La Spagna va a fuoco ma gli elicotteri restano fermi per le sanzioni a Mosca
Ansa

In un momento critico per la lotta agli incendi le sanzioni contro la Russia bloccano parte della flotta spagnola di elicotteri specializzati. Rimbalzata dagli operatori incaricati per la manutenzione, rilanciata dall’agenzia Tass e quindi ripresa da diversi media a partire dal quotidiano 20 Minutos, la questione dimostra due fatti inoppugnabili. Il primo: l’aviazione è un comparto da sempre altamente globalizzato e non si può fare a meno dei partner internazionali.

Il secondo: le sanzioni sono state scritte peggio di come sono state pensate e ora limitano le capacità antincendio spagnole. Sono tutti a terra gli otto elicotteri Kamov Ka-32-A11BC gestiti per Madrid dalla società privata Pegasus, sulla carta capaci di trasportare più acqua e più liquido ritardante dei concorrenti, ma soprattutto di compiere manovre con estrema precisione. Merito della loro particolare configurazione con due rotori controrotanti e la mancanza di quello in coda. Ma senza revisioni non si decolla e la flotta di mezzi antincendio sotto contratto con il governo spagnolo opera con una capacità ridotta dal 25% al ​​30% rispetto a qualche anno fa. Questo accade anche se la Spagna ha recentemente ricevuto il suo primo elicottero Black Hawk (di costruzione statunitense), e questo, insieme con i vecchi ma insostituibili giganti del cielo Boeing Chinook, possono sganciare fino a 4.300 litri d’acqua ma con un costo più elevato rispetto ai velivoli usati oggi per combattere gli incendi. Intanto, dal quotidiano El Español si apprende che il fronte del fuoco è lungo più di 50 chilometri. I roghi partiti dalla Sierra Oeste di Madrid e da Burgohondo, in provincia di Ávila, si sono uniti in un unico incendio. Il bilancio è di 77.000 ettari bruciati dei quali 50.000 in provincia di Ávila, 25.000 nella comunità di Madrid e 2.000 in quella di Toledo. Trentanove Comuni evacuati e più di 90.000 persone sono sfollate o confinate in casa. Sono diversi i fattori che hanno causato questa situazione, dall’insufficienza dei fondi per il noleggio di velivoli di alta gamma alla scarsa pianificazione del servizio, ma certo l’effetto più diretto è quello delle sanzioni anti-russe che hanno messo a terra la flotta Kamov. La testata 20 Minutos osserva che gli elicotteri russi sarebbero, per prestazioni, i migliori della loro categoria e sono stati usati dai Paesi europei fino a poco tempo fa. Ma come tutte le macchine volanti hanno necessità di manutenzione continua e sostituzione delle parti soggette a usura e consumo, operazioni rese impossibili per il divieto di vendere e acquistare ricambi con Mosca. Esattamente come noi europei abbiamo bloccato i velivoli registrati «Ru» nel 2022 e impedito ad Airbus di vendere ricambi destinate alle compagnie russe che li avevano in flotta. Con il risultato che i russi hanno cominciato a costruirsi in casa i ricambi. Nel settore antincendio ci si lamenta anche della mancata volontà del governo guidato da Pedro Sánchez di investire in aeromobili alternativi a quelli che il governo ha noleggiato lo scorso anno per un periodo di tre stagioni, periodo che scade nel 2027. Intanto, l’Unione europea ha inviato in Spagna e Francia mezzi antincendio altrui: sette aerei e quattro elicotteri da Repubblica Ceca, Croazia, Germania, Portogallo, Slovacchia, Svezia e Turchia. La maggior parte di questi fa parte della flotta RescEu, ai quali si sono aggiunti sei aeroplani provenienti da Grecia, Italia e Turchia, 134 operatori specializzati e 41 veicoli dal Portogallo.

Funziona così: quando un Paese chiede aiuto tramite il meccanismo europeo di Protezione civile, la richiesta viene condivisa con tutte le nazioni partecipanti che possono offrire aerei, elicotteri, squadre antincendio, attrezzature ed esperti, con la Commissione che coordina e co-finanzia l’impiego. Se le disponibilità nazionali non fossero sufficienti, l’Ue può attingere a RescEu che dispone di una flotta di 22 aerei e 5 elicotteri. Suonano così ipocrite le parole della commissaria per la Gestione delle Crisi Hadja Lahbib: «In questo momento, centinaia di migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case, mentre i vigili del fuoco combattono contro muri di fiamme in condizioni drammatiche […]. Nessun Paese dovrebbe mai dover affrontare da solo un disastro di questa portata. È proprio per questo che l’Europa ha creato una capacità di risposta comune: aerei, vigili del fuoco a terra e ulteriore supporto pronto a intervenire nel momento del bisogno. Ai cittadini di Francia e Spagna dico: l’Europa sarà al vostro fianco fino a quando gli incendi non saranno spenti».

Peccato sia stata proprio l’Ue a fermare parte della flotta spagnola. Intanto dei nuovi 22 Canadair ordinati con i nostri soldi da Ursula von der Leyen alla Viking Air nel 2023 nessuno più parla.

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