- L’imprenditore riprende la guida dell’azienda del nonno e del padre per rilanciarla: «Ho avviato un piano di riorganizzazione che la renderà più efficiente. Triplicheremo gli spazi dell’archivio: abbiamo 15.000 libri antichi e centinaia di migliaia di disegni».
- Dopo Linate, arriva a Malpensa una nuova area business dedicata a executive jet, aerotaxi ed elicotteri.
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Lo speciale contiene tre articoli.
«Ho iniziato a lavorare a 19 anni, ho fatto un anno di università e poi, giù a capofitto in azienda». Inizia a raccontarsi così Michele Canepa, proprietario della Tessitura Canepa, marchio tra i leader mondiali in fatto di tessuti. Ma la vera università, per Canepa, è stata la vita: per i risultati raggiunti dalla sua azienda, per aver avuto la forza di lasciarla e per il coraggio di ricomprarsela. Un’avventura aziendale partita molto lontano: «È una lunga storia che parte nel Settecento con la famiglia Cattaneo di Carnago, che aveva proprietà agricole nella zona di castiglione Olona. Possedevano bachicoltura, filatura e telai a mano e tintorie che nell’Ottocento erano solo in centro a Como. Mio bisnonno Canepa, colonnello dei carabinieri a cavallo che aveva combattuto con Napoleone III, aveva ricevuto l’ordine di tenere la caserma di Como che, guarda caso, era di fronte alla tintoria Cattaneo. Ne ha sposato una figlia, ecco la continuazione della tradizione di famiglia».
È rimasto qualcosa di quei tempi?
«Un vecchio telaio per la lavorazione a maglia in legno di fine Ottocento-primi Novecento. Non è montato, è in cattive condizioni ma è la testimonianza della storia. Mio nonno, all’inizio del Novecento, si è occupato ancora di tessile, portando la bachicoltura nelle campagne di San Fermo dove oggi c’è l’azienda. Aveva più di 50 famiglie di contadini che seguivano la bachicoltura, ma gli piaceva comprare e vendere aziende. Nel 1932 ha comprato un’azienda tessile dove mio padre ha iniziato a lavorare con un cugino. Da quell’azienda, negli anni Sessanta, si è separato e ha fondato il 20 ottobre del 1966 la tessitura serica Giovanni Canepa oggi Tessitura Canepa».
Lei quando iniziò a farne parte?
«Nel 1968, sono passati più di 50 anni. All’epoca avevamo 30 dipendenti; quando l’ho lasciata, nel 1998, erano quasi 700. Me ne sono andato perché è difficile mettere tutti d’accordo quando si è in tanti. Uscendo ho comperato la Taroni, altra azienda tessile centenaria, fondata nel 1880, più piccola, con un fatturato di 15-16 milioni. Ora ho lasciato a mio figlio il 100% della società, un totale cambio generazionale».
Nel periodo in cui lei non c’era cosa è accaduto alla Canepa?
«Per dieci anni è andata molto bene: andava bene prima e ha continuato. Poi scelte di gestione, qualche errore, l’eccesso di pagamento che una sorella ha fatto nei confronti delle altre due hanno messo in difficoltà l’azienda. Una delle sorelle ha fatto quello che si chiama leverage buy out, quando compri un’azienda facendo leva sulle finanze dell’azienda stessa. Non sempre vanno a buon fine queste operazioni».
Ora lei ha ripreso in mano le redini dell’azienda, mentre la sorella Elisabetta è rimasta presidente. E solo due mesi fa ha acquisito tutte le società del gruppo Canepa da DeA Capital Alternative Funds Sgr, entrata con quote di maggioranza a giugno 2018. La sua iniziativa ha evitato che si concretizzassero le offerte di tanti potenziali acquirenti, nazionali ed esteri, interessati all’acquisizione di rami aziendali e al sezionamento dell’azienda.
