Quanti altri morti prima di capire che la guerra
è perduta?
Volodymyr Zelensky (Ansa)
I politici occidentali da mesi ripetono che non cedere a Putin è un dovere morale. Un principio che fa a pugni con l’ammissione delle sconfitte dei generali ucraini. Volodymyr Zelensky intanto chiede armi, ma non ha più uomini.

il generale Oleksandr Syrsky, parla di un «peggioramento significativo della situazione» nella regione di Kharkiv. I russi nell’ultima settimana hanno iniziato un’offensiva nel Nordest, prendendo di mira la seconda città ucraina. Senza molte difficoltà hanno espugnato una serie di villaggi e anche se Kiev parla di conquiste limitate, la sensazione è che il fronte stia cedendo. Sebbene l’offensiva di Mosca non fosse inaspettata e si temesse un allargamento del conflitto, per costringere gli ucraini a distogliere truppe dall’area di Bakhmut, l’esercito si è fatto trovare impreparato e non a caso perfino fra alti ufficiali sono scoppiate le polemiche.

«La prima linea di fortificazioni e le mine erano praticamente inesistenti», ha scritto Denys Yaroslavsky, comandante di un’unità di ricognizione, mentre altri militari si sono lamentati della mancanza di munizioni e della carenza di uomini.

Volodymyr Zelensky in risposta è tornato a ripetere quel che dice dall’inizio della guerra, ovvero si lamenta per la scarsità degli aiuti occidentali, quasi che i rovesci al fronte siano colpa dell’Europa e dell’America. In pratica, noi occidentali abbiamo inviato troppe poche armi o per lo meno troppo tardi. In realtà, i Paesi che sostengono l’Ucraina hanno svuotato i loro arsenali, al punto che se domattina dovessero affrontare direttamente una guerra sarebbero a corto di munizioni.

Del resto, dopo 80 anni di pace, l’Europa non prevedeva di dover sostenere un conflitto lungo e impegnativo. Con la fine della Guerra fredda gli eserciti occidentali hanno ricevuto l’ordine di rompere le righe e al massimo sono rimasti in vigore i dispositivi per le missioni di pace all’estero. Di militari professionisti nessuno pensava di avere più bisogno, se non per guerricciole tipo Iraq o Afghanistan. Dunque, non solo l’Occidente si è fatto trovare impreparato, ma di fronte a una potenza mondiale la cui industria degli armamenti rappresenta il 6/7 per cento del Pil, misura la propria vulnerabilità. Ci vorranno anni per recuperare il gap e soprattutto ci vorrà parecchio tempo per rifornire le caserme di munizioni.

Perciò nel frattempo che facciamo? Credo che ormai chiunque, in particolare Putin, abbia capito che i leader occidentali sono disposti a fare la guerra, ma a patto di restarsene comodi a casa propria. Nonostante le sparate, per fortuna solo verbali di Emmanuel Macron, nessuno ha intenzione di mandare a morire i propri soldati per l’Ucraina. Armi sì, anche se scarseggiano, uomini no.

E il tema, come più volte spiegato, è proprio questo: puoi disporre di carri armati Abrams, di droni e supermissili, ma se manca chi deve premere il grilletto o manovrare cannoni e aerei si fa fatica a vincere. Anzi, è più facile perdere. E che l’esercito ucraino sia a corto di militari da inviare al fronte ormai è un dato di fatto. Mentre i bollettini di guerra riferiscono quotidianamente il numero di caduti russi, ipotizzando anche mezzo milione di morti, la censura impedisce di parlare delle vittime di Kiev. Ma, nonostante il silenzio imposto dalla legge marziale, si può ritenere che siano alcune centinaia di migliaia. Prova ne sia che le stesse fonti ucraine parlano della necessità di arruolare altri 500.000 soldati.

Nessuno però ha voglia di andare a morire, anche se per la patria. E infatti il Parlamento di Kiev è stato costretto ad abbassare l’età per costringere i più giovani a indossare la divisa, ma tra fughe all’estero ed esenzioni causa malattia vera o presunta (quasi sempre si parla della seconda), alla fine la campagna d’armi stenta. Al punto che, seguendo l’esempio russo, ora gli ucraini pensano di rimettere in libertà i detenuti per spedirli a combattere. Servirà? Probabilmente no. Però forse basterà a prolungare l’agonia, ritardando la resa.

Dunque, torno alla domanda di partenza: quanti altri morti ci vorranno prima che l’Occidente si arrenda e capisca che la guerra è perduta? Capisco che i principi si difendono fino alla fine, ma anche se è poco piacevole e confligge con i nostri desideri, prima o poi bisogna guardare in faccia la realtà. Sedersi e trattare per evitare altre vittime resta l’unica opzione in campo.

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