I soccorsi a Modena. Nel riquadro, Salim El Koudri (Ansa)
Salim era frustrato come tanti connazionali che non trovano lavori all’altezza dei loro studi ma non per questo si gettano con l’auto contro la folla. La verità è che questa atroce vicenda discende da un’immigrazione incontrollata che non vuole assimilarsi e ci odia.
Ma quanta fretta hanno politici e autorità di archiviare il caso di Modena alla voce disagio mentale? Ancora non si sapeva neppure chi avesse lanciato l’auto contro i pedoni e già il sindaco della città emiliana, Massimo Mezzetti, si affrettava a dire in tv che doveva trattarsi di un pazzo. E infatti la narrazione del giorno successivo ha dipinto un Salim El Koudri come un italiano emarginato e disagiato, senza legami con gruppi estremisti islamici.
Sebbene le modalità della strage siano le stesse usate negli attentati che hanno già insanguinato l’Europa, la versione ufficiale punta a escludere qualsiasi correlazione con il terrorismo, declassando la faccenda a tragico evento, con un ancor più tragico autore. Il quadretto consolatorio diffuso nei primi giorni, tuttavia, vacilla di fronte ad alcuni dati di fatto. Il primo è costituito dai messaggi che l’autore della strage inviò tempo fa all’Università di Modena. Voleva lavorare, non come magazziniere, ma come impiegato. E non lontano da casa, bensì in città. E voleva anche uno stipendio adeguato, che non gli lasciasse in tasca solo 500 euro al mese. Insomma, un lavoro comodo e ben pagato. E siccome l’ateneo non offriva un’assunzione adeguata alle sue esigenze, El Koudri aveva insultato Gesù Cristo, promettendo di bruciarlo. E le minacce, ovviamente, erano accompagnate da epiteti tipo «cristiani di merda», «bastardi», eccetera.
Era frustrato, ci spiegano oggi. Voleva un lavoro che la nostra società non era in grado di dargli. Come ho scritto, colpa nostra, dunque. Perché promettiamo integrazione e poi, invece, diamo emarginazione. In realtà, il caso El Koudri dimostra una cosa opposta, ovvero che non basta l’integrazione a evitarci casi come quello di Modena. Mi spiego. Il marocchino che sabato pomeriggio ha deciso di travolgere quanti più passanti possibile aveva la cittadinanza italiana e aveva studiato in Italia, laureandosi in Economia. Sulla carta, dunque, era un immigrato che ce l’aveva fatta. Anzi, un immigrato di seconda generazione, la cui famiglia era riuscita a trovare un lavoro e una sistemazione prima in Lombardia e poi in Emilia-Romagna, ovvero in due delle Regioni più ricche e con un mercato del lavoro in grado di assorbire i giovani. Peccato che le aspettative di El Koudri fossero altre. A lui non bastava avere in tasca la carta d’identità italiana e il diritto di votare. Voleva un lavoro all’altezza dei suoi studi, come vogliono migliaia di giovani laureati italiani. I quali, però, anche se frustrati, non prendono l’auto e si lanciano contro la folla.
Aggiungo di più. Ogni tanto le statistiche ci informano che in Italia è in aumento la povertà. Ma basta approfondire i dati per scoprire che se le famiglie italiane con un reddito da fame rappresentano il 6,2% della popolazione, quelle composte esclusivamente da stranieri superano il 35%. Non è tutto: sempre l’Istat ci aggiorna sulle percentuali di disoccupati, che per quanto riguarda gli italiani viaggiano intorno al 6%, ma se si tratta di stranieri siamo al 10. Che cosa voglio dire con queste percentuali? Che siamo seduti su una polveriera, perché è evidente che, avendo aperto le porte a un’immigrazione non governata, abbiamo aumentato il numero di chi non ha un lavoro, un’identità e un futuro. Sempre secondo l’Istat, gli stranieri in povertà sono 1,8 milioni e da queste cifre si ricava anche il numero di extracomunitari che non studiano e non lavorano. Se la percentuale fra i giovani italiani è pari al 12,9%, per gli immigrati di prima e seconda generazione si passa al 38,5.
C’è altro da aggiungere? Sì, ovvero che Salim El Koudri ha cambiato legale. Da ieri ad assisterlo è Fausto Gianelli, coordinatore dei giuristi democratici di Modena, membro del Comitato esecutivo dell’Associazione europea degli avvocati per la democrazia e i diritti umani, nonché difensore di Abu Rawwa, il marocchino coinvolto nell’inchiesta sui finanziamenti ad Hamas. E l’avvocato Gianelli tiene a farci sapere che il suo assistito ha chiesto la Bibbia. Seguirà perizia per dimostrare che è incapace di intendere e volere.
