I fondamentali della nostra economia tengono, ma serve un po’ di paura per convincere la Meloni a far votare la Von der Leyen Ed ecco il messaggio: «Se dirà sì, sarà tutto più facile». Ma i vincoli dell’Ue sono basati sui numeri o sulle simpatie politiche?
«Le regole ci sono e dovremo conviverci». In vista della nomina dei nuovi vertici della Commissione europea, dal Corriere della Sera arriva un pizzino, che grosso modo è riassumibile così: ancora poche settimane e l’Italia invierà il suo piano di rientro del deficit e del debito. Da quel momento saremo in pieno nel nuovo sistema di regole. Che fuor di metafora significa un mare di guai, perché il governo dovrà tener conto di una serie di vincoli di bilancio e dunque alcune misure, come la decontribuzione e le nuove aliquote sui redditi, non potranno essere finanziate. Fine dei giochi? Secondo il quotidiano di via Solferino, sì. Ma anche no. Nel senso che alla situazione che ci mette spalle al muro con un indebitamento monstre a cui hanno contribuito in maniera decisiva gli esecutivi precedenti, in particolare quello guidato da Giuseppe Conte con il Pd, si potrebbe trovare rimedio con un po’ di furbizia, approfittando di una serie di circostanze.
La più importante delle quali riguarda la Francia, altro Paese in difficoltà che tuttavia potrebbe essere trattato «in guanti bianchi vista la fragilità dei suoi assetti politici». Ma come? Le regole di Maastricht non erano dogmi che non potevano essere messi in discussione? I vincoli di bilancio non si dovevano considerare come le tavole di Mosè? A quanto pare no. Adesso che a essere in difficoltà è la Francia, Paese che, nonostante le manovre per impedirlo, rischia di finire tra le braccia del Rassemblement national, i dieci comandamenti di Bruxelles non paiono più così imperativi. «Vista la fragilità degli assetti politici», l’Europa potrebbe chiudere un occhio o forse tutti e due. Da qui si capisce che le scelte non sono affidate alla matematica, ma alla politica. A decidere se un Paese ha bisogno di una cura lacrime e sangue o di un aiuto non è un algoritmo, ma sono alcuni signori che tengono conto delle variabili e, soprattutto, di chi lo governa. È questo il senso del messaggio, che guarda caso viene recapitato a pochi giorni dalla decisione sui futuri assetti dei vertici dell’Unione. Che fa Giorgia Meloni? Vota o no Ursula von der Leyen? La baronessa punta alla riconferma, ma sebbene i Popolari e i Socialisti abbiano imbarcato i Verdi, non è detto che ce la faccia. Dunque, potrebbe essere necessario un aiutino per evitare i franchi tiratori. E qui entrano in gioco l’Italia e le regole di bilancio, con cui si possono fare i conti, ma forse anche no.
Il lungo articolo del Corriere spiega che la situazione del nostro Paese non è così drammatica. A marzo gli occupati sono cresciuti di quasi 400.000 unità, e questo si traduce anche in un incremento del gettito Irpef e dei contributi. Le entrate aumentano e ciò rende meno pessimista il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Tenendo sotto controllo la spesa pubblica e rinviando alcune spese del Pnrr, la quadratura del cerchio potrebbe essere raggiunta. Naturalmente è sempre questione di punti di vista, perché dipende dallo sguardo benevolo di chi osserva. Cioè: a Bruxelles potrebbero scorgere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda della sensibilità politica. E quindi oltre a quanto succederà in Francia, molto sarà determinato da come si comporterà il nostro governo. Avrà un atteggiamento affidabile? Oppure il suo comportamento sarà ritenuto conflittuale? In altri termini: Giorgia Meloni si dimostrerà malleabile oppure no? Accetterà di sostenere Von der Leyen o tenendo fede agli impegni del suo gruppo si rifiuterà?
Ovviamente tutto ciò, come scrive il Corriere, è nel nome di regole che ci sono e con le quali bisogna imparare a convivere. Ecco, il verbo giusto è «imparare». Siccome il mondo è dei furbi e le regole sono fatte per essere aggirate, l’occhiuta Europa ti spiega che ci sono due modi di comportarsi. Il primo è attenersi a una serie di parametri stupidi, costruiti a tavolino e che non significano nulla. L’altro invece prevede di farsi furbi, di dare qualche cosa in cambio per ottenere che le regole siano un po’ più flessibili. In pratica, insieme al debito pubblico bisogna mettere a bilancio una certa dose di paraculaggine, una posta esigibile da qui ai prossimi anni senza limiti di scadenza se non quelli determinati dagli elettori.
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