Utilizza i termini «uomini» e «donne». Prof licenziata dopo le proteste Lgbt
  • A Science Po Parigi, una delle fucine delle élite francesi dove insegnava Enrico Letta, una docente di danza è stata cacciata perché contro le nuove categorie «leader» e «follower». In ateneo pure il darwinismo è tabù.
  • L’auto bruciata a Susanna Schlein, sorella della candidata alla segreteria Pd, rivendicata dal gruppo greco intitolato a Carlo Giuliani. Legato a quello italiano di Alfredo Cospito.

Lo speciale contiene due articoli.

Science Po Parigi sembra essere sempre più soggiogata dall’ideologia woke-Lgbt. La prestigiosa università francese ha recentemente espulso una professoressa che ha «osato» chiamare gli uomini, uomini e le donne, donne. La genesi della vicenda che ha coinvolto Valérie, un’insegnante di danza di sala, risale al rientro dalla pausa estiva ma la stampa transalpina ne ha dato notizia solo ora. Come ha spiegato l’insegnante al sito Boulevard Voltaire, alla ripresa dei corsi aveva notato che le categorie «uomo» e «donna» erano state sostituite da «leader» e «follower».

La cosa avrebbe potuto far sorridere, anche perché in Francia si fa di tutto per evitare di usare termini anglofoni ma, evidentemente, di fronte alle pretese Lgbt si possono fare delle eccezioni. E pazienza se, sostituendo i termini uomo e donna con «leader» e «follower», siano state sottolineate ancora di più i ruoli di maschi e femmine. Forse i guerrieri Lgbt non si sono resi conto di aver ottenuto un risultato agli antipodi del loro credo.

Noncurante della scelta lessicale fatta da Science Po, Valérie ha continuato a definire i suoi allievi ballerini come uomini o donne. Ma alcuni studenti hanno storto il naso e hanno denunciato «delle affermazioni sessiste, degradanti, discriminatorie, razziste» venute dalla professoressa di danza. Secondo una testimone anonima – citata dal quotidiano Le Parisien – «alcuni studenti hanno denunciato il sessismo di Valérie, la considerano old school. Si sono sentiti a disagio». Non è chiaro da cosa nasca questo disagio, se da una reale offesa oppure da una percezione estremamente personale della realtà. In ogni caso a Science Po non sono andati per il sottile e, dopo averla invitata a cambiare atteggiamento, hanno licenziato l’insegnante di danza.

Non è la prima volta che Science Po, nota per essere una delle fucine delle élite francesi, si genuflette alle ideologie woke, lgbt o alla Cancel culture. Negli ultimi anni la stampa transalpina ha dato notizia di varie sbandate ideologiche dell’istituto parigino o di alcuni suoi studenti.

Ad esempio, lo scorso luglio, il ricercatore Leonardo Orlando ha denunciato di essere stato «censurato da Science Po». Questo perché avrebbe dovuto animare, insieme alla giornalista del settimanale Le Point, Peggy Sastre, un corso dal titolo «Biologia, evoluzione e genere» legato alla teoria dell’evoluzione di Charles Darwin. Secondo il ricercatore, questa teoria «è diventata un tabù». Tra i due turni delle ultime presidenziali francesi – svoltesi la scorsa primavera – il Consiglio di Science Po Parigi aveva lanciato un appello per «far battere» Marine Le Pen alle elezioni, vinte poi da Emmanuel Macron. Nel giugno dello scorso anno, in un seminario coorganizzato da Science Po e dall’Università di Nanterre, una ricercatrice aveva affermato che «le abitudini alimentari sono modellate dalle norme delle classi medie superiori bianche». Inoltre aveva aggiunto che la «bianchezza alimentare» contribuirebbe a «rafforzare la bianchezza come idea razziale dominante». Sempre nel 2021, a febbraio, Le Figaro Étudiant forniva la prova del fatto che alcuni studenti di Science Po fossero incitati – con la promessa di voti più alti – a utilizzare la scrittura inclusiva in un esame. Nell’agosto del 2020, sugli account social di Science Po era stata pubblicata una lista, molto orientata, di libri dedicati a temi quali il «privilegio bianco». Un po’ più di un anno prima, nell’aprile del 2019, il collettivo studentesco Science Po en lutte (Science Po in lotta, ndr) aveva cercato di impedire al filosofo e scrittore Alain Finkielkraut di intervenire a un dibattito.

Ma nonostante tutti questi episodi di intolleranza verso tutto ciò che non piace alle minoranze woke e Lgbt, nell’immaginario collettivo di molte forze politiche europee di sinistra, Science Po Parigi rimane una sorta di Paradiso terrestre. La gauche italiana non fa eccezione. Tra l’altro alcuni esponenti della sinistra del Bel Paese hanno lavorato, o lavorano, per l’istituto parigino. Tra il 2015 e il 2021, l’ex premier e attuale segretario del Partito democratico Enrico Letta è stato decano della Scuola di Affari Internazionali (Psia) di Science Po Parigi. Dal 2017, anche l’ex deputata Pd Alessia Mosca lavora per la stessa università come professoressa aggiunta.

Ma i legami tra Science Po e l’Italia non si fermano qui. Lo scorso 23 novembre, l’ambasciata francese a Roma ha ospitato l’evento conclusivo della quinta edizione dei «Dialoghi italo-francesi per l’Europa», un iniziativa patrocinata anche dall’ambasciata italiana a Parigi. In un comunicato diffuso dalla nostra sede diplomatica in Francia si poteva leggere che «i Dialoghi sono un’iniziativa lanciata nel 2018 dalle Università Sciences Po di Parigi e Luiss Guido Carli di Roma, in collaborazione con The European House – Ambrosetti». Il titolo dell’iniziativa di novembre era: «Il Trattato del Quirinale e il suo impegno nei confronti delle giovani generazioni». In Italia, forse, non è ancora completamente chiaro se quel trattato sia utile o meno al nostro Paese. Invece, a giudicare dai toni del comunicato, pare che a Science Po abbiano le idee più chiare.

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