- La sindaca Virginia Raggi confessa di non sapere cosa fa il suo partito. Sospetti di pressioni esterne. La figlia del leader missino: «Paradossale».
- La diatriba diventa una polemica da curva sud. Peccato, perché il ricordo dello storico capo della Destra poteva diventare oggetto di un dibattito più serio. La memoria stenta a diventare comune. Ma via Palmiro Togliatti c’è.
- Da Dario Fo a Gian Maria Volonté, da Cesare Pavese a Marco Biagi, decine di idoli progressisti furono giovani mussoliniani. Ma campeggiano nelle nostre città.
Lo speciale contiene tre articoli
«Chi è il vero fascista in questa vicenda? Giorgio Almirante a cui il consiglio capitolino vota l’intitolazione di una strada prendendo una «decisione sovrana» o la sindaca Virginia Raggi che nega la libertà e annulla un atto presentando una mozione?». Giuliana De’ Medici, la figlia del leader del Movimento sociale italiano e donna Assunta, definisce «paradossale» il comportamento della Raggi che, ancora una volta, ha dimostrato come in Campidoglio succedano varie cose a sua insaputa. È vero che giovedì ha dovuto affrontare la bufera politica scatenata dall’inchiesta sullo stadio della Roma ma quando Bruno Vespa a Porta a porta ha detto alla Raggi che i consiglieri pentastellati avevano approvato la mozione presentata da Fratelli d’Italia per intitolare una strada ad Almirante, lei è scesa dalle nuvole e non senza imbarazzo ha dichiarato: «Non sapevo nulla, mi sorprende. Sono qui da lei e mi sono allontanata dal consiglio comunale da qualche ora. Se condivido il provvedimento? Se l’aula ha votato favorevolmente credo assolutamente di sì. Se è passato vuol dire che i consiglieri si sono determinati e vogliono comunque intitolare la strada a questo personaggio. Il sindaco prende atto della volontà dell’aula, che è sovrana come il Parlamento». L’aula sarà pure sovrana, ma è bastato lasciare gli studi della Rai, sentire la polemica montante tra l’attacco del Pd («dedicare una via ad Almirante è l’ultima vergogna della sindaca») e la contrarietà della comunità ebraica, («una vergogna per la storia di questa città: chi ha ricoperto il ruolo di segretario di redazione del Manifesto per la difesa della razza, senza mai pentirsene, non merita una via come riconoscimento»), chiamare la sua maggioranza e decidere di non subire una scelta non sua. La Raggi, infatti, poco dopo mezzanotte ci ha ripensato smentendo quindi sé stessa con un post su Facebook, dove già era visibile l’intervista con Vespa: «Nessuna strada a Roma sarà dedicata a Giorgio #Almirante. Domani stesso presenterò una mozione a mia prima firma».
Una mozione per proibire l’intitolazione di «strade ad esponenti del fascismo o persone che si siano esposte con idee antisemite o razziali» che dovrebbero firmare i consiglieri grillini tornando indietro su un provvedimento che Giorgia Meloni ha definito «un risultato storico» e che ora con Fdi difenderà al no della «Raggi stalinista». Mai come in questa occasione la sindaca ha mostrato tanta fermezza nell’imporre la sua decisione dopo però aver palesato, ancora una volta, una fragilità politica che non dipende dal fatto di essere una donna, come spesso lamenta. Possibile che né qualcuno dello staff, né un consigliere l’abbia avvisata del provvedimento che stavano per votare in aula Giulio Cesare? O c’è stato un blitz improvviso ordito dalla sua maggioranza contro di lei? E ancora, perché non manifestare davanti le telecamere la sua contrarietà ad una decisione seppur presa «dall’Aula sovrana»? È solo l’ultimo inciampo di Virginia Raggi che fa dire al capogruppo di Fdi, Fabrizio Ghera: «Non vorremmo che dietro alla retromarcia della sindaca vi fossero pressioni esterne». E Giuliana De’ Medici chiosa: «Comunque non si fa un torto ad Almirante ma al popolo di destra».
Sarina Biraghi
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