- Per la Cassazione lo Stato deve riavere il presunto malloppo sottratto da Umberto Bossi e Francesco Belsito. Il tesoriere Giulio Centemero: «Non abbiamo conti nascosti, il nostro bilancio è trasparente».
- Il Pd carica: «Dove trovate i soldi?». Matteo Orfini prova a dividere il governo: «Una volta Luigi Di Maio gridava in piazza “onestà”». La replica ironica del leader leghista: «Vogliono prendersi quello che non c’è».
- Ma era già pronta l’exit strategy: un partito nuovo nel nome di Matteo. Mesi fa è stato registrato il marchio di un contenitore originale per «Salvini premier».
- Per Gian Marco Centinaio un segretario rosso e a rischio di conflitto d’interessi. Al Turismo circola voce della nomina per Luigi Fiorentino, già incaricato da Gianni Letta e Paolo Gentiloni.
Lo speciale contiene quattro articoli
Sequestrare tutti i conti della Lega fino a raggiungere la cifra di 49 milioni di euro. Sono da poco passate le cinque del pomeriggio quando le agenzie iniziano a riportare le motivazioni della Corte di Cassazione che ha accolto il ricorso della procura di Genova contro il Carroccio. La storia è nota. E prosegue da più di un anno. Da quando il fondatore Umberto Bossi e il tesoriere Francesco Belsito sono stati condannati per truffa ai danni dello Stato.
Da allora è in corso un braccio di ferro tra la procura genovese e il tribunale, con i primi che chiedono il sequestro di tutti i rimborsi elettorali degli ultimi dieci anni e i secondi che hanno accettato il ricorso degli avvocati della Lega sul fatto che possa essere fermata solo la cifra presente al momento dell’esecuzione della condanna, ovvero meno di due milioni di euro. Ognuno presenta ricorsi e controricorsi.
Ieri è stata la volta della Cassazione, con un provvedimento che in Lega non hanno ancora visto. Ora toccherà al tribunale del riesame ratificare il provvedimento, poi i leghisti potrebbero di nuovo fare ricorso. Insomma l’idea che la Guardia di Finanza possa già da oggi bloccare un partito che è da un mese al governo non è realizzabile.
In ogni caso i conti della Lega sono da settimane al centro del dibattito politico, sia perché finiti al centro dell’inchiesta della procura di Roma su Luca Parnasi, il costruttore che ha finanziato l’Associazione Più Voci , sia perché tirati in ballo per uno spostamento di 3 miloni di euro dal Lussemburgo alla Sparkasse di Bolzano. «È bene chiarire fin da subito: i 49 milioni di euro altro non sono che il contributo elettorale che la Lega, come altri partiti politici che ne hanno percepiti in maniera di gran lunga superiore nel medesimo periodo, hanno ricevuto in base alla legge sul finanziamento ai partiti» dice a La Verità il tesoriere Giulio Centemero.
«La Lega non ha sottratto nulla illecitamente. Tutte le somme ricevute sono state utilizzate per le finalità e gli scopi del partito (spese elettorali, dipendenti, campagne referendarie). Basti pensare che solo per il personale la Lega, negli anni successivi al 2010 e sino al 2016, ha destinato ben 24 milioni dei 48 ricevuti e altri 20 milioni sono stati utilizzati per i costi connessi alle varie tornate elettorali nel medesimo periodo. Proprio per questo non capisco davvero come si possa pensare che i soldi siano stati nascosti. Il bilancio del partito è pubblico ed è visibile sul sito della Lega Nord, tutti possono vedere i nostri conti». Anzi, per Centemero «le entrate sono tracciate al centesimo così come le spese che il partito sostiene. Nulla può sfuggire. Senza voler entrare in eccessivi tecnicismi però va detto che i conti della Lega sono sottoposti a diversi livelli di controllo e di certificazione. Dalla società di revisione esterna sino all’organo presso il Parlamento che controlla al centesimo persino gli scontrini. Sostenere che in questo contesto vi siano dei soldi nascosti da qualche parte in giro per il mondo significa ignorare profondamente la realtà che ho cercato di descrivervi o volerla tacere deliberatamente». Eppure si continua a parlare di società in Lussemburgo e di strani movimenti di denaro. «Le società in Lussemburgo nulla hanno a che fare con la Lega» risponde il deputato leghista. «Si è scavato nella mia vita e in quella dei professionisti che hanno incarichi per la Lega nella ricerca di buchi neri. Non hanno trovato nulla e allora hanno costruito dei teoremi sul niente. La Lega non ha nessun interesse nelle società richiamate né, tantomeno, ha rapporti con le fiduciarie del Lussemburgo. Si tratta di vere e proprie fake news. L’esempio lampante si è avuto con la vicenda di Sparkasse. La Lega non ha più rapporti con l’istituto di Bolzano addirittura dal 2014. Eppure, si è sostenuto che delle somme rientrate dal Lussemburgo a marzo del 2018 fossero riferibili alla Lega. Non si capisce come si possa anche solo ipotizzare che siano rientrate delle somme su di un istituto nel quale la Lega non ha da anni neppure un conto corrente».
E l’associazione Più Voci e Parnasi? «Sì, Parnasi ha contribuito all’associazione. Me lo hanno presentato nel 2015, aveva un’amicizia con Giancarlo Giorgetti. Tutto qui. Spero possa dimostrare la correttezza del suo operato. Voler far passare l’associazione come la “cassaforte” della Lega, per far credere che parte dei soldi del partito siano nell’associazione, è falso e ridicolo. Più voci negli anni ha raccolto contributi per circa 300.000 euro e non ha mai usufruito di somme provenienti dalla Lega: Parnasi non ha mai finanziato la Lega».
Alessandro Da Rold
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