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La strada del centro di Modena dove Salim El Koudry ha falciato la folla (Ansa)
Il Pd ci ha raccontato che rendendo italiani gli immigrati sarebbero finiti i problemi. La storia di El Koudry li sbugiarda.
Poi, come sempre, la realtà si manifesta all’improvviso e sbriciola tutte le stupidaggini ideologiche, demolisce le costruzioni retoriche e se ne va lasciando sberleffi e macerie. Ecco, appunto, che la storia di Salim El Koudry arriva con prepotenza a distruggere anni e anni di insistenze progressiste sulla cittadinanza facile.
Se ben ricordate, non più tardi di un anno fa il Partito democratico invitò a votare al referendum per dimezzare (da 5 a 10) gli anni di residenza continuativa necessari per concedere la cittadinanza italiana agli stranieri: «Oltre due milioni di persone che potrebbero accedere allo status di cittadini e cittadine dopo tanti anni di lavoro, studio e residenza ininterrotta in Italia», dicevano i dem. Sempre il Pd, ormai da tempo immemore, insiste a proporre nuove leggi: lo ius soli prima, lo ius scholae poi, quest’ultimo tornato in auge proprio in queste ore (e non solo grazie alla sinistra, vedi Forza Italia). L’idea sarebbe quella di riconoscere la cittadinanza ai minori nati in Italia o arrivati da bambini (fino ai 12 anni), dopo che abbiano completato almeno 5 anni di ciclo scolastico. A sostegno di queste proposte, i progressisti amano ribadire come la cittadinanza sia assolutamente necessaria per consentire agli stranieri di sentirsi compiutamente parte della nostra comunità. In ogni talk show, da anni a questa parte, c’è sempre qualcuno che prende la parola per spiegare a noi poveri ignoranti quanto sia importante donare ai giovani figli di immigrati lo status di italiani: solo così, dicono commossi, questi potranno sentirsi pienamente italiani. Spesso c’è pure qualche sussiegoso maestrino pronto a sostenere che, se tanti figli di stranieri delinquono, è proprio perché sono i giustamente emarginati, ferocemente privati della condizione di italiani che spetterebbe loro di diritto. Eppure guarda un po’ che cosa è accaduto a Modena. Abbiamo un tale, Salim El Koudry, che è italiano da quando ha 14 anni, cosa effettivamente possibile anche in assenza di nuove leggi. Costui ha frequentato le nostre scuole, compresa l’università, si è addirittura laureato. È stato accolto e trasformato in italiano grazie all’ambito pezzo di carta. In buona sostanza è esattamente il «nuovo italiano» che Pd e sinistra variegata da sempre propongono di costruire grazie a norme permissive e «accoglienti». Ma si è lanciato a cento all’ora con la macchina contro i passanti inermi.
Quando pensa agli italiani, Salim, non pensa a un «noi», ma a un «loro». Pensa ai «bastardi cristiani» che vorrebbe uccidere. Pensa a quelli, gli oppressori occidentali, che non gli danno il lavoro che lui desidera, pagato quanto desidera. Salim è italiano, la sua cittadinanza dice così. Ma vi sembra integrato? Pare proprio di no. Anzi, peggio: aveva in mente di disintegrare fisicamente un bel po’ di innocenti, e in parte ci è riuscito. Persino a sinistra qualcuno, ieri, certificava la sua condizione di corpo estraneo. «In un Paese che non riesce a gestire l’immigrazione, in cui la xenofobia e il razzismo sono presenti, c’è il rischio che una nuova generazione non si senta integrata e noi su questo dobbiamo lavorare, non come esimente, come scusa per chi ha commesso un reato, ma per evitare questa disgregazione», ha detto Michele De Pascale, governatore dell’Emilia Romagna. «È un piccolo frammento di disgregazione, quello che è successo a Modena». Beh, che sia disgregazione è evidente. Ma razzismo e xenofobia non c’entrano un tubo: Salim godeva di tutte le condizioni di cui, secondo la sinistra, ogni figlio di stranieri dovrebbe godere, a partire proprio dalla cittadinanza. Come la mettiamo allora? Se fosse vero ciò che per anni ci hanno ripetuto i sinceri democratici, Salim non dovrebbe avere alcun problema. Forte del titolo ottenuto a 14 anni, dovrebbe essere felice e soddisfatto. «Uno di noi». E invece vuole ucciderci, ci percepisce radicalmente altri, e ostili.
