«Non tutte le vite sono rispettate». Sull’eutanasia Leone sveglia la Cei
Papa Leone XIV (Ansa)

«Non tutte le vite sono ugualmente rispettate e la salute non è né protetta né promossa allo stesso modo per tutti». È una denuncia netta, quella scandita ieri da papa Leone XIV nel discorso rivolto nella Sala Clementina del Palazzo apostolico ai membri della Pontificia accademia per la Vita, riunita sul tema «Healthcare for all. Sustainability and equity».

Pur procedendo con la mitezza che gli è propria, il Santo Padre ha fatto molteplici richiami. In primo luogo, citando papa Francesco, il pontefice statunitense ha ricordato che la salute non rappresenta «un bene di consumo», essendo «un diritto universale, per cui l’accesso ai servizi sanitari non può essere un privilegio».

Prevost ha poi segnalato come spesso la cura e la salute siano fonti di «diseguaglianze» crescenti, anche perché troppe volte le istituzioni sono impegnate in guerre o corse al riarmo. «In un mondo segnato dai conflitti, che consumano enormi risorse economiche, tecnologiche e organizzative nella produzione di armi e di altri tipi di equipaggiamento militare», sono state le parole del Papa, «non è mai stato così importante dedicare tempo, persone e competenze alla salvaguardia della vita e della salute». Da Leone XIV è poi arrivata un’altra frecciata, stavolta alle cause delle «diseguaglianze» nell’accesso alle cure, cause ignorate negli stessi contesti in cui – almeno a parole – la difesa della vita è celebrata.

«Si dice spesso che la vita e la salute siano valori fondamentali per tutti», ha fatto notare il Papa, facendo presente come tale «affermazione» risulti «ipocrita se, allo stesso tempo, ignoriamo le cause strutturali e le politiche che determinano le disuguaglianze. In realtà, nonostante dichiarazioni e prese di posizione contrarie, non tutte le vite sono rispettate allo stesso modo e la salute non è tutelata né promossa nello stesso modo per tutti». A seguire, Prevost ha invitato tutti alla riscoperta dell’«atteggiamento fondamentale della cura come sostegno e vicinanza all’altro, non solo perché qualcuno è nel bisogno o è malato, ma perché sperimenta la vulnerabilità, la vulnerabilità che è comune a tutti gli esseri umani».

Ora, come le parole sulla «produzione di armi» suonano alla stregua di una critica al riarmo europeo, queste ultime sull’«atteggiamento fondamentale della cura» sono difficili da accostare a quelle del segretario della Cei, monsignor Francesco Savino, il quale domenica – mentre, con singolare coordinamento, sul Corriere della Sera usciva un’intera paginata di Marco Ascione che rilanciava «la linea della Cei» sul fine vita – ha rilasciato un’intervista alla Stampa, sostenendo che «c’è un pericoloso vuoto normativo», che tale «caos danneggia pazienti e familiari» e che, quindi, la legge sul fine vita va fatta. Una posizione che, a onore del vero, nell’ultima assemblea della Cei il cardinale Matteo Zuppi aveva lasciato da parte, soffermandosi più sulla necessità di dare assistenza alla vita sofferente, assistenza che le norme sul suicidio assistito rischiano di depotenziare.

Del resto, che papa Leone XIV sia contrario alle leggi sul fine vita, anche prima di ieri, era già chiaro. Tanto che, nel dicembre scorso, si era detto «molto deluso» dalla firma del governatore dell’Illinois, J.B. Pritzker, su una legge sulla morte assistita. C’è di più. Nel giugno scorso, salutando dei pellegrini di lingua francese, Prevost aveva criticato chi non trova «valore alla vita umana, anche nella sua ultima ora». Parole che i media francesi avevano subito letto come critica alla legge in discussione al Parlamento. Non a caso, marcando una differenza di approccio con quella italiana, la Chiesa francese guidata dal cardinale Jean-Marc Aveline, non certo un conservatore, è ora in prima linea contro la legge sul fine vita e in vista del 20 febbraio – quattro giorni prima del voto – invita i cattolici al digiuno; e questo «in comunione con papa Leone XIV».

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