- Nervosismo dem sulla gestione dei minori. Eppure si affannano a dire che in regione non c’è «allarme sociale diffuso sul tema».
- Gli avvocati contro i giudici minorili. I legali reggiani stilano un lungo elenco di «criticità e disservizi» nei confronti del tribunale per i più piccoli di Bologna. «Una lesione dei diritti processuali e sostanziali».
Lo speciale comprende due articoli.
Come sia andata a finire l’indagine della Regione Emilia Romagna sugli affidi è ormai noto: è stata sepolta sotto metri di terra. Un paio di giorni fa, tutto soddisfatto, il presidente Giuseppe Boschini (ovviamente del Partito democratico) ha annunciato che i lavori d’inchiesta si sono conclusi e il risultato è che nella Regione non c’è niente che non vada. «La magistratura», ha detto Boschini, «accerti e punisca con la massima severità se sono stati commessi reati individuali. Il sistema regionale è migliorabile, ma di qualità», ha aggiunto. Insomma, in Emilia non c’è alcun «allarme sociale diffuso sul tema». Tutto come previsto: la commissione era presieduta dal Pd e aveva un 5 stelle come vice, era scritto che finisse con una cortina fumogena. Come, del resto, era facile immaginare che tendesse all’insabbiamento anche la commissione tecnica che la Regione ha messo in piedi in parallelo. Era formata quasi esclusivamente da esperti che lavorano o hanno lavorato con la Regione medesima: davvero qualcuno poteva pensare che scovassero qualche magagna? Il Partito democratico e le istituzioni emiliane hanno potuto dormire sonni tranquilli: controllori e controllati non avevano motivo per confliggere o danneggiarsi.
Quando però le commissioni di indagine non sono a trazione democratica, beh, allora in quel caso cominciano a sorgere i problemi. In questo senso è emblematico – e anche piuttosto inquietante – il caso di Ferrara. La città, da non molto tempo, ha un sindaco di destra, Alan Fabbri. Una decina di giorni fa, su impulso sovranista, il Consiglio comunale ha approvato l’istituzione di una commissione di inchiesta locale sul sistema di gestione dei minori. Va dato atto alla giunta destrorsa di aver tenuto bassi i toni: «Con il via libera del Consiglio comunale nella nostra città prende vita una Commissione di indagine sulla gestione dei minori allontanati», ha dichiarato l’assessore alle Politiche sociali, Cristina Coletti. Che a scanso di equivoci ha aggiunto: «Sia chiaro: non si tratta di una caccia ai colpevoli ma, come avevamo annunciato in passato, della volontà di approfondire, spinti da un doveroso impegno di trasparenza nei confronti delle famiglie, utenti di un servizio delicatissimo, soprattutto dopo i dubbi sollevati sull’intero sistema dalle inchieste nazionali ancora in corso».
Non sembrano le frasi di chi voglia mettere in piedi una caccia alle streghe con tanto di forconi. Eppure il Partito democratico non è per niente contento. Tanto che ha deciso di presentare un ricorso al Tar per chiedere che la delibera che istituisce la commissione sia dichiarata illegittima.
Le motivazioni a sostegno del ricorso sono per lo più di natura tecnica, ma i consiglieri dem insistono in particolare su un punto, quello riguardante il numero di piddini all’interno della commissione. Invece di avere in commissione un esponente per ogni gruppo politico vorrebbero che ogni partito avesse una rappresentanza proporzionale. In sostanza temono di non avere il controllo della commissione, dunque stanno brigando perché sia bloccata.
Il tutto è reso ancora più grottesco dal fatto che, in consiglio comunale, il Pd si è ben guardato dal votare contro l’istituzione della commissione. Ha scelto una più prudente astensione, onde evitare la figura di chi boicotta una indagine sulla sorte dei bambini.
Perché il punto è questo. Scopo della commissione è quello di verificare se la macchina degli affidi funzioni bene. Per quale motivo, allora, il Pd intende fermarla addirittura ricorrendo al Tar? Stando alle dichiarazioni dei vertici regionali emiliani, tutto funziona perfettamente da quelle parti. E allora di che cosa ha paura il Pd? Forse teme che esca qualche magagna. Oppure vuole solo tenere la linea consueta: nel dubbio, insabbia.
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