- Nello scantinato dello stabile cui monsignor Konrad Krajewski ha ridato illegalmente la luce, una ricca agenda di eventi. Per nulla in linea con le posizioni della Chiesa.
- Le guardie svizzere improvvisate pronte a difendere l’indifendibile. Giuristi, più sedicenti laici e la solita compagnia di giro dei politici «liberali»: tutti uniti nel surreale fan club del cardinale elettricista. Per giustificare gli occupanti buoni contro quelli cattivi.
Lo speciale comprende due articoli.
Poteva restarci fulminato, il cardinale Konrad Krajewski, l’elemosiniere del Papa, che ha rotto i sigilli e «restituito» la corrente elettrica allo stabile occupato Spin Time Labs a Roma. Altro che gesto eroico: si è trattato di un atto sconsiderato, che avrebbe potuto provocare conseguenze tragiche, perché manomettere una cabina elettrica a media tensione nei sotterranei di un immobile che ospita 400 persone è una operazione estremamente pericolosa, non solo per chi la effettua (sempre che sia stato veramente lui, ci consentirà di avere qualche dubbio) ma anche per chi in quell’edificio ci vive.
Krajewski ha rivendicato l’azione, e c’è da capirlo: essendo un cardinale sarà molto difficile che subisca conseguenze penali, cosa che invece succede a qualunque povero cristo che si trova con la corrente elettrica staccata per non aver pagato la bolletta e sconsideratamente rompe i sigilli. Si va in galera, con l’accusa di furto di energia elettrica e danneggiamento, in molti casi analoghi, o almeno agli arresti domiciliari, ma Krajewski è la longa manus di papa Francesco, mica un imprenditore qualsiasi assediato dai debiti, e dunque potrebbe godere dell’immunità, se si appurasse che l’azione è stata ideata in Vaticano.
In ogni caso, quello che è certo è che, nonostante 320.000 euro di morosità, gli attivisti di Spin Time Labs possono continuare tranquillamente a utilizzare l’energia elettrica per le loro attività, alla faccia di chi per pagare le bollette di casa o dell’azienda fa i salti mortali. Cosa accadrà, infatti adesso? Semplicemente niente, o meglio: niente che non sia stabilito dall’Autorità giudiziaria. Areti, la società di Acea che gestisce la rete di distribuzione dell’energia elettrica, e che aveva apposto i sigilli alla cabina, ha presentato un esposto in Procura non solo in relazione alla violazione degli stessi sigilli, ma anche al fatto che chi si è reso responsabile di questo gesto, che sia l’elemosiniere o chi per lui, non ha certamente seguito le complesse norme che regolano questo tipo di interventi, e che quindi non è certo se ora lo stabile sia da considerarsi in sicurezza.
Areti non può fare nulla che non sia autorizzato o sollecitato dalla magistratura: la palla è nelle mani della Procura di Roma. Stesso discorso anche per quanto riguarda Hera Comm, la società di distribuzione di energia elettrica che materialmente ha tra i suoi clienti il proprietario dello stabile occupato, e che aveva chiesto ad Areti di procedere al distacco per morosità.
Nessuno può fare niente, quindi, se non su ordine della magistratura, e quindi gli attivisti di Spin Time possono continuare a organizzare i loro eventi grazie alla mano santa di Krajewski. Lo Spin Time Labs, infatti, è un bel business: in quell’edificio si mangia, si beve, si balla e si festeggia allegramente, e rigorosamente a pagamento. Basta uno sguardo al calendario degli appuntamenti e alle pagine social di Spin Time Labs per imbattersi, ad esempio, in un bel manifesto di un evento che certamente avrà riempito di orgoglio il buon elemosiniere: il «Genderotica Party», che nel maggio del 2015 fece furore nello stabile occupato. «Contaminazioni di arte queer», si legge nella descrizione della serata, ancora disponibile in rete, dove per queer, leggiamo da gay.it, si intendono «quelle persone che non vogliono identificarsi in un’etichetta. Insomma non vogliono affermarsi come gay, etero o altri generi. Con il termine si rinuncia a identificarsi e a indicare un orientamento sessuale». «Quest’anno», si legge ancora nella presentazione dell’evento, «parleremo ancora più esplicitamente di erotismo, pornografia, Fem, Trans, Sex Workers, femminismo, desiderio». Premesso che ciascuno nella sua vita può scegliere come, dove, quando e con chi divertirsi, non ci sembra un manifesto in linea con le posizioni della Chiesa cattolica, ma all’elemosiniere evidentemente poco interessa.
Altro evento in cartellone, lo scorso ottobre, una bella serata in onore di Mediterranea Saving Humans, la Ong protagonista di numerosi «salvataggi» di immigrati e dei conseguenti bracci di ferro con il governo, alla quale ha partecipato Sandro Metz, armatore della nave. Agli appuntamenti più ludici, come le serate musicali e i concerti, si accede pagando un biglietto, che gli organizzatori definiscono «sottoscrizione», da 5 o 10 euro. Fa ridere osservare i listini prezzi dei menu dell’osteria Spin Time, che somigliano a quelli di un ristorante turistico: cozze alla tarantina 4 euro, spaghetti ai frutti di mare 5 euro, baccalà in umido con patate 7 euro (un po’ caro, ma si sa, i compagni che okkupano hanno il palato fine),un bella birra italiana da 66 cl 3 euro (caruccia anche questa, ci vorrebbe un po’ di attenzione ai bisognosi); esagerati poi i 6,5 euro chiesti per un panino con hamburger.
Interessante quello che si legge nella presentazione del Rave Party che si è svolto dalle 16 dello scorso 30 aprile all’alba del 1° Maggio: «Oltre 40 concerti», si legge, «a un prezzo popolare e altissima qualità artistica. Intervenendo sosterrai l’orchestra notturna clandestina, e l’attività di rigenerazione del nostro auditorium santa croce. Puoi acquistare qui i tagliandi di ingresso a meno di un euro a concerto! L’acquisto dei biglietti», aggiungono gli organizzatori, «si intende in forma di donazione a sostegno delle attività artistiche dell’orchestra notturna clandestina, e per tanto non soggetta a tassazione e ad alcun genere di fiscalità». Niente tasse di nessun genere, per la gioia dell’elemosiniere.
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