Al Visconti non serve rieducazione
Ansa
La lista delle ragazze «conquistate» affissa nella classe del liceo romano non c’entra con le lezioni di sessualità: semmai, si tornino a insegnare i principi base del rispetto.

Basterebbe ascoltare le parole del collettivo femminista del liceo Visconti di Roma per prendere atto di quanto il pensiero statalista e politically correct si sia insinuato nelle nuove generazioni (e non solo), confondendole sul ruolo dei due pilastri della società: lo Stato e la famiglia.

Quello del Visconti non è un contesto socialmente degradato: è uno dei migliori licei classici pubblici della Capitale, nel centro storico, ed è qui che lunedì scorso cinque studenti hanno affisso sulla porta della classe, come fossero trofei, i nomi delle ragazze (molte delle quali minorenni) con cui hanno avuto relazioni, facendo scoppiare un caso mediatico nazionale.

La preside Rita Pappalardo, informata dell’accaduto, su sollecitazione del collettivo studentesco «Visconti in Rosa» ha autorizzato un’assemblea scolastica straordinaria e in quell’occasione sono intervenuti anche i cinque studenti del quinto anno, sostenendo di aver capito il loro errore. «L’auspicio», ha reclamato il collettivo scolastico femminista, «è che si inizi anche un percorso di inserimento dell’educazione sessuale e affettiva nel programma formativo della scuola, pur essendo ancora assente nel progetto educativo ministeriale».

Potevamo farci mancare il corso di educazione sessuale (infilandoci magari un’infarinatura di cultura no gender) a scuola? Nel frattempo, ieri pomeriggio sono arrivati i primi provvedimenti del consiglio di classe contro gli autori del gesto: sei giorni di sospensione che verranno sostituiti, dato che la scuola è finita, da altrettanti giorni di volontariato con il Telefono Rosa, e ammissione agli esami di maturità con 6 in condotta.

«L’affissione della lista delle “ragazze trofeo” è un fatto grave che dimostra come episodi di patetico maschilismo siano ancora lontani dall’essere sradicati. E, soprattutto, rivela l’entità del problema educativo che abbiamo di fronte», ha commentato il ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella. «Un problema che tanto nell’individuazione delle cause quanto nella ricerca delle soluzioni», ha chiarito Roccella, «non si può pensare di demandare totalmente alla scuola, tanto meno alla “società” o al cosiddetto “gruppo dei pari” (i coetanei con cui si hanno rapporti e confronti). La povertà educativa sempre più evidente e dilagante, anche in contesti nei quali appare difficile parlare di degrado o disagio sociale, deve interpellare innanzitutto le famiglie. È la famiglia», ha spiegato il ministro, «il luogo primario in cui i ragazzi imparano (o non imparano) le relazioni fra le persone, i diritti e i doveri, il rispetto e la libertà. E questo insegnamento è frutto di un’educazione che è fatta di protettività ma anche di responsabilità. L’abdicazione a questa responsabilità è un problema del nostro tempo, che investe tutti, indipendentemente dal contesto economico e sociale».

Eppure per l’ennesima volta i movimenti femministi, cavalcando un caso di cronaca, stanno incoraggiando le istituzioni a cedere al riflesso pavloviano di ideologicizzare l’ineducazione per trasformarla in pelosa «rieducazione»: quello del Visconti è un problema di educazione tout court e non si risolve con l’indottrinamento dei ragazzi, ma richiamando all’ordine le famiglie.

«Lo Stato c’è e vuole esserci», ha osservato il ministro Roccella, «mettendo a disposizione delle famiglie strumenti e servizi per esercitare il proprio ruolo. Ma quel ruolo nessuno potrà mai sostituirlo, ed è necessario che chi ne è titolare torni a esercitarlo».

«I ragazzi hanno compiuto un’azione vergognosa», concordano alcune liceali interpellate da La Verità, «ma cosa c’entra l’educazione sessuale? Questa è una questione di educazione e basta. E spetta alle famiglie che, visto il contesto sociale, non hanno alibi». Anche quella di giuridicizzare qualsiasi episodio di cronaca – i genitori di alcune ragazze della lista hanno dichiarato di voler sporgere denuncia contro gli autori del gesto – è una tendenza sempre più in voga, in un Paese che sembra aver dimenticato che il giudice non potrà mai sostituirsi all’educatore, e lo Stato non potrà mai essere una famiglia facente funzione, né provvedere all’educazione sentimentale dei figli: i due ruoli non sono intercambiabili.

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