- Il bilancio delle vittime degli attacchi supera quota 900. E ora si teme per i 130 ostaggi. I terroristi escludono di fare scambi.
- Mentre il Mossad è sotto accusa, l’Egitto parla di allarmi ripetutamente ignorati. Ma il primo ministro fa da scudo ai suoi.
Lo speciale contiene due articoli.
Le immagini del festival, gli spari, la fuga, le urla, i video dei cadaveri usati come trofeo. Dopo i primi due giorni di choc, ora si ha il tempo e la lucidità di rendersi conto, di guardare davvero a cosa è accaduto e cosa sta accadendo al popolo israeliano. Difficile capire che di fronte al fondamentalismo, di fronte al terrorismo, anche l’esercito e l’intelligence più preparati del mondo possono dirsi fallibili.
Il bilancio delle vittime dell’attacco di sabato a Israele, iniziato con l’assalto a un rave con migliaia di ragazzi continua a salire drammaticamente. Un portavoce di Zaka, un gruppo di volontari che si occupa di resti umani dopo attacchi terroristici e altri disastri, ha spiegato ai media ebraici che il bilancio delle vittime è aumentato notevolmente, poiché le squadre israeliane sono riuscite a scacciare gli uomini armati di Hamas dalle comunità lungo il confine e a recuperare le vittime.
Sono oltre 900 finora gli israeliani morti nel giorno dell’inizio dell’aggressione di Hamas. Il ministero degli Esteri israeliano ha rivelato che 1.000 civili e soldati israeliani sono stati uccisi dall’inizio dell’operazione nella Striscia di Gaza. I soldati israeliani finora morti sul campo sono 85. Il ministero della Salute invece continua ad aggiornare il bilancio dei feriti: 2.616 fino ad adesso, 578 di questi ricoverati, di cui, 157 in condizioni gravi.
Ogni giorno aumentano anche gli Stati che rivendicano concittadini dispersi o morti: 12 i morti inglesi, nove gli americani. Al Messico risultano disperse due persone, alla Thailandia 12. Non si hanno numeri, ma si ha il forte sospetto che tra gli ostaggi o i dispersi ci siano anche alcuni tedeschi e francesi, oltre a un russo morto, quattro argentini deceduti e cinque scomparsi. E purtroppo nemmeno gli italiani sono esenti dal conteggio. Due risultano infatti tra i dispersi. E il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, conferma: «Due concittadini con doppio passaporto non rispondono all’appello».
Oltre ai numeri ci sono le storie. Come quelle di chi è sopravvissuto alla strage del Nova Music Festival nel Kibbutz Re’im, il sobborgo della città di Ofakim, nel Sud di Israele. I cadaveri recuperati lì sono 260 (750 i dispersi). La ricostruzione di quanto è accaduto è da brividi. L’attacco al festival è iniziato intorno alle 7 del mattino, la maggior parte delle persone probabilmente non era molto lucida. Inizialmente, i partecipanti alla festa hanno sentito una forte esplosione, che hanno interpretato come un altro sporadico attacco missilistico a Sud di Israele. Ma poi le esplosioni si sono fatte più forti e costanti, per circa cinque minuti. A quel punto gli organizzatori hanno spento la musica e la polizia ha cominciato a invitare i circa 5.000 partecipanti a fuggire. Da lì a poco il caos. In arrivo c’erano i terroristi a bordo di camioncini, bandiere di Hamas e fucili imbracciati. Hanno cominciato a sparare all’impazzata. «Sembrava l’inferno», raccontano alcuni testimoni. Molte donne sono state violentate accanto ai cadaveri dei loro amici, alcune subito dopo sono state giustiziate. Uno dei sopravvissuti, poco dopo la strage, è tornato sul posto a cercare i suoi amici. È rimasto sconvolto. Troppi i corpi, soprattutto di giovani donne, massacrati a terra, freddi, dilaniati e ricoperti di sangue e polvere. Le carcasse delle auto forate dai proiettili e distrutte dalle granate si possono ancora vedere dalle immagini riprese con i droni che hanno sorvolato l’area.
Molte le testimonianze raccolte negli ospedali. «La cosa che desidero di più è svegliarmi da questo incubo, dimenticare tutto quello che è successo. Era una festa bellissima… dal paradiso all’inferno, in un secondo», dice un ragazzo.
Disperato il padre di Noa Argamani, la giovane donna che è stata rapita dai miliziani di Hamas al Festival, protagonista di un video raccapricciante che ha fatto il giro del mondo.
Ma il terrore non è finito, perché dopo gli stupri i saccheggi, le torture che il commando di Hamas ha condotto porta a porta dalle 6 del mattino di sabato 7 ottobre nell’operazione «Diluvio al-Aqsa», rimangono 130 ostaggi, un centinaio si trovano detenuti a Gaza, altri 30 invece sono nelle mani dei jihadisti.
Non solo perché non si fermano neanche gli attacchi contro lo Stato d’ Israele. Nuovi razzi da Gaza colpiscono il Sud, scrive il Time of Israel.
Piovono missili anche su Tel Aviv, a dirlo un’italiana che ha raccontato in un video pubblicato sui social di essere bloccata insieme ad altre persone nell’aeroporto di Ben Gurion, dove nel pomeriggio un razzo lanciato dalla striscia di Gaza è caduto fortunatamente senza provocare danni né vittime. Un portavoce dell’autorità aeroportuale di Israele ha spiegato che il razzo è stato intercetto dai sistemi di difesa aerea. L’aeroporto non ha subito interferenze sulla sua operatività. Ma come si vede dai video diffusi dai social, ci sono anche alcuni italiani bloccati in Israele. «Siamo nel rifugio sotto l’aeroporto, perché c’è un attacco missilistico», testimonia l’italiana: «Siamo terrorizzati», annuncia tra le lacrime prima di riferire, sempre sui social che a breve potrà tornare in Italia con un volo notturno.
Tutto questo sembra essere solo l’inizio perché Hamas ha escluso di negoziare per lo scambio di prigionieri. E ha minacciato: «Giustizieremo un civile israeliano per ogni nuovo bombardamento su civili senza preavviso».
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