Legge pro trans, anglicani in allerta: si rischia la galera per una preghiera
Jaynne Ozanne, fondatrice della «Ban conversion practices coalition».

Finire sotto indagine per aver pregato. O per aver cercato di convincere un figlio a non cambiare sesso. È il rischio che si profila non in Corea del Nord o in qualche califfato mediorientale, bensì in Inghilterra e Galles, dove una proposta di legge del governo laburista contro le cosiddette «pratiche di conversione» minaccia di trascinare persino le preghiere in tribunale.

Con pene che, per i comportamenti considerati abusivi, possono arrivare fino a cinque anni di carcere. La prospettiva è talmente inquietante che a lanciare l’allarme sono adesso anche le Chiese cristiane.

A rivelarlo è stato il Telegraph. Gli anglicani hanno avvertito che la nuova normativa non deve «criminalizzare involontariamente» le preghiere e l’assistenza spirituale offerte ai fedeli. «La preghiera e l’assistenza pastorale», ha spiegato un portavoce, «non dovrebbero mai essere coercitive».

Eppure, ha precisato, «un divieto delle terapie di conversione deve lasciare spazio alla discussione e al dissenso». E dire che, fino a poche ore prima, il governo di Andy Burnham rivendicava proprio l’appoggio della Chiesa anglicana.

Il Conversion practices bill al centro della polemica

Il problema nasce dal Conversion practices bill, il progetto di legge pubblicato a giugno per vietare le pratiche volte a modificare l’orientamento sessuale o l’identità di genere. Il governo assicura di voler colpire soltanto gli abusi.

Ciò nonostante, secondo i critici, la formulazione rischia di coinvolgere anche padri e madri che si oppongono alla transizione dei figli, nonché psicoterapeuti e religiosi che esprimono convinzioni più «tradizionali». La legge non è ancora in vigore, ma già solleva un interrogativo: chi stabilirà quando una conversazione familiare o una preghiera diventeranno un illecito?

Se gli anglicani chiedono garanzie, la Chiesa cattolica invoca più esplicitamente il ritiro della proposta. L’arcivescovo di Liverpool, John Sherrington, ha ricordato che violenze, minacce e coercizioni sono già perseguibili sulla base delle norme esistenti.

Il nuovo testo, ha denunciato, rischia invece di creare «incertezza sulla legittimità dell’assistenza pastorale della Chiesa, sulla vita familiare e sulla legalità di conversazioni aperte» in numerosi contesti.

A suo giudizio, anche genitori che esprimono «opinioni informate» e fanno «affermazioni in buona fede» potrebbero essere esposti ad azioni legali. «Le persone di fede devono rimanere libere di esprimere le proprie convinzioni attraverso la parola e la preghiera», ha insistito, invitando i politici ad «abbandonare questo disegno di legge».

Le raggelanti parole dell’evangelica Jayen Ozanne

A rendere la vicenda ancora più raggelante sono le parole pronunciate lunedì davanti a una commissione parlamentare da Jayne Ozanne, cristiana evangelica, lesbica e fondatrice della Ban conversion practices coalition.

Interrogata sull’opportunità di criminalizzare anche le preghiere volte a cambiare l’orientamento sessuale o l’identità di genere, comprese quelle recitate in famiglia, l’attivista ha risposto con un paragone sbalorditivo: «Dobbiamo essere chiari su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Rubare è rubare. Che si rubi una caramella o un’automobile, sempre di furto si tratta».

Dopo questa perla, Ozanne ha spiegato di essere rimasta traumatizzata da persone che pregavano affinché diventasse eterosessuale. Un trauma, a quanto pare, da risarcire facendo tintinnare le manette.

I paradossi della proposta di legge e l’opinione dei britannici

Le rassicurazioni del governo, in ogni caso, non convincono tutti. Secondo un sondaggio realizzato a luglio da Whitestone Insight per il Christian Institute, il 51% degli adulti britannici sosteneva inizialmente il varo della legge. Tra questi, però, il consenso scendeva al 42% di fronte alla possibilità che un genitore fosse indagato per essersi rifiutato di usare, riferendosi al figlio, i pronomi che più gli aggradano.

L’esecutivo ribadisce che la libertà di espressione e quella religiosa saranno tutelate, mentre le pratiche coercitive non dovranno trovare scappatoie. Ma il paradosso resta: per scongiurare gli abusi, il governo rischia di consegnare alla polizia il compito di giudicare persino le preghiere pronunciate tra le mura di casa.

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