Il caso Rula finisce in farsa. Via la «censura leghista» che la Lega non ha chiesto
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  • La decisione dopo l’incontro tra Amadeus e i vertici Rai: la giornalista sarà presente per parlare di donne. Il compenso, si vocifera, dovrebbe aggirarsi sui 30.000 euro.
  • «Ma quale simbolo dell’inclusione. Dalla Jebreal insulti a Israele e Italia». Voci autorevoli della comunità ebraica tricolore criticano la decisione di portare la cronista sul palco dell’Ariston: «È una figura divisiva». La provocazione di Robiati Bendaud: «Diventi una testimonial contro l’antisemitismo».

Lo speciale comprende due articoli.

Bisogna ammetterlo: siamo davvero di fronte a un capolavoro. Dopo una settimana di polemiche, urla e strepiti è accaduto quel che ci attendevamo e avevamo in parte previsto: Rula Jebreal sarà ospite al Festival di Sanremo. È stata tolta la «censura leghista» che la Lega non aveva mai chiesto. E a toglierla è stato – così narra la stampa all’unisono – l’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini. In pratica, viene salutato come salvatore della patria e grande risolutore del pastrocchio colui che il pastrocchio in questione lo ha creato e fomentato.

Breve riepilogo per chi si fosse perso le puntate precedenti. Circa tre mesi fa il direttore artistico di Sanremo, Amadeus, ha contattato Rula, proponendole un’ospitata e una sorta di collaborazione. La giornalista ha accettato. Poi, qualche giorno fa, Dagospia ha svelato la trattativa e la Rete si è tramutata in un vespaio. Come noto, la Jebreal non è esattamente graditissima a una parte degli italiani, soprattutto quelli che la signora ha ripetutamente accusato di razzismo e intolleranza.

Spaventato dalla polemica, il vertice Rai ha tentato una marcia indietro. Rula ha dichiarato di aver ricevuto una telefonata in cui le si chiedeva di farsi da parte, ma ovviamente ha rifiutato. Anzi, ne ha approfittato per indossare alla velocità della luce gli abiti (griffati) della martire. Un bel po’ di politici con troppo tempo libero le hanno dato man forte. Italia Viva (complice forse l’amicizia dell’agente Lucio Presta, che gestisce Amadeus con il capo Matteo Renzi), si è scatenata. Davide Faraone ha promesso di portare il caso in commissione di vigilanza, altri hanno battuto la grancassa. Si è spesa anche Laura Boldrini, si è indignata Rita Borioni, rappresentante del Pd nel cda Rai, si è sgolato persino il ministro dello Sviluppo economico a 5 stelle, Stefano Patuanelli.

Serviva però qualcuno a cui dare la colpa, qualcuno a cui addossare la responsabilità della censura. Repubblica ha subito individuato il nemico in Teresa De Santis, direttore di Rai 1, accusata di essere il braccio armato di Matteo Salvini, censore-in-chief. E qui emerge la prima curiosità: i progressisti uniti hanno fatto tutto questo baccano per far sì che la Jebreal potesse presentarsi a Sanremo per parlare di «diritti delle donne». Ma non hanno esitato a incolpare per la presunta censura la prima donna che abbia mai diretto Rai 1.

La De Santis non è rimasta a guardare: ha dato mandato ai suoi avvocati di agire contro Repubblica. Ma nel frattempo i giornali hanno continuato a dare credito alla leggenda, raccontando Salini come l’eroe che, in groppa al cavallo di Viale Mazzini, è intervenuto per fermare la mordacchia. Ieri mattina si è svolto un l’incontro fra l’amministratore delegato, la De Santis e Amadeus. Poiché nessuno voleva censurare, il risultato è stato scontato: via libera alla presenza di Rula all’Ariston. A una condizione: «Parlerà solo di diritti delle donne». Ed ecco la seconda assurdità: la fanno passare come una sorta di mediazione, ma fin dall’inizio era chiaro che la giornalista avrebbe parlato di questo.

