Gli israeliani entrano a Rafah, chiusi i valichi
Ansa
  • Parte l’assalto all’ultima enclave di Gaza: «Uccisi 20 terroristi e scoperti tre tunnel». Hamas accetta la tregua ma Netanyahu non si fida: «Vogliono ritardarci». Mattarella all’Onu: «Rifinanziare l’Unrwa». Il governo: «Soldi solo a specifici progetti».
  • Il fatturato del gruppo ospedaliero italiano arriverà a circa 2,5 miliardi di euro.

Lo speciale contiene due articoli.

La 401ª Brigata corazzata delle Forze di difesa israeliane (Idf) ha preso il controllo del valico di Rafah dal lato di Gaza all’alba di ieri. Il varco con l’Egitto non è più collegato alla strada Salah a-Din road, situata nella parte orientale della città, la quale è stata conquistata nella notte dalla Brigata Givati. Durante l’operazione, l’Idf ha riferito «di aver ucciso 20 miliziani e di aver individuato tre tunnel importanti. Successivamente l’Idf ha sostituito le bandiere palestinesi con quelle israeliane al valico di Rafah. Secondo quanto dichiarato dal portavoce militare, «è stata avviata una precisa operazione di antiterrorismo la scorsa notte, basata su queste informazioni di intelligence, per eliminare i terroristi di Hamas e smantellare le loro strutture nelle specifiche aree della parte est della città». Una fonte a conoscenza dei fatti ha spiegato alla Cnn che l’operazione condotta da Israele a Rafah «sarà limitata dal punto di vista militare e avrà l’obiettivo di esercitare pressione su Hamas per raggiungere un accordo sugli ostaggi». La stessa fonte ha dichiarato che Israele ha informato gli Stati Uniti del piano per evacuare i civili da Rafah prima dell’incontro tra Biden e Netanyahu di lunedì. L’Idf ha inoltre confermato che anche l’altro importante valico di frontiera con Gaza, il valico di Erez, è stato chiuso. Un fatto che preoccupa le Ong come Action Aid che attraverso un portavoce ha affermato: «Siamo seriamente preoccupati che l’intensificarsi dell’attacco a Rafah abbia portato alla chiusura di tutte le rotte degli aiuti verso Gaza. Non arriva alcun aiuto umanitario, creando una situazione disastrosa per i 2,2 milioni di persone che già lottano contro la fame, le malattie e carenze mediche». Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha chiesto a Israele «di fermare l’escalation» e di «riaprire immediatamente i valichi di Kerem Shalom e Rafah a Gaza». Intanto, le Brigate Ezzedine Al Qassam, braccio armato di Hamas, hanno lanciato razzi contro le truppe israeliane che hanno preso il controllo del lato palestinese del valico di Rafah. La milizia islamista ha dichiarato di aver mirato anche a una base militare già attaccata domenica, in cui quattro soldati dell’Idf erano stati uccisi. Hamas ha sparato anche sei colpi di mortaio sul valico di Kerem Shalom in Israele, facendo suonare le sirene di allarme. Mentre scriviamo non ci sono state segnalazioni di vittime ma altri 30 razzi sono stati sparati verso Israele nel tardo pomeriggio.

L’ennesima messa in scena di Hamas sulla questione tregua e il rilascio degli ostaggi continua a far discutere. Funzionari israeliani sostengono che l’amministrazione Biden fosse a conoscenza dell’ultima proposta di accordo sugli ostaggi e di cessate il fuoco negoziato da Egitto e Qatar con Hamas, ma non ha informato Israele prima che Hamas annunciasse di averla accettata l’altra sera. Lo riporta Axios, pur notando che un alto funzionario statunitense ha negato tale retroscena: «I diplomatici americani sono stati impegnati con le controparti israeliane». La proposta di accordo presentata da Hamas è stata definita dagli israeliani come «inaccettabile», tuttavia, una delegazione israeliana è arrivata al Cairo per valutare la possibilità di un cambiamento di posizione da parte di Hamas. «L’ingresso a Rafah serve a due principali obiettivi di guerra: il ritorno dei nostri ostaggi e l’eliminazione di Hamas». Lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu aggiungendo che «la proposta di ieri di Hamas mirava a silurare l’operazione a Rafah. Non è successo». Il premier ha poi detto di aver dato istruzioni alla delegazione al Cairo «di essere ferma sulle condizioni necessarie per la liberazione dei nostri ostaggi e sui requisiti essenziali per la sicurezza di Israele che non accetta una proposta che mette in pericolo la sicurezza dei nostri cittadini e il futuro del Paese». Sempre a proposito degli ostaggi, Hamas ha di nuovo alzato la posta e ha minacciato «di liberarne solo 18 se Israele non accetterà di porre fine alla guerra». Lo riferisce Yedioth Ahronoth, rilanciando la Cnn, secondo la quale il gruppo jihadista palestinese intende includere ostaggi morti tra i 33 da rilasciare nella prima fase. Si tratta dell’ennesimo segnale che mostra che gli ostaggi ancora in vita siano ormai pochi, inoltre Hamas ha detto che «questa potrebbe essere l’ultima possibilità per Israele di recuperare i prigionieri vivi».

Tra i punti presentati da Hamas c’è la richiesta che Israele «non possa interferire nella selezione dei detenuti palestinesi da rilasciare», aprendo così la possibilità di liberare il terrorista che deve scontare più ergastoli: Marwan Barghouti, considerato un candidato di spicco per sostituire il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen. Hamas vuole quindi decidere anche il post conflitto che è quello che Israele non consentirà mai. Il gruppo palestinese vuole che i detenuti liberati possano rimanere in Cisgiordania invece di essere trasferiti a Gaza, come richiesto da Israele. Infine, Hamas ancora una volta ha aumentato il numero di prigionieri palestinesi da liberare: adesso si parla di 30 per ogni ostaggio maschile e da 40 a 50 per ogni donna soldato.

Intanto, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha detto che «occorre considerare l’essenziale funzione svolta dall’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente e di conseguenza l’importanza di continuare a finanziarla». A tal proposito, il viceministro agli Esteri, Edmondo Cirielli, che accompagna il capo dello Stato, ha spiegato che il governo ha deciso «di riaprire la linea dei finanziamenti a Unrwa ma su progetti specifici». Questa linea, riferisce Cirielli, è stata illustrata «in presenza del presidente Mattarella, al segretario generale dell’Onu, sentiti il ministro Tajani e la presidente Meloni».

Il presidente americano Joe Biden, durante una cerimonia per ricordare le vittime dell’Olocausto, ha infine detto che «il sostegno americano a Israele è ferreo anche quando non siamo d’accordo».

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