- In cinque mesi, dall’isola sotto controllo cinese sono arrivati in Russia beni per 2 miliardi di dollari. Tra questi, molto materiale ad alta tecnologia prodotto in Europa e in America e impiegato nello sforzo bellico in Ucraina.
- «Le triangolazioni contro l’Occidente erano già rodate». L’esperta Irina Tsukerman: «Pechino e Mosca mantengono interessi differenti, le intese commerciali potrebbero essere rimesse in discussione».
- Pure l’Iran se ne giova per armarsi. Teheran usa l’ex colonia britannica per proseguire il suo programma missilistico, rifornirsi di aerei senza pilota e acquistare mezzi che poi distribuisce ai suoi alleati.
Lo speciale comprende tre articoli.
Il flusso di spedizioni da Hong Kong verso la Russia – successivo all’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca nel 2022 – mette in evidenza il ruolo cruciale della città nel sostenere i nemici degli Stati Uniti nell’eludere le sanzioni internazionali. Questo è quanto emerge da una recente analisi pubblicata negli ultimi giorni dalla Committee for Freedom in Hong Kong Foundation, un’organizzazione senza scopo di lucro con sede a Washington che si batte per l’autonomia, i diritti e le libertà della città sotto il dominio cinese.
Il rapporto di 62 pagine intitolato «Sotto il porto: il ruolo guida di Hong Kong nell’elusione delle sanzioni» illustra come le imprese di Hong Kong abbiano facilitato l’esportazione di prodotti inclusi nelle liste degli articoli prioritari di Stati Uniti e Unione europea, conosciuti come «Common High Priority Items», evidenziando l’uso di queste tecnologie chiave da parte dell’apparato bellico russo. L’indagine si è focalizzata su una dozzina di aziende precedentemente non identificate, che secondo l’agenzia avrebbero contribuito a esportare milioni di dollari in chip ad alta tecnologia verso la Russia – oltre a componenti per droni destinati all’Iran – e avrebbero facilitato trasferimenti illeciti di petrolio da nave a nave per la Corea del Nord.
Il report ha esaminato i dati raccolti dall’organizzazione non profit per la sicurezza globale C4ADS, rivelando che i mittenti di Hong Kong hanno spedito beni per un valore di 1,97 miliardi di dollari a compratori russi tra agosto e dicembre 2023. Di questi beni, il 40% del valore era rappresentato da 11 articoli classificati come ad alta priorità, tra cui semiconduttori utilizzati come ricevitori di dati, unità di archiviazione digitale, processori e controller per computer. L’analisi ha inoltre evidenziato che 206 aziende di Hong Kong hanno partecipato alla spedizione di articoli di alta priorità, prodotti da aziende negli Stati Uniti, nell’Unione europea o da alleati democratici asiatici, che sono arrivati in Russia a dicembre. Ad esempio, Piraclinos, che si autodefinisce «un fornitore di fertilizzanti e carbone», ha inviato milioni di dollari in circuiti integrati alla società russa Vmk, la quale è stata sanzionata dagli Stati Uniti a settembre, come indicato nel rapporto. Piraclinos avrebbe inoltre spedito chip amplificatori per un valore di 2,03 milioni di dollari, provenienti da vari produttori di tecnologia statunitensi, tra cui Onsemi e Dell Emc. I documenti aziendali esaminati dal comitato di Hong Kong indicano che Piraclinos ha cambiato spesso amministratori e proprietari.
La Onsemi ha affermato di non avere alcuna traccia di vendite a Piraclinos: «Onsemi non vende direttamente o indirettamente a Russia, Bielorussia o Iran, né a organizzazioni militari non alleate. Collaboriamo con le forze dell’ordine e le agenzie governative, se necessario e appropriato, per dimostrare come Onsemi conduce gli affari in conformità con tutti i requisiti legali applicabili e che ci atteniamo ai più alti standard di condotta etica», ha affermato un portavoce dell’azienda. Al quotidiano giapponese Nikkei Asia il colosso tecnologico Dell ha respinto le accuse: «Dell rispetta le normative globali, compresi tutti i controlli sulle esportazioni degli Stati Uniti. I nostri distributori e rivenditori sono tenuti a rispettare tutte le normative globali e i controlli sulle esportazioni applicabili. Se veniamo a conoscenza di un distributore o rivenditore che non rispetta questi obblighi, adottiamo misure appropriate, inclusa la risoluzione del nostro rapporto».
Il quadro normativo di Hong Kong facilita la creazione di società fittizie, sia da parte di residenti locali che di cittadini stranieri. Hong Kong ha mantenuto il suo status di hub di libero scambio anche dopo essere tornata sotto il controllo cinese nel 1997 e continua a posizionarsi in alto negli indici aziendali grazie alle basse imposte, alla totale mancanza di controlli sui capitali e a una valuta locale ancorata al dollaro statunitense. Il rapporto sottolinea anche che le sanzioni si sono concentrate principalmente sulle aziende coinvolte nelle spedizioni illecite di merci, piuttosto che sui singoli individui. Nell’aprile 2023, l’Office of Foreign Assets Control degli Stati Uniti ha sanzionato tre società di Hong Kong per i loro legami con la fornitura di beni elettronici all’Iran per programmi sui veicoli aerei senza pilota. Tuttavia, Li Jianwang e Liu Jin, i proprietari di Attronix, una delle tre società sanzionate, hanno presentato istanza di cessazione delle operazioni e un anno dopo hanno costituito una nuova società di Hong Kong, Ets International. Sebbene le attività di Ets International siano del tutto sconosciute, il caso evidenzia quanto sia molto semplice per gli individui eludere le sanzioni semplicemente creando nuove società. A questo proposito, Samuel Bickett, autore del report intervistato da Nikkei Asia, afferma: «Gli attuali schemi di applicazione hanno dei limiti e, nonostante l’uso di nuove sanzioni secondarie, le spedizioni di tecnologia occidentale in Russia continuano. Le banche non sono state soggette a sanzioni secondarie, nonostante tali politiche per colpire le istituzioni finanziarie siano state introdotte a dicembre». Infine, lo scorso 11 luglio è emerso il caso di Agu Information Technology, un distributore basato a Hong Kong, che sul proprio sito dichiara di fornire «hardware per server, apparecchiature di rete e componenti direttamente dal produttore (Intel e Samsung, nda)».
Tra settembre e dicembre 2022, Agu (fondata solo nell’aprile 2022) ha effettuato sei transazioni di valore pari o superiore a 100.000 dollari con la società russa di vendita all’ingrosso di macchinari Mistral, come riportato dai dati doganali russi ottenuti da Cybex Exim, un’azienda di ricerca indiana. In totale, Agu ha esportato oltre 60.000 semiconduttori Intel per un valore complessivo di circa 18,7 milioni di dollari, inclusi microprocessori il cui costo unitario è di 13.000 dollari. Quando i giornalisti di Nikkei Asia si sono recati all’indirizzo indicato come sede centrale di Agu nei registri aziendali non hanno trovato nessuno. Nemmeno un cassetta della posta.
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