Giovani indottrinati a calpestare fede e patria
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Anziché istruire, oggi la scuola educa i ragazzi a globalismo e inclusione. Così, si perde il diritto di amare la propria terra, lingua e religione, che tutti possono oltraggiare in nome di pluralismo e diritti Lgbt. Un popolo che si adatta a ciò non è gentile: è idiota.

Educazione civica? «L’istruzione è un’arma, il cui effetto dipende da chi le tiene in mano e a chi deve essere rivolta» ha giustamente sottolineato il compagno Stalin.

I dittatori hanno un amore appassionato per l’indottrinamento: balilla, pionieri, gioventù hitleriana, bimbo palestinese con cintura di esplosivo (ci auguriamo falsa). Il concetto è stato largamente esplicitato da George Orwell nel suo secondo (in ordine di importanza) libro sulle dittature, che si intitola La fattoria degli animali; il primo si intitola 1984. Il filosofo Ellul ha dimostrato come la scuola sia un terrificante mezzo di indottrinamento e propaganda. Occorrerebbe un forte e onesto potere che verifichi la neutralità di libri e insegnanti.

La scuola deve istruire. Non deve permettersi di educare. Non è compito suo. Deve limitarsi a spiegare come si risolve un’equazione, che la Russia si trova a Est rispetto noi e che la Rivoluzione francese è scoppiata nel 1789. In questo momento c’è uno spaventoso indottrinamento dei giovani che devono essere educati al globalismo e all’inclusione, cioè a essere apolidi e privi dei diritti più elementari, incluso quello di avere una terra e di avere un’opinione. Vale la pena di andare a visitare il portale «Giovani 2030», promosso con i quattrini delle nostre tasse dal dipartimento per le Politiche giovanili e il servizio civile universale su direttive dell’Unione europea.

«Un progetto sfidante per il periodo 2022-2027 dedicato ai giovani, che diventano il centro dell’azione esterna per lo sviluppo sostenibile, l’uguaglianza e la pace. Si tratta di un piano politico che prevede una serie di partenariati e di iniziative che coinvolgeranno tutte le ragazze e i ragazzi d’Europa – anche nell’ambito dell’Anno europeo dei giovani – e che contribuiranno a rispettare impegni internazionali come l’agenda Onu 2030 e l’accordo di Parigi sul clima».

Che l’agenda Onu 2030 sia una bella cosa è dato per acquisito. L’agenda ha una serie di obiettivi, alcuni veramente molto carini, degni delle dichiarazioni di Miss Mondo, come abolire la povertà, proteggere la vita sott’acqua e quella sulla terra, e ovviamente la pace nel mondo (purché non sia l’Ucraina, dove il conflitto ha fatto un numero di morti superiore a tutti gli altri conflitti recenti e prodotta parecchia CO2). Mischiati in mezzo a questi scopi c’è la sostenibilità. In nome della sostenibilità, il controllo dello Stato sul cittadino è totale. Lo stato decide se il cittadino può avere un figlio, può mantenere suo figlio disabile, può avere un’auto, può mangiare vitello o scarafaggi. Altro scopo la parità di genere, il diritto di un bambino ad avere due padri e nascere con l’utero in affitto, il dovere di un’atleta di avere un maschio a guardarla negli spogliatoi e a vincere le medaglie col suo corpo di uomo, la galera per il professore che chiama un ragazzo come se fosse un ragazzo. L’agenda 2030 è il dogma.È buona per antonomasia.

Discorso analogo per il cambiamento climatico, che esista e sia dovuto all’uomo, teoria che molti (veri) scienziati ritengono una boiata, e che diventa la nuova emergenza permanente, emergenza alla quale tutti dobbiamo sacrificare tutto. Se il clima è così importante, perché non si blocca immediatamente la guerra in Ucraina, a qualsiasi costo, anche quello di ricordare il massacro di Odessa, ricordare gli accordi di Minsk e dare alle repubbliche del Donbass la stessa autodeterminazione che è stata riconosciuta al Kosovo?

Tutto questo costa valangate di quattrini: 40 milioni di euro sono stati stanziati per il progetto Youth and women in democracy initiative (Giovani e donne in democrazia; gli adulti maschi che si anneghino). Lo Youth empowerment fund (fondo per il potenziamento dei giovani) ha in dono 10 milioni di euro, mentre per l’Africa-Europe youth academy (Accademia Africa-Europa per i giovani) ce ne sono 50 milioni. Chiunque sostenga una visione diversa è automaticamente cattivo.

