Com’era prevedibile e com’era stato in effetti previsto – da Antonello Piroso, su queste stesse pagine – la reprimenda di Francesco De Gregori ai cantanti engagé ha mandato in ebollizione il circolino degli artisti. Il cantautore romano commentava le campagne anti Trump di Bruce Springsteen; più modestamente gli hanno risposto i colleghi italiani, Tiziano Ferro ed Elisa Toffoli.
Entrambi impugnando la palma del martirio: l’uno in quanto esule, presumibilmente della maternità surrogata; l’altra in quanto perseguitata a causa delle sue idee su Gaza. Gli oppressi per la giustizia.
Se «quel che è fatto è fatto», Ferro però dovrebbe chiedere «Xdono» per essersi paragonato a chi scappa davvero da guerre, fame e abusi. In un incontro con la stampa a Lignano, da dove ieri è partito il suo nuovo tour, il cantante ci ha tenuto a ricordare che il personale è politico: «Il mio Paese mi manca», ha raccontato, «vivo in America da rifugiato e se potessi non vivrei lì». Cos’è, allora, che lo trattiene in quel postaccio chiamato California, pieno di sole, spiaggioni e ville di lusso, nonostante la paura, confessata già qualche mese fa, di «finire coinvolto» nei rastrellamenti dell’Ice? «Mi ci ha portato un progetto che non ha funzionato», ha detto, alludendo alla relazione con l’ex marito «narcisista» e all’adozione di due bimbi, «che mi ha incastrato lì». La coppia non ha mai svelato come siano nati, ma non ha mai nemmeno smentito l’ipotesi più accreditata: che abbia fatto ricorso all’utero in affitto. «Quando penso che in Italia i miei figli hanno meno diritti degli altri», ha tuonato Ferro, «mi incazzo e dico la mia». La «sua» sarebbe la rielaborazione del testo di una hit del 2003, Perverso, che nella versione rimaneggiata interpreta con Ditonellapiaga e che contiene un coraggiosissimo verso da rosso relativo: «Vaffanculo ai fasci». Che anticonformista…
Tre anni fa, quando il centrodestra lanciò l’idea di qualificare la barbara pratica della surrogacy come reato universale, lui denunciò «l’ennesimo decreto contro gli omosessuali». Adesso deplora un tentativo di «punire i gay», prendendosela con «bambini innocenti». Nessuno gli ha saputo spiegare che, in una nazione in cui i tribunali ormai sono arrivati a ordinare persino la registrazione di tre genitori diversi, il problema del bimbo che non può essere portato in ospedale dal padre putativo non esiste. Primo, perché un medico non si rifiuta di curare un paziente, chiunque glielo abbia affidato. Secondo, perché, nella peggiore delle ipotesi, esiste l’istituto dell’adozione in casi particolari.
Ma se Ferro si considera alla stregua di un fuggiasco subsahariano, Elisa è in prima linea nell’intifada. Il regime neofascista l’ha puntata, manco fosse la figlia di una coppia gay. «Forse è solo un caso», dichiarava l’altro giorno sul Corriere, «ma la Regione Friuli ha tolto i contributi al festival fluttuante che avevo organizzato l’anno scorso dopo che ho partecipato» alle manifestazioni pro Pal. La Flotilla dirotti gli aiuti su di lei: le mancano 1 milione e 200.000 euro, che nel 2025 aveva incassato per la rassegna musicale «Luce – Tramonti a Nord Est». Fondi negati proprio a una col nonno partigiano a Ronchi dei Legionari, deportato a Buchenwald. De Gregori impari: «C’è stata gente che ha combattuto duramente per farci ottenere i diritti di cui godiamo oggi». Ma che a Tiziano Ferro vengono ancora negati.
Certo, il Friuli-Venezia Giulia – ha scritto il Gazzettino – dà una lettura un po’ diversa dei fatti: «Non risulta che la cantautrice monfalconese abbia partecipato a uno dei bandi disponibili per accedere ai contributi». La nipote di un partigiano doveva presentare domanda? L’esclusione, dicono dalla Regione, deriverebbe da «interlocuzioni informali». In parole povere – molto povere – le avrebbero fatto capire che 1,2 milioni di euro sono un’esagerazione: «Negli anni, anche cartelloni piuttosto blasonati – tra gli altri quelli del Mittelfest a Cividale – sono stati supportati con finanziamenti più contenuti». L’unica censura, al momento, pare quella riservata dal prefetto di Reggio Emilia a Kanye West, il rapper accusato di antisemitismo, al quale è stato interdetto Campovolo.
Subìto il niet, la Toffoli sarà scoppiata in lacrime? Lo aveva già fatto, a beneficio di social network, quando Israele aveva fermato i flotilleros, lo scorso ottobre. I suoi video-appelli a Giorgia Meloni, ha ricordato ora, le erano costati una «gloriosissima shitstorm» sul Web. Almeno, a differenza del «rifugiato» in California, Elisa non ha avuto la faccia tosta di paragonare gli insulti su Instagram all’internamento del nonno. Nel suo pezzo impegnato, Fomo 2, si è comunque tolta i sassolini dalla scarpa: «Piango davvero, dici che fingo». L’ugola di Monfalcone è in trincea contro i «poteri forti», contro «chi si trova ai vertici» e ci ha messo «sotto scacco a colpi di dopamina». Altro che Campovolo: la prossima data dovrebbe essere alla Festa dell’Unità. Con l’intramontabile Bella ciao. La scoperta di certe sconvolgenti verità politiche deve aver turbato l’equilibrio dei profeti del canto: lei e Ferro sono finiti in terapia. Ahinoi: nella lotta partigiana, si attraversano troppe sere nere.
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