le loro bollette per le utenze domestiche annuali fino all’80%. L’Ofgem ha dichiarato che a partire dal mese di ottobre i costi passeranno da 1.971 a 3.549 sterline all’anno e tutto questo non è che uno dei tanti frutti avvelenati di questa guerra che sta facendo schizzare i prezzi al consumo nelle economie di tutta Europa che usano il gas per riscaldare le case e creare elettricità. Evidente che un aumento dell’80% sulle bollette, se non verrà calmierato dalla Stato, britannico rischia di creare un problema sociale che potrebbe trovare nelle proteste di piazza una valvola di sfogo. E non è certo uno scenario rassicurante.
Intanto la guerra non si ferma e ieri nella zona occupata di Kherson ci sono stati nuovi bombardamenti dell’esercito ucraino ma secondo l’agenzia russa Ria Novosti «la difesa aerea ha funzionato», tuttavia, su Telegram circolano numerosi video di violenti attacchi che hanno colpito il ponte Antonivsky. Secondo dell’Alto rappresentante per la politica estera europea, Josep Borrell, «la Russia ha già perso la guerra in Ucraina, non avendo raggiunto i suoi obiettivi militari dopo sei mesi di invasione e non avendo più l’iniziativa nel conflitto. La guerra si trova in una fase decisiva e chi prende l’iniziativa in questo momento non è più la Russia, la Russia ha già perso». In ogni caso a Mosca e a Kiev nessuno parla più di negoziare una tregua o di iniziare dei veri colloqui di pace. Dopo quanto affermato dai russi, che negli scorsi giorni avevano escluso questa possibilità, ieri ci ha pensato Mikhail Podolyak, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ad affermare al quotidiano americano The Hill che «i negoziati con la Federazione Russa sono una condanna a morte e Zelensky è nettamente contrario».
E che succede alla centrale nucleare di Zaporizhzhia? È stata scollegata dalla rete Ucraina oppure no? Dopo una serie di notizie contraddittorie (un classico di questo conflitto), l’operatore energetico statale ucraino Energoatom ieri ha comunicato: «La centrale è ora collegata alla rete e produce elettricità per il fabbisogno dell’Ucraina ed è stata collegata alla rete elettrica una delle unità di potenza della centrale nucleare più grande d’Europa che era stata scollegata ieri». Attenzione, perché si tratta solo di uno scampato pericolo, visto che la situazione nell’aerea è fragilissima, tanto che il direttore generale dell’Aiea, Rafael Grossi, ha dichiarato alla radio francese Rfi: «Dobbiamo rendere sicura la nostra rotta, dobbiamo farlo in coordinamento tra i due Paesi, il che non è facile date le circostanze. Dobbiamo anche contare sul sostegno delle Nazioni Unite e dei loro veicoli blindati che ci porteranno lì. Questa è la logistica, poi a livello tecnico bisogna definire chiaramente i parametri della missione e, possibilmente, stabilire una presenza continua dell’Agenzia in loco».
Ieri è tornato a parlare all’agenzia statale Belta il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, poche ore dopo aver fatto gli auguri per il giorno dell’indipedenza ucraina, ha dichiarato che sono stati ultimati i lavori di adeguamento (con la collaborazione della Russia) sui propri bombardieri in modo che possano trasportare bombe nucleari affinché possano reagire alle eventuali minacce dell’Occidente, per poi aggiungere: «I Paesi occidentali devono capire che nessun elicottero o aereo potrà salvarli se daranno vita a un’escalation».
A proposito di satrapi dell’area, ieri il presidente ceceno Ramzan Kadyrov e i comandanti della Guardia nazionale russa, Daniil Martynov e Huseyna Mezhidova, suoi stretti collaboratori, sono accusati di crimini di guerra. Lo ha reso noto in un messaggio su Telegram il Servizio di sicurezza ucraino secondo cui sono state raccolte prove indiscutibili di crimini di guerra commessi da Kadyrov e dai suoi due fedelissimi.
Infine una buona notizia: secondo il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres «dozzine di navi hanno attraccato e sono salpate dai porti ucraini, e sono state caricate finora con oltre 720.000 tonnellate di prodotti alimentari, come parte della Black Sea Grain Initiative. Una potente dimostrazione di ciò che si può ottenere, anche nei contesti più devastanti, quando mettiamo le persone al primo posto».
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