Riassumendo: Rula è scampata a una censura sovranista che i sovranisti non hanno chiesto e sarà a Sanremo con la consegna di limitarsi a trattare temi femminili, cioè l’argomento di cui era stata chiamata da subito a parlare. Sembra una barzelletta, ma è tutto vero. E c’è pure chi ha il fegato di festeggiare, di presentare questa pantomima come una vittoria della democrazia contro il terrore destrorso. Senza contare, per giunta, che le destre non sono al governo del Paese, e che in Rai hanno contato pochino anche quando Salvini stava al Viminale.

Ma torniamo alla Jebreal. Le opzioni possibili sono due. La prima è che il suo monologo sia una banalissima tirata a base di aria fritta e luoghi comuni. Secondo il Corriere della Sera pensava di leggere un testo del poeta Jacques Prévert, e se fosse davvero così viene da chiedersi: perché diamine invitare Rula – nota per le sue posizioni politiche – a leggere (probabilmente male) una poesia?

La seconda possibilità è che il suo intervento sia decisamente più politico. Cosa che, da un certo punto di vista, avrebbe pure più senso. Quali siano le sue idee lo sappiamo. La signora, infatti, è celebre per il tono sgradevole in cui si è rivolta a Nicola Porro chiamandolo con disprezzo «uomo bianco». Ricordiamo pure le panzane che la Jebreal diffuse a proposito dell’aggressione a colpi di uova all’atleta Daisy Osakue. Su Twitter scrisse che Daisy era «stata attaccata e picchiata da un gruppo di neonazisti in Italia». E aggiunse: «Aumentano le minacce per chi non giudicato razzialmente puro dal governo». Poi si scoprì che erano stati dei giovinastri tra cui il figlio di un esponente del Pd, ma la nostra eroina non si è scomposta. Dunque che cosa potrai mai dire costei all’Ariston? Scodellerà una bella invettiva contro il maschio bianco oppressore e razzista? Se la prenderà con le destre fasciste e misogine? Parlerà di nazismo diffuso nel Paese a causa dell’opposizione sovranista? Di tutto ciò si farebbe volentieri a meno.

Oppure, chissà, Rula potrebbe stupirci e disquisire di accessori, argomento di cui sembra piuttosto esperta, avendo fatto da testimonial alle borse Carpisa. O ancora potrebbe raccontare dei rapporti che aveva con Harvey Weinstein, che distribuì Miral, il film del suo ex marito, Julian Schnabel, e lo difese dall’accusa di essere anti israeliano.

Certo è, per ora, che la Rai si è dovuta piegare a una signora che – dall’alto di un passato televisivo non proprio memorabile (un disastroso 8% di share raccolto dal programma Mission del 2013) – ha impartito lezioni di vita a chiunque, spingendosi a dire che in Viale Mazzini c’è un «brutto clima». Non si capisce perché, se in Rai si sta così male, la brava Rula abbia insistito così tanto per avere il suo posticino. Uno spazio che – pare ma non è confermato – sarà retribuito con una cifra tra i 25.000 e i 30.000 euro. Non tantissimo in termini generali, ma comunque troppo nello specifico.

Resta da capire se, dovendo sorbirsi la Jebreal, l’emittente pubblica possa mettere sul piatto anche qualche ospite in grado di bilanciare la schieratissima giornalista. Certo non bastano gli inviti a Rita Pavone e al rapper Anastasio, considerati «sovranisti» e per questo già parecchio insultati in Rete. A Viale Mazzini c’è chi ha fatto il nome di Souad Sbai, e in effetti l’idea non è per niente male. Da anni la Sbai si batte per i diritti delle donne e contrasta il fanatismo islamico. Vederla all’Ariston sarebbe piacevole, non trovate? Ma forse, prima di fare altri inviti, la direzione di Sanremo deve prima chiedere il permesso alla Jebreal


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