La vittoria risicata in Sardegna, malgrado gli eccitati proclami, non apre la strada al centrosinistra in vista delle prossime elezioni regionali. Più che di rinascita del campo largo, sembra di assistere a un campo di battaglia giallorosso. Una Via crucis di candidati, sui quali cadono i veti di dem e M5s, pronti a flagellare i nomi non graditi. Il terreno di scontro più acceso è la Basilicata, dove rimane categorico il no di Giuseppe Conte ad Angelo Chiorazzo, fondatore della cooperativa Auxilium e sostenuto dal Pd per le regionali del 21 e 22 aprile.
«Io ritengo che Chiorazzo sia il candidato più forte di tutti. Mi auguro che si superino le resistenze e le incomprensioni. Mi sembrano più pregiudizi che giudizi», dichiarava ieri il suo grande sponsor, il potentino Roberto Speranza. L’ex ministro della Salute aveva convinto il segretario del Pd, Elly Schlein, che il re delle Coop bianche avrebbe avuto l’appoggio dei 5 stelle, invece alla base grillina Chiorazzo risulta indigesto e Conte ha deciso per il veto.
«Non consentiremo mai, come M5s, una contaminazione fra politica e affari», ha dichiarato l’ex premier alla striscia serale 5 minuti su Rai 1, condotta da Bruno Vespa. «Per noi sono cose separate. Se, a destra, a sinistra, ti metti a fare affari e pensi che la politica sia uno strumento per seguire interessi di partito personali, con noi non ti puoi alleare», ha scandito. Il no all’imprenditore sarebbe il rifiuto di un possibile conflitto di interessi al vertice della Regione Basilicata.
«ll Pd e altri hanno apprezzato questa candidatura e hanno deciso di sostenerla. Altri partiti dell’area sono titubanti o contrari. Se si vuole conseguire l’obiettivo generale e prioritario di vincere le elezioni e amministrare la Regione, occorre buonsenso e realismo, definendo al più presto un disegno comune e stringendo un patto serio e lungimirante», ha scritto in una lettera aperta l’ex presidente della Regione Basilicata, Tonio Boccia.
Speranza poteva essere l’altro nome spendibile, gradito al leader pentastellato con il quale era stato al governo, però avrebbe garantito il successo al centrodestra considerata la scarsa credibilità del personaggio. Sicuramente l’ex ministro, che ha gestito nel peggiore dei modi l’emergenza sanitaria, avrà capito che la sfida era troppo rischiosa e che a metterci la faccia da candidato governatore sarebbe stato un autogol.
Peggiore del suo libro Perché guariremo, mandato in libreria in pieno Covid e subito ritirato. Adesso l’ha rispolverato, va in giro a promuoverlo e nel frattempo sostiene Chiorazzo sapendo di non poter correre in prima persona per le Regionali. «Se fosse stato per i voti della Basilicata, non avrebbe mai fatto il deputato. Chi lo conosce lo evita o, quanto meno, non lo vota», scriveva a dicembre il giornale digitale Le Cronache Lucane.
Michele Finizio, cofondatore del quotidiano online Basilicata24, ieri osservava: «Mancano 20 giorni alla presentazione delle liste e gli esponenti di partito continuano a disseminare, nel cosiddetto campo largo o giusto, mine anti avversario in un territorio di “amici e parenti serpenti”. Ora, questo spettacolo, all’apparenza innocuo, ha già in gran parte determinato la sconfitta di qualunque coalizione si proponga di battere Vito Bardi che, in verità, non sembra essere il vero obiettivo», insinuando il dubbio che «in gioco ci siano solo interessi di confraternite e non gli interessi dei lucani».
Mentre il centrodestra ha confermato la candidatura del presidente uscente Vito Bardi, grillini e dem sono dunque ancora in alto mare nel trovare un accordo per la Lucania. Conte, irremovibile su Chiorazzo (che non ha alcuna intenzione di ritirarsi), sarebbe favorevole a mandare in Regione il magistrato Alberto Iannuzzi, prossimo alla pensione, o il presidente dell’Ordine dei medici di Potenza, Rocco Paternò, e la lista potrebbe allargarsi, ma il Pd non rinuncia a esprimere un candidato.
Domani a Potenza arriveranno il responsabile Enti locali della segreteria Pd, Davide Baruffi, e Igor Taruffi, incaricato da Schlein di seguire le trattative, per una riunione della segreteria regionale dem. Di fatto, l’alleanza giallorossa fatica assai a decollare. Lo si vede in Basilicata e lo si è visto a Strasburgo, dove sulla risoluzione approvata ieri a larghissima maggioranza, per lo più concentrata sulla risposta bellica che impegna l’Europa a fornire armi a Kiev, i 5 stelle hanno votato contro, i dem a favore. Altro che visioni e programmi comuni.
Anche per le Regionali del 9 giugno in Piemonte, dove il presidente uscente Alberto Cirio è già in campagna elettorale come candidato del centrodestra, sul fronte opposto non c’è convergenza. «Stiamo incontrando alcune difficoltà a condividere i medesimi obiettivi con altre forze, in particolare con il Pd», ha ammesso Conte. Il segretario dem piemontese, Domenico Rossi, ha rinnovato l’invito al campo largo, ma il tempo si sta riducendo e il termine fissato per la presentazione della coalizione e del candidato è per il 20 marzo.
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