Vogliono imbavagliare Ratzinger
Che cosa c’è di male nel dire che i preti devono fare i preti e non essere dei capifamiglia che per lavoro amministrano i sacramenti? A quanto pare molto, altrimenti non si capirebbe ciò che è successo dentro le mura vaticane in questi giorni. Quando si è scoperto che Benedetto XVI aveva scritto un saggio proprio per ribadire che il sacerdozio è una missione, non un mestiere da svolgere dopo aver aver baciato la moglie e portato i bambini a scuola, e nemmeno qualche cosa che si possa interrompere per il weekend o per accompagnare i figli in piscina, i sacri palazzi devono aver tremato. Che il Papa emerito avesse scritto di proprio pugno un inno della funzione ecclesiastica, a favore (…)

(…) della rinunzia alla vita coniugale e dunque alla famiglia, per dedicarsi agli altri e alla preghiera, deve essere stato considerato un atto dirompente, da bloccare sul nascere. Così è scattato un piano delle alte gerarchie per imbavagliare Ratzinger prima che le sue parole risuonassero e potessero fare danni. E, soprattutto, prima che stoppassero i piani di chi vorrebbe trasformare i preti in pastori di anime a mezzo servizio, ministri di Dio ma anche mariti di una signora e magari domani, perché no, anche di un signore, come già accade con altre confessioni.

Sì, solo così si spiega ciò che è successo nelle ultime quarantotto ore, quando si è diffusa la voce di un libro a doppia firma, del Pontefice emerito e del cardinal Robert Sarah, sul sacerdozio e in particolare sul celibato. Solo in tal modo si comprende che la notizia di un intervento pubblico di Benedetto XVI contro le aperture sollecitate dal Sinodo per frenare l’emorragia di vocazioni deve aver suscitato grande fermento in quella parte della Chiesa secondo cui se i parroci avessero una moglie tutto sarebbe risolto, perché non ci sarebbe il problema dei preti pedofili e perché il reclutamento di sacerdoti sarebbe più facile con la prospettiva di essere allietati da una felice vita coniugale.

Il Papa emerito ha scritto sull’argomento un saggio di 45.000 battute e ha scambiato lettere e opinioni con il cardinal Sarah e questo è un fatto che non può essere smentito. Il porporato, di cui sono note le tesi e in particolare la contrarietà all’addio al celibato, a sua volta ha vergato un altro saggio, a cui si sommano una nota introduttiva e una conclusiva.

Ratzinger ha letto ciò che ha scritto Sarah e nelle lettere autorizza la pubblicazione del suo testo nei modi che il cardinale ritiene utili. Dalle missive scambiate si capisce che il libro è nato da uno spunto del Pontefice emerito e da quel che sappiamo l’entourage di Benedetto XVI sapeva del progetto fin dall’inizio. Ma dopo che la notizia della prossima uscita del volume è divenuta pubblica, la macchina della nebbia vaticana ha iniziato a mettersi in modo. Parola d’ordine: far sparire il saggio dal dibattito sul celibato. Anzi: cancellare ogni traccia del nome di Ratzinger come autore del volume.

Sulla stampa nazionale sono così iniziate a fiorire leggende di un libro apocrifo, scritto da altri, ma spacciato come se fosse del Pontefice emerito. Si è parlato di giallo, di firma estorta a sua insaputa, di incomprensione fra Sarah e Ratzinger, fino a un annuncio di padre Georg Gänswein che rinnega in parte la paternità ratzingeriana dell’opera.

Ma a leggere le lettere e ricostruire la nascita del saggio, si capisce che niente di tutto ciò è successo. Il volume si compone di due parti, una delle quali è di Benedetto XVI. Ma siccome l’inno al sacerdozio sconvolge i piani, si sta cercando di silenziarlo, perché la decisa presa di posizione contro l’abolizione del celibato rischia di diventare un ostacolo insormontabile da superare per quei prelati che intendono cambiare la dottrina.

La diminuzione delle vocazioni preoccupa, ma ancor più preoccupa la diminuzione dei fedeli e delle relative offerte. E dunque, per svecchiare la Chiesa, si pensa a far cadere l’ultimo tabù, accogliendo sull’altare anche i preti sposati. Non sappiamo se papa Francesco si apprestasse a un’apertura nei confronti di questa corrente di pensiero, dando la benedizione papale all’addio al celibato anche per i preti.

Sappiamo però oggi più che mai che in Vaticano c’è chi non vede l’ora di far dimenticare il Papa emerito e il suo magistero. Un vicario di Cristo, per quanto dimissionario, che non si rassegna allo stravolgimento della dottrina, è infatti troppo ingombrante per una Chiesa che invece di fare progressi è diventata progressista.

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