Autostrade, altro blitz dei pm: «Hanno falsificato i dati sui pericoli per cinque ponti»
Ansa
  • Secondo la Procura di Genova, la ditta incaricata di valutare l’idoneità delle strutture gestite dai Benetton avrebbe falsificato le relazioni, migliorandole. La pratica non si sarebbe interrotta neanche dopo il crollo del Polcevera: 10 indagati, anche di Aspi.
  • Potrebbero finire come il Morandi. Allarme rosso per altri cinque viadotti. L’inchiesta ministeriale rivela criticità: tre strutture in Liguria, una in Puglia e una in Abruzzo destano dubbi. In un caso è scattata la limitazione del traffico. Il ministro Toninelli chiede interventi urgenti, Autostrade si difende: «Nessun problema di sicurezza».

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C’è un nuovo importante fascicolo d’indagine collegato all’inchiesta sul crollo del ponte Morandi di Genova che ha causato la morte di 43 persone. La Procura del capoluogo ligure guidata da Francesco Cozzi ha iscritto sul registro degli indagati per falsità ideologica 10 persone (che si aggiungono ai 21 del procedimento principale), tutte sospettate di aver messo mano ad alcune relazioni tecniche considerate taroccate, relative ai controlli su almeno tre viadotti di Autostrade, due in Liguria (il Sei luci e il Pecetti) e uno in Puglia (il Paolillo). Al centro della nuova inchiesta l’attività della Spea engineering, una controllata del gruppo Atlantia collegata ad Autostrade per l’Italia. Incaricata di fare i controlli sulla rete, è sotto inchiesta a Genova proprio per il crollo del ponte Morandi.

L’ipotesi investigativa da cui partono le nuove indagini è che le relazioni siano state aggiustate anche dopo il crollo del viadotto genovese. A ottobre alcuni testimoni avevano denunciato questa presunta pratica illecita e gli investigatori del Primo gruppo della Guardia di finanza di Genova, guidati dal colonnello Ivan Bixio, avevano sequestrato i primi documenti. La settimana scorsa c’era stata la seconda visita e ieri le Fiamme gialle hanno effettuato nuove perquisizioni e sequestri su richiesta del pm Walter Cotugno nelle sedi di Autostrade e di Spea nel capoluogo ligure, a Milano, Bologna, Firenze e Bitritto (Bari) e negli uffici pugliesi dell’Utsa, l’Ufficio tecnico sicurezza autostradale del ministero delle Infrastrutture e trasporti. Presso la sede toscana della Spea a Campi Bisenzio si trovano i database della posta elettronica. Gli investigatori sono andati a caccia di «documentazione informatica afferente alle verifiche e ai calcoli relativi al Ponticello del Canale Paolillo», una delle relazioni più sospette. Per la gestione del piccolo ponte (solo 12 metri) sulla cosiddetta autostrada «Due Mari», quella che collega Napoli a Canosa, è stato indagato l’ex direttore di Autostrade del tronco di Bari (attualmente a Pescara), il geometra Gianni Marrone, che proprio due settimane fa è stato condannato, insieme con altri imputati, a 5 anni e mezzo di reclusione in primo grado per la morte dei 40 turisti precipitati con il pullman dal viadotto Acqualonga sempre sulla A16 Napoli-Canosa. Per il Paolillo è indagato anche F. D’A., un funzionario di Autostrade trasferito da Bari a Pescara. La procura ha ordinato anche di sequestrare la posta elettronica di G. D. M., altro dipendente della Spea pugliese.

Uno dei personaggi chiave dell’inchiesta è Maurizio Ceneri, ingegnere e coordinatore dei tecnici della Spea con ufficio a Bologna sul cui tavolo passa la maggior parte delle relazioni sullo stato dei viadotti. È considerato il professionista di collegamento fra i vertici di Autostrade e la Spea. Gli inquirenti lo avevano già ascoltato a ottobre dopo che alcuni tecnici avevano raccontato che i report «talvolta erano stati cambiati dopo le riunioni con il supervisore Maurizio Ceneri, mentre in altri casi era stato Ceneri stesso a modificarli senza consultarsi con gli altri». Nella lista degli indagati sono finiti pure due tecnici che operano a Bologna insieme con Ceneri, il geologo F. L. e A. C.. Come detto, a ottobre, è partito il nuovo filone e gli uomini delle Fiamme gialle si sono recati presso la sede di Autostrade e Spea per iniziare gli approfondimenti sul ponte Pecetti di Genova.

Alla luce delle nuove acquisizioni documentali e delle dichiarazioni rese da testimoni e indagati nel filone sul crollo del ponte Morandi, la Procura ha allertato il ministero su cinque ponti che presentavano criticità e per consigliare l’avvio di accertamenti. Ma mentre il governo passava al setaccio le strutture, gli investigatori si sono concentrati sulle presunte carte false relative a tre dei cinque viadotti.

La scorsa settimana e ieri sono state sequestrati i report che mancavano all’appello, comprese le bozze iniziali. Il sospetto è che siano state edulcorate anche relazioni successive alla tragedia del Morandi e per questo sono stati sequestrati pure i resoconti più recenti. Attraverso l’analisi informatica è stato possibile acquisire le prime versioni dei rapporti che poi sono state modificate più volte. Apparentemente una prassi normale se non fosse che qualche testimone ha messo a verbale che alcune evidenziazioni non erano state recepite nell’ultimo adattamento. In certi casi, secondo i testimoni, si sarebbe ecceduto nelle modifiche, migliorando il quadro della situazione. Un’ipotesi investigativa che sarebbe supportata da prove già acquisite. «Qualcosa di fondato c’è», ammettono in ambienti giudiziari. Dunque ci sarebbero state correzioni dolose anche dopo il crollo del Morandi. «Non vogliamo dire che sia stata messa a repentaglio la sicurezza dei viaggiatori, però, visto quanto era successo, forse conveniva essere ancora più prudenti», concludono fonti della Procura.

Tra gli indagati figurano altri dipendenti della Spea: Massimiliano Piero Giacobbi (sotto inchiesta pure per il crollo del Morandi), responsabile dell’ufficio progettazione per esercizio, Marco Vezil, responsabile genovese delle verifiche tecniche di transitabilità dei trasporti eccezionali, Lucio Ferretti Torricelli, responsabile del Dipartimento di ingegneria strutturale, e il progettista A. I.. È stato iscritto sul registro degli indagati anche A. S., titolare di una società di progettazione di ponti di Terni e consulente della Spea. Pure la ditta umbra avrebbe sfornato calcoli e valutazioni addomesticati.


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