Non sono soltanto Joe Biden e Donald Trump a contendersi la Casa Bianca il prossimo novembre. È infatti in campo anche un terzo incomodo, quel Robert Kennedy jr che, pur non avendo effettive possibilità di vittoria, potrebbe comunque avere un peso sull’esito delle prossime elezioni. Non a caso, è finito bersagliato da entrambi i principali candidati.
Pochi giorni fa, Trump è andato all’attacco del figlio di Bob Kennedy. “Rfk jr è un ‘infiltrato’ democratico, un liberale della sinistra radicale creato per aiutare il disonesto Joe Biden, il peggior presidente nella storia degli Stati Uniti, a essere rieletto. Un voto per Junior sarebbe essenzialmente un voto di protesta sprecato”, ha tuonato l’ex presidente, per poi aggiungere: “Junior è totalmente anti-armi, un ambientalista estremista, che fa sembrare conservatori i nuovi truffatori verdi, un grande tassatore e sostenitore delle frontiere aperte”.
La replica di Kennedy non si è fatta attendere. “Quando gli uomini spaventati si rivolgono ai social media rischiano di cadere nel livore, il che li fa sembrare sconvolti”. “L’invettiva del presidente Trump contro di me è una raffica poco coerente di affermazioni selvagge e inaccurate, che dovrebbero essere risolte al meglio nella tradizione americana del dibattito presidenziale”, ha proseguito Kennedy. “Il presidente Trump, che si è dimostrato il più abile oratore nella storia politica americana moderna, non dovrebbe lasciarsi prendere dal panico nel vedermi su quel palco”, ha concluso.
Ma Kennedy non è finito nel mirino soltanto del candidato repubblicano. A fine marzo, il sito Axios News riportò che il team di Biden fosse preoccupato della possibilità che il terzo incomodo potesse succhiare voti al bacino dem. E, in tal senso, aveva creato una task force con l’esplicito obiettivo di attaccarlo. Non solo. Il Comitato nazionale del Partito democratico considerava addirittura Kennedy un candidato civetta che si stava muovendo per favorire tacitamente Trump. D’altronde, i primi sondaggi mostravano come la sua candidatura facesse più male al presidente in carica che al suo rivale.
Eppure le ultime rilevazioni evidenziano che la presenza di Kennedy danneggia più Trump di Biden: il che spiega anche il recente attacco mosso dall’ex presidente. Non è escludibile che questa parziale svolta sia avvenuta anche in considerazione di alcune posizioni maggiormente istituzionali assunte di recente da Trump, a partire dall’appoggio agli aiuti a Kiev: un elemento che potrebbe aver spinto una parte degli elettori antisistema verso Kennedy.
Resta tuttavia il fatto che si tratta di una situazione fluida. E, prima o poi, Rfk jr potrebbe tornare a impensierire l’attuale inquilino della Casa Bianca. D’altronde, The Hill ha definito Kennedy il terzo candidato più forte dai tempi di Ross Perot: il miliardario che, sceso in campo nel 1992, non conquistò alcuno Stato ma che, prendendo il 19% dei voti a livello nazionale, danneggiò il presidente uscente, George H. W. Bush, consentendo a Bill Clinton di prevalere alle presidenziali di quell’anno. Insomma, la partita è ancora apertissima. Per questo, le mosse di Kennedy devono essere monitorate attentamente.
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