Ciò dimostra quel che già sapevamo, e che ripetevamo quasi mai creduti. La cittadinanza non è affatto veicolo di integrazione. Al massimo può essere vero il contrario, e cioè che una volta integrati si può ottenere la cittadinanza come approdo ultimo di un percorso serio e severo. Salim El Koudry, ci risulta, era cittadino marocchino. Ed era italiano, ma solo sulla carta. Lo è diventato senza ius scholae, ed è la dimostrazione vivente di quali conseguenze potrebbe avere una norma simile. Conseguenze che alcuni modenesi si porteranno incise nel corpo per tutta la vita.
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Nel riquadro l'avvocato Fausto Gianelli. Sullo sfondo un'immagine degli scontri durante il G8 di Genova nel 2001 (Ansa)
L’avvocato Fausto Gianelli ha un passato come consigliere comunale dei Ds. Nel 2001 difendeva il Genova social forum. Ha preso le parti di ecoteppisti e di chi tifa per Hamas.
È un ex consigliere comunale dei Ds a Pavullo nel Frignano, Fausto Gianelli, nuovo avvocato di Salim El Koudri, il trentunenne di origine marocchina in carcere per aver investito una decina di persone nel centro di Modena, ferendone otto. La carriera forense di Gianelli si è svolta in gran parte all’insegna di una tanto legittima quanto forte caratterizzazione politica.
Le prime tracce mediatiche della sua militanza in ambito legale risalgono al 22 luglio del 2001, nel pieno delle polemiche per gli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti al G8 di Genova. In un lancio d’agenzia che riprendeva una nota scritta da «numerosi avvocati del Gsf (Genova social forum, ndr), riuniti nel gruppo dei Giuristi democratici, denunciano che la polizia impedisce loro di entrare all’interno della scuola Pascoli per assistere alla perquisizione pur essendo, a loro dire, stati nominati come legali dai giovani in stato di fermo», si poteva leggere una dichiarazione del legale di El Koudri. «L’articolo 41 del testo unico di pubblica sicurezza», dichiarava allora l’ avvocato Fausto Gianelli di Modena, «prevede che alle perquisizioni per armi ed esplosivi come questa, sia presente il legale. Invece la polizia ci impedisce di entrare. Siamo qui da un’ora e mezza e non siamo potuti entrare. Continuiamo a vedere uscire giovani con ferite e macchie di sangue fresco e abbiamo motivo di ritenere che all’interno ci siano violenze continuate da parte delle forze dell’ordine».
L’anno dopo Gianelli partecipa a un incontro organizzato dall’Associazione internazionale degli avvocati democratici (Iadl), insieme con l’Unione araba degli avvocati (con base al Cairo), sulla tematica dei detenuti palestinesi in Israele.
Nei mesi scorsi il legale modenese ha assunto la difesa di Abu Rawwa Adel Ibrahim Salameh, immobiliarista residente a Sassuolo, nel Modenese, arrestato (e poi scarcerato su disposizione del Riesame di Genova) nell’ambito dell’inchiesta avviata nel capoluogo ligure sui presunti finanziamenti ad Hamas raccolti in Italia attraverso organizzazioni benefiche. Durante le indagini era emerso che l’uomo, dipendente di un’associazione di beneficenza, era intestatario di una quarantina di immobili nel Modenese e nel Reggiano. Dopo l’arresto, l’indagato si era difeso sostenendo di non aver mai sospettato che tali somme potessero finanziare il terrorismo. Dopo la conferma della scarcerazione da parte della Cassazione, il legale, in una nota firmata insieme ai difensori di altri indagati, aveva dichiarato: «Pare evidente che il tribunale dovrà riconsiderare le posizioni degli indagati per i quali era stato provato solo l’invio a Gaza di aiuti alimentari e di denaro destinato ad attività umanitarie di sostegno alla popolazione civile».
Nel 2024, invece, Gianelli aveva assunto la difesa di quattro militanti di Extintion rebellion, finiti a processo per aver turbato la messa nel giorno del patrono San Geminiano, all’interno del Duomo di Modena, leggendo brani di papa Francesco.
Nell’ottobre scorso il nome del legale di El Koudri compare tra i firmatari dell’esposto alla Corte penale internazionale contro il premier Giorgia Meloni, i ministri degli Esteri e della Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto, e l’allora amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani, accusati di concorso nel presunto genocidio perpetrato da Israele a Gaza nei confronti del popolo palestinese. E sempre su questo tema, nel febbraio di quest’anno, Gianelli è intervenuto alla Camera nella discussa conferenza stampa durante la quale Francesca Albanese ha presentato il suo rapporto su Gaza.
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2026-05-19
Attentato Modena, per la Schlein la colpa è della destra. E vuole assumere 12.000 psicologi
Elly Schlein (Ansa)
Dibattito in Europarlamento, bocciato il riferimento dei Patrioti ai pericoli dall’islamismo.