«Mi sono ora avventurato in questa impresa, sono tornato in Canepa e controllo il 100% della società, sono tornato con un mio vecchio dirigente degli anni 90 che mi ha spinto a fare questa operazione. Ho sentito il dovere di fare questo passo per cercare di tutelare il lavoro di tanti collaboratori, molti dei quali avevo a suo tempo, assunto io stesso. Ho comperato l’8 aprile attraverso una mia società immobiliare questo gruppo, erano 4 aziende che ho ridotte a 3 perché una l’ho rivenduta e stiamo lavorando per rilanciare la Canepa».
Quindi lei è tornato a capo dell’azienda del nonno e del padre. Soddisfatto della scelta?
«Emozionato, soddisfatto e nello stesso tempo mi rendo conto che ci sono da risolvere tanti problemi. I primi dati positivi si iniziano già a vedere e sono passati solo tre mesi e mezzo, è confortante».
Quali sono state le sue prime azioni?
«Abbiamo avviato un piano di riorganizzazione ,che si concluderà nel prossimo mese di marzo. E permetterà non solo di rendere più efficiente l’azienda, di mettere un controllo ancora più preciso nei vari reparti e di avviare bene il lavoro di tracciabilità di tutto il processo. In Taroni abbiamo una tracciabilità del processo, pezza per pezza. A Como solo due aziende hanno fatto questa scelta. Gli altri controllano per lotto, ogni 40-50 pezze alla volta. Noi per singola pezza. Nel Sessantotto si faceva solo seta per cravatte, che sono il nostro prodotto tradizionale. Poi piano piano abbiamo allargato la produzione a tutti i generi di tessuti, lino, cotone, lana fino a inserire le fibre tecniche come le viscose e il poliestere, le microfibre, il nylon per ottenere quei risultati che di solito richiedono queste mischie di filati. In termini di capo finito vengono prodotte annualmente oltre 1 milione di cravatte tra jacquard, stampa e tricot, 700.000 sciarpe e 300.000 pezzi “acqua e fuori acqua” dalla divisione mare».
Qual è il valore aggiunto di Canepa?
«Abbiamo una specializzazione nel campo del tessuto jaquard e un impianto di produzione che parte dagli archivi, agli studi tecnici, ai telai. Nessun’altra fabbrica a Como ha un complesso di macchinari come quelli che ha Canepa, sempre stata leader negli ultimi 30-40 anni nel tessuto jaquard e lo sarà ancora. Abbiamo un archivio a disposizione che è enorme, sia di libri antichi che di disegni. Sarà finito di riorganizzare in aprile dell’anno prossimo. Oggi è già enorme ma triplicheremo gli spazi. Si tratta di più di 15.000 libri e centinaia di migliaia di disegni a disposizione».
L’industria della moda è la seconda più inquinante al mondo, ma in fatto di sostenibilità siete all’avanguardia.
«È importantissimo porre attenzione all’ambiente. Como è stato il primo centro tessile che si è dotato dei depuratori ancora negli anni Settanta. Ero un giovane industriale quando iniziai a seguire con colleghi più anziani questo progetto. Il concetto delle acque pulite e del controllo arriva da tanti anni di esperienza. Canepa è stata la prima azienda a livello mondiale che ha partecipato alla campagna Detox di Greenpeace. Tarioni la terza. Controllo e pulizia sono alla base. Alcuni sistemi sono ancora leggermente inquinanti, perché nella chimica non si è ancora risolto tutto. Coerentemente al suo impegno per una moda sostenibile, attraverso il dipartimento di ricerca e sviluppo Canepa evolution, l’azienda ha ideato e realizzato brevetti che consentono di ridurre l’utilizzo di notevoli quantità di acqua e le emissioni di CO2, con notevole risparmio di energia, durante la lavorazione dei filati. All’inizio del 2018 il marchio Canepa ha altresì ottenuto la certificazione Gots (Global organic textilestandard) per la seta e il cotone, il più importante standard per la produzione sostenibile di indumenti e prodotti tessili realizzati con fibre naturali da agricoltura biologica; oltre alla certificazione Global recycle standard per lana e poliestere».
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