Bonifazi verso il processo per finanziamento illecito al Pd targato Rottamatore
  • Chiusa l’indagine sullo stadio della Roma e sulle donazioni di Parnasi. Coinvolto anche il leghista Giulio Centemero. Il fedelissimo del Bullo è accusato pure di false fatture.
  • In Calabria agguato di Mario Oliverio a Nicola Zingaretti. Elezioni il 26 gennaio. I dem hanno scaricato il presidente uscente, che pensa a un accordo con Italia viva.

Lo speciale comprende due articoli.

Qualcuno l’aveva annunciato per maggio, poi le turbolenze giudiziarie (caso Csm) e politiche (caduta del governo gialloblù) devono aver rallentato l’invio dell’avviso di chiusura delle indagini all’ex tesoriere del Partito democratico, il senatore di Italia viva Francesco Bonifazi, e a quello della Lega Giulio Centemero. Quell’atto, propedeutico alla richiesta di rinvio a giudizio, è stato trasmesso lo scorso 31 ottobre e reso pubblico ieri.

Bonifazi è accusato di finanziamento illecito ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, Centemero solo del primo reato. A foraggiare entrambi i partiti (e anche altri) sarebbe stato il costruttore romano Luca Parnasi (pure lui indagato), secondo l’acusa alla disperata ricerca di sponde politiche per portare a casa il progetto del nuovo stadio della Roma.

L’avviso di chiusura delle indagini, firmato dai pm Luigia Spinelli e Barbara Zuin, è arrivato alla fine di una lunga gestazione che, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Paolo Ielo, doveva dirimere una questione molto tecnica e assai dibattuta a livello giurisprudenziale: se fondazioni e associazioni partitiche siano soggetti a cui sia possibile contestare l’illecito finanziamento dei partiti.

La risposta al travagliato quesito deve essere stata evidentemente positiva. Risultato: la nuova formazione Italia viva si trova con l’ennesimo grattacapo da affrontare, dopo la questione dell’assistente parlamentare arrestato per mafia e l’indagine sui finanziamenti dei Toto, famiglia di imprenditori abruzzesi, a petali del Giglio magico (al centro dell’inchiesta fiorentina una parcella da 2 milioni all’avvocato Alberto Bianchi, ex presidente della fondazione Open, la cassaforte del renzismo, e i pagamenti a Patrizio Donnini, uno dei primi animatori della Leopolda e stretto collaboratore della famiglia di Rignano sull’Arno, tanto da essere inserito nello staff del ministro della Difesa Roberta Pinotti).

Senza contare la condanna, sempre per due fatture false subita il 7 ottobre da Tiziano Renzi e dalla moglie Laura Bovoli, indagati anche per diverse decine di altre fatture (valore circa 400.000 euro esclusa l’Iva) emesse e ricevute, secondo l’accusa, dalla cooperativa Marmodiv per operazioni inesistenti.

Un capo d’imputazione per fatture per operazioni inesistenti se lo è beccato anche Bonifazi. Insieme a Domenico Petrolo, componente del dipartimento di cultura e formazione del Partito democratico, nonché responsabile relazioni esterne e della raccolta fondi della fondazione Eyu, è infatti accusato, si legge nell’avviso di conclusione delle indagini che ieri la Procura ha fatto recapitare ai sette indagati, «anche al fine di consentire alla società immobiliare Pentapigna srl l’evasione delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto», di aver emesso «a favore di detta società la fattura numero 11/2018 del 22 febbraio 2018 dell’importo di euro 150.000 (imponibile euro 122.950,82, Iva al 22% pari a euro 27.049,18) relativa a operazione inesistente».

Ma è solo uno dei tre capi d’accusa. Le toghe di Piazzale Clodio, infatti, contestano a Parnasi, amministratore della Pentapigna, e al suo commercialista Gianluca Talone (che avrebbe avuto il compito di curare la conclusione del fittizio contratto di consulenza tra la citata società e la fondazione Eyu), di aver erogato 150.000 euro attraverso due bonifici bancari, rispettivamente di euro 100.000, in data 1° marzo 2018, ed euro 50.000, in data 5 marzo 2018, sul conto corrente numero 07805, intestato alla fondazione Eyu.

Il pagamento sarebbe stato «camuffato», scrive la Procura, «attraverso il pagamento da parte della immobiliare Pentapigna di uno studio commissionato alla fondazione Eyu avente a oggetto Casa: il rapporto degli italiani con il concetto di proprietà». Contributo che sarebbe stato erogato «in assenza della prescritta delibera da parte dell’organo sociale competente». E così, insieme a Bonifazi, è finito nei guai per questo capo d’imputazione anche Petrolo.

A confermare la falsificazione ci sarebbe la conversazione del 27 febbraio 2018, nella quale, si legge in un’informativa dei carabinieri allegata agli atti dell’inchiesta chiusa ieri, «Petrolo sollecita il pagamento, affermando che ciò li aiuterebbe molto, trattandosi degli ultimi giorni». E quelli erano proprio gli ultimi giorni della campagna elettorale del 2018. L’ipotesi è dunque che i 150.000 euro elargiti dal costruttore alla fondazione Eyu per uno studio immobiliare fossero in realtà destinati al partito, ma non iscritti correttamente nei bilanci. Perché si concretizzi il reato di false fatturazioni occorre che ci sia la finalità dell’abbattimento del reddito a fini fiscali. E i magistrati ritengono di averla trovata.

L’indagine era partita dopo l’arresto del costruttore romano. Analizzando i bilanci della sua azienda, gli investigatori avevano scoperto movimenti sospetti e avevano chiesto delucidazioni al responsabile amministrativo delle aziende. Quest’ultimo, però, non era riuscito a fornire alcuna spiegazione logica per quei movimenti finanziari.

Una delle accuse tocca anche Anna Buccellato, funzionario della soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma, perché, sostengono i magistrati, avrebbe cercato di imporre a Parnasi un architetto per le verifiche di interesse archeologico sull’area di Tor di Valle, luogo in cui doveva sorgere il nuovo stadio della Roma.

L’ultimo capo d’imputazione riguarda Parnasi, Centemero, tesoriere de Carroccio, e Andrea Manzoni, revisore legale del gruppo Lega-Salvini al Senato. Secondo i pm, il costruttore romano avrebbe erogato un contributo economico da 125.000 euro il 1° dicembre 2015, nonché un contributo da 125.000 euro il 12 febbraio 2016, attraverso bonifici bancari a favore dell’associazione Più voci, rappresentata da Centemero. E anche per i leghisti mancherebbe la delibera da parte dell’organo sociale competente e non ci sarebbe «l’annotazione dell’erogazione nel bilancio di esercizio». Centemero ha sempre definito la transazione perfettamente regolare.


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