La tentata strage di Modena approda al Parlamento europeo: è stata approvata la richiesta del gruppo dei Conservatori e riformisti europei che chiedeva l’aggiunta del dibattito su quanto accaduto sabato scorso nel corso della plenaria del Parlamento europeo.
Il dibattito si terrà oggi, con il titolo «L’attacco contro i cittadini a Modena: proteggere gli spazi pubblici e prevenire la violenza nell’Ue». Respinta la richiesta del gruppo dei Patrioti per l’Europa e della Lega, che aveva proposto un dibattito dal titolo «Attacchi terroristici di Modena: necessità urgente degli Stati membri di intensificare le misure contro l’islamismo domestico e di rendere più stringenti i criteri di rilascio delle cittadinanze». Sensibilità diverse nel centrodestra: il leader della Lega, Matteo Salvini, affonda i colpi: «Per il fatto che Salim El Koudri sia italiano», dice Salvini a Radio 24, «peggio mi sento. Se va in giro col coltello in macchina, falcia la gente a 100 all’ora in centro a Modena e scrive “bastardi cristiani” e inneggia ad Allah in arabo su profili chiusi da Facebook, e ce ne vuole di impegno perché Facebook chiuda i profili, evidentemente è ancora più grave. Non era un disadattato che viveva sotto un ponte isolato dal resto del mondo, addirittura era laureato. Il permesso di soggiorno e la cittadinanza sono atti di fiducia del popolo italiano se questa fiducia viene a mancare devo poter intervenire».
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ieri era a Modena per mandare un «messaggio di solidarietà alla città» e incontrare «coloro che sono intervenuti per bloccare questa persona che provocato un danno enorme alla città, un atto gravissimo. Chi non è cittadino italiano e delinque deve essere espulso, questo è chiaro». La cittadinanza come premio agli stranieri intervenuti per bloccare El Koudri? «Ci sono delle regole per dare la cittadinanza italiana», taglia corto Tajani, «meritano un riconoscimento. Se poi avranno i titoli per avere la cittadinanza italiana, questo è un altro discorso».
Dal canto suo il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, fa il punto della situazione: «Eravamo, siamo ancora un po’ preoccupati per la giusta collocazione del fatto», sottolinea Piantedosi, «dell’episodio, perché è del tutto evidente che la tragicità dello stesso rimane qualsiasi sia stata la motivazione, sia chiaro. Però è evidente che, se noi avessimo preso consapevolezza che per la prima volta ci era sfuggito qualcosa nel sistema di prevenzione antiterrorismo, in qualche modo ce ne saremmo preoccupati un po’ di più».
In una intervista al Resto del Carlino, Piantedosi allarga il discorso: «Abbiamo visto immagini che ci interrogano», argomenta il titolare del Viminale, «destano impressione, ci obbligano a fermarci e a riflettere. Ma anche l’orgoglio per la reazione dei cittadini, per il comportamento corale di forze dell’ordine e soccorsi. E ho due consapevolezze: se tutto sarà confermato, il sistema antiterrorismo non ha rivelato falle; c’è invece un tema vero e serio di disagio sociale che richiede un rafforzamento dei presidi di sicurezza in relazione alla salute mentale». E la remigrazione? «Stiamo lavorando ai rimpatri degli stranieri che delinquono», osserva Piantedosi, ma qui stiamo parlando di un cittadino italiano. Condivido l’attenzione del vicepremier Matteo Salvini per una gestione più sostenibile dell’immigrazione, ma qui è un’altra cosa, stiamo parlando di altro».
A proposito della salute mentale di Salim El Koudri, è il presidente dell’Emilia-Romagna, Michele De Pascale, a fare il punto della situazione: «Dai dati in nostro possesso in questo momento», spiega De Pascale a Radio24, «le visite i referti e gli incontri che erano stati fatti diversi anni fa, in nessun modo facevano presagire elementi di violenza perché, a volte, anche il disagio psichico ha delle evoluzioni che sono imprevedibili e quindi che, fino a un certo punto, non è ipotizzabile che ci siano elementi di violenza e poi, dalla sera alla mattina o in poco tempo, in pochi mesi, la situazione evolve. Tutti ci dobbiamo chiedere che cosa possiamo fare di più e di meglio per mettere nelle condizioni gli operatori di poter lavorare», aggiunge De Pascale, «che non vuol dire azzerare il rischio, però non possiamo neanche dire non si può far nulla». Chi parla di «becere strumentalizzazioni della destra» è Elly Schlein, che attacca: «Sulla destra ha fallito e deve mettere al centro il tema della salute mentale, in un Paese in cui mancano 12.000 professionisti».
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