Noi riteniamo che il futuro invece deve essere costituito dal fatto che ogni popolo sia legato alla sua terra, che consumi principalmente i propri prodotti, così da essere il primo responsabile per un’agricoltura che non inquini né la terra né il corpo di coloro che mangiano i suoi prodotti, che si produca da solo i propri manufatti così da essere certo che non siano prodotti da operai a volte bambini sfruttati in maniera atroce e trattati come schiavi.

Noi riteniamo che il popolo debba essere unito da una storia e una lingua comune, e soprattutto dalla stessa fede. Ognuno di noi quindi si troverà contro armate di giovani attivisti foraggiate con denaro pubblico e appiattiti completamente su un pensiero talmente basso da essere considerato ormai un non pensiero. L’arma per attaccare i più giovani, per domarli, per trovarli, per ghermirli e nel buio incatenarli si chiama educazione civica. Ho fatto le elementari a Trieste, cominciate negli anni 50. Era una città magnifica, sul mare e nel vento. Aveva la più bassa criminalità di tutta l’Italia, il più alto tasso di libri, giornali e biglietti di teatro venduti pro capite. Era un gioiello. Adesso è una città molto problematica, degradata da un’inondazione di migrazione più o meno legale, e che la città non sarebbe in grado di assorbire nemmeno in cento anni. Sosteneva Goebbles che occorre ripetere molte volte la menzogna perché diventi verità, ma una volta diventata verità diventa inattaccabile. Che il multiculturalismo sia una bella cosa e che l’immigrazione clandestina sia una bella cosa, che un popolo debba tollerare che la sua terra sia invasa da persone che non condividono lo stesso suo patto sociale sono dogmi e sono il caposaldo 2030. Nella magnifica Trieste degli anni 50 l’educazione civica si faceva assiduamente. Ci hanno insegnato a non buttare le carte per terra, a non scrivere sui muri, a fermarsi ai semafori rossi. Una volta l’anno ci portavano in Comune e, dopo che il sindaco ci aveva ricevuto, ci mostravano le aule del municipio e ci spiegavo il concetto di democrazia. Educazione civica sono parole che nella nostra testa suonano benissimo, esattamente come suonano benissimo inclusione oppure resilienza oppure antirazzismo.

Sono parole buone che ogni giorno che passa nascondono concetti sempre più ignobili malvagi. È grazie a queste parole e all’agenda 2030 che sarà negato il diritto più elementare: quello di un popolo alla propria terra, una terra dove si parli la sua lingua e solo la sua, una terra dove la sua religione non possa essere oltraggiata, una terra dove si insegni ad amare i suoi antenati, dove ogni famiglia decide cosa mangiare e come e quanto scaldarsi. Ogni persona ha diritto di amare la storia del suo Paese, ha il diritto di esprimere le proprie opinioni, nessuno deve essere costretto a persone e idee decise da altri. L’inclusione contro la propria volontà si chiama stupro. Nel 2020 ci sono stati due disastri: la cosiddetta pandemia e l’introduzione della cosiddetta nuova educazione civica. Entrambi disastri sono globali. La pandemia, o meglio la sua narrazione, è stata globale, in alcune nazioni un po’ meglio (Svezia), in altre decisamente peggio (noi), ma comunque globale. La nuova educazione civica è globale, in alcune nazioni un po’ meglio (Malta), in altre decisamente peggio (noi), ma comunque globale. La nuova educazione civica è il braccio pedagogico dell’agenda 2030, vale a dire quello che prepariamo per l’anno 2030, cioè del volere di Davos, di quel foro monetario il cui presidente scrive libri dove spiega quanto siamo inutili e necessitanti di reset, e che, pur non essendo un presidente o ministro degli Esteri, è sempre presente a tutte le grandi riunioni internazionali di residenti e ministri degli Esteri. La nuova educazione civica quindi non è nulla di neutro, nulla al di sopra delle parti, ma è la maniera con cui una visione politica indottrina nelle i figli di tutti fin dall’asilo. L’indottrinamento è capillare e totale, come qualsiasi indottrinamento che arrivi dalla scuola. Nella scuola ci sono informazioni assolutamente vere, (l’acqua è composta da ossigeno e idrogeno, nel 1914 è scoppiata la Prima guerra mondiale), mischiate a informazioni opinabili, che però vengono vendute come al di sopra di ogni possibile opinione, o direttamente false.

Che un cittadino debba sempre essere pronto a offrire il deltoide all’inoculazione di un qualsiasi farmaco su cui qualcuno ha appiccicato il nome vaccino è quanto meno opinabile. Che un bambino possa avere due padri o due madri è semplicemente falso. Che qualcuno debba non avere alcun legame con la propria terra e le religioni dei padri, e cancellarle per non offendere nessuno, evitando anche di dire Buon Natale, è la massima forma di oppressione di un popolo. Se un popolo si adatta non è un popolo di persone gentili, ma di idioti.

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