- Il segretario Usa archivia l’approccio dello stesso farmaco (e dosi) per tutti: un cambio di paradigma che avrà conseguenze pure in Ue. Con Milei pensa a una Oms alternativa.
- Uno dei massimi epidemiologi mondiali John Ioannidis: «Dobbiamo offrire alle persone analisi migliori e più approfondite anche per far rientrare l’esitazione alle punture, causata dalle disposizioni irrazionali adottate durante il Covid. Manteniamo separate scienza e politica».
Lo speciale contiene due articoli.
Prima di essere eletti, Donald J. Trump e Robert F. Kennedy avevano promesso di «rendere l’America di nuovo sana». Ma la rivoluzione che hanno avviato, espugnando le casematte del potere scientifico attraverso la sostituzione della classe dirigente che le ha occupate per trent’anni, non avrà conseguenze soltanto negli Stati Uniti. Gli Usa sono leader a livello mondiale nella ricerca scientifica, in gran parte grazie agli ingenti investimenti che superano di gran lunga quelli degli altri Paesi (soltanto il Nih, ex feudo di Francis Collins ed Anthony Fauci, distribuisce ogni anno oltre 45 miliardi di dollari in sovvenzioni e sub-grants), all’eccellenza delle istituzioni di ricerca (basti pensare ad Harvard, Stanford e al Mit) e alla presenza di molti hub farmaceutici, con aziende leader come Eli Lilly, Johnson & Johnson, Merck, AbbVie, Pfizer e Amgen. La rivoluzione annunciata dal presidente Usa e dal suo ministro si concentra su una nuova filosofia di salute «paziente-centrica» che mette al centro l’individuo anziché il farmaco e che abbandona l’approccio «one fits to all», ossia la somministrazione dello stesso farmaco, nelle stesse dosi, per tutti; un criterio che ha conosciuto la sua espressione più nociva in pandemia, con la somministrazione di massa dello stesso «vaccino» a uomini e donne, sani e malati, dai 16 ai 100 anni.
Sarà un’opera titanica: a ogni decreto di Trump, a ogni comunicato di Kennedy, l’establishment trema. Non c’è giorno che il ministro non annunci cambiamenti e quello più importante riguarda le autorizzazioni alla commercializzazione dei farmaci che, ormai da troppi anni, gli enti regolatori concedono «in pilota automatico», ha osservato. Kennedy è partito dai vaccini e dall’arsenale a mRna, che in pandemia è diventato un asset, un’arma, uno strumento diplomatico. Arriveranno controlli più accurati, ha promesso, annunciando più studi controllati con placebo, che rappresentano il gold standard scientifico e costituiscono il metodo più affidabile per determinare la causalità degli eventi avversi. Si dava per scontato che gli studi già seguissero queste procedure e lo pensava anche la Cnn, che ha ingaggiato con Kennedy un’aspra discussione «debunkando», si fa per dire, le sue affermazioni. Kennedy ha replicato accusando la Cnn di essersi trasformata in una «spudorata propagandista di Big Pharma». «Oggi», ha spiegato, «un bambino americano può ricevere tra 69 e 92 vaccini di routine dal concepimento fino ai 18 anni, molti di più degli 11 consigliati nel 1986. La commissione vaccini dei Cdc ha raccomandato ognuna di queste dosi aggiuntive senza richiedere studi clinici controllati con placebo». Una «ostinata riluttanza» e «malvagia condotta» che ha spinto Kennedy a licenziare in tronco i 17 membri della commissione, suscitando reazioni isteriche: la pretesa dell’establishment è che i vaccini debbano continuare ad essere esentati dai test di controllo per poter rimanere commercialmente vitali, con l’obiettivo sfacciatamente dichiarato di tutelare l’industria farmaceutica. La popolazione? Mangino brioches.
Nella nuova commissione ci sarà anche Robert Malone, l’inventore dei vaccini a mRna, oggi molto critico nei confronti dei «suoi» prodotti e dei danni che provocano al sistema immunitario, soprattutto ai bambini. È per questo motivo che i Cdc hanno adottato un’altra decisione storica revocando la raccomandazione di vaccinazione Covid per le donne in gravidanza sane e rimuovendola anche dal calendario vaccinale pediatrico Usa. Brusca frenata anche per le terapie geniche: «Sono promettenti ed è importante investire in cure all’avanguardia, ma urge cautela, trasparenza e un rigoroso controllo».
Le riforme di Kennedy non si sono limitate ai vaccini: il segretario alla salute Usa ha incontrato il presidente argentino Javier Milei in merito al ritiro reciproco dei due Stati dall’Oms e ha proposto l’istituzione di un «sistema sanitario internazionale alternativo, basato su standard scientifici di eccellenza e libero da impulsi totalitari, corruzione e controllo politico»: ogni riferimento al secondo finanziatore dopo gli Stati Uniti, il privato Bill Gates, non è stato casuale.
La rivoluzione di Kennedy ha toccato anche le linee guida dei trattamenti per la disforia di genere, solido terreno su cui ha proliferato il business delle cliniche per la transizione, particolarmente florido negli Usa: «Gli operatori non dovranno più fare affidamento su linee guida screditate che promuovono interventi pericolosi per bambini e adolescenti basandosi sull’ideologia anziché su prove scientifiche concrete», ha rilevato il ministro. Giro di vite anche sui protocolli alimentari, che orientano le mense scolastiche Usa. Kennedy ha accusato l’amministrazione guidata dall’ex presidente Joe Biden di aver fornito linee guida ispirate dall’industria, che hanno posto i cereali e lo zucchero al vertice della piramide alimentare.
Alla base della rivoluzione sanitaria americana c’è la «crisi esistenziale di salute pubblica» in cui versano gli Stati Uniti: «Gli Usa spendono più soldi pro capite per l’assistenza sanitaria di qualsiasi altra nazione al mondo, eppure siamo i più malati. Le malattie croniche stanno aumentando vertiginosamente, non perché manchino i fondi ma perché le agenzie federali sono state catturate dalle industrie che dovrebbero regolamentare. È ora di porre fine alla corruzione e di far tornare l’America in salute», ha promesso Kennedy.
Non è detto che ci riesca ma il terremoto che sta scatenando sul sistema, destabilizzandolo, avrà effetti importanti anche sulla salute pubblica degli europei e sui sistemi occidentali che, da decenni, si ispirano a quelli americani. Ad maiora.
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