Alzare le pene agli evasori serve solo a intercettare di più
Ansa

Carlo Nordio è sempre un uomo di buon senso. Da lui, che negli anni Novanta perseguì la tangentopoli veneziana, ho imparato che è inutile alzare le pene quando poi nessuno finisce in carcere. Minacciare anni e anni dietro le sbarre non serve a impedire che i reati vengano commessi se poi le condanne non diventano esecutive perché sono prescritte. Meglio eliminare (…)

(…) le condizioni che favoriscono i reati, cioè per esempio impedire che la corruzione sia agevolata dalla complicazione burocratica, dalla lentezza delle decisioni dell’amministrazione. Dunque, conoscendo la saggezza e l’esperienza dell’uomo, ieri mi sono letto con una certa avidità l’intervista concessa a Italia Oggi. Argomento del giorno: le manette agli evasori. Già dal titolo si capiva qual era il giudizio dell’ex giudice: «Sarà un disastro, non una svolta». Per Nordio la riforma che il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, si prepara a varare «non ridurrà l’evasione fiscale, ma ingolferà i tribunali».

In pratica, secondo l’ex magistrato, la minaccia della pena non fermerà chi non paga le tasse, perché agitare le manette non spaventa l’evasore, in quanto i furbi sanno che questi reati sono di difficile accertamento. «Ci saranno contestazioni e ricorsi lunghi e complessi, dei quali il giudice penale dovrà pure tener conto prima di irrogare una pena. Quindi passeranno anni». Se si volesse davvero costringere chi non paga a onorare i propri debiti con il fisco, prima di annunciare pesanti condanne che poi non si è certi di far scontare, forse sarebbe il caso di semplificare le procedure. Un po’ come accade per la corruzione, dove le mazzette spuntano negli iter burocratici troppo lunghi e poco trasparenti, nelle norme che non essendo chiare lasciano ampi margini di discrezionalità. Se il fisco fosse semplice e non complicato, se non ci fossero mille interpretazioni e intere enciclopedie di circolari, evadere le tasse sarebbe impossibile o quasi, perché è nelle pieghe della legge che si cela la possibilità di un abuso.

Difficile non essere d’accordo con Nordio, il quale a proposito delle manette annota che quella della politica, più che una dichiarazione di guerra contro gli evasori, appare una dichiarazione di impotenza. Le tasse non pagate appaiono una montagna insormontabile e siccome chi governa non sa come scalarla, annuncia il carcere. «Ho spesso criticato i miei colleghi», dice Nordio, «ma in questo caso non siamo noi a invadere la politica: è questa che si ritira, lasciandoci gestire fenomeni che non ci competono». Quella dell’ex giudice appare una lapide sulla lotta all’evasione e anche un pronostico su come finirà la manovra varata dal governo. Dal recupero delle imposte non pagate lo Stato si attende 7 miliardi, poi artificialmente ridotti a 3,5. «Non è una sopravvalutazione», ha detto speranzoso il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ma chi se ne intende di queste cose sa che quelle tasse messe a bilancio non arriveranno dall’evasione, ma dalle contestazioni che saranno mosse dagli uffici fiscali a chi le tasse già le paga. Non saranno i furbi a versare, ma chi è onesto e si trova messo sotto torchio per errori formali. Errori veniali, magari anche di modico importo, che però sono sanzionati e puniti con rigore e consentono al fisco di fare cassa sulla pelle di chi non può o non sa difendersi.

E tuttavia, pur essendo d’accordo con Nordio, il quale annuncia il disastro del piano manette, penso che il carcere agli evasori servirà a raggiungere uno scopo, ossia a mettere sotto intercettazione una quantità di persone. L’uso degli ascolti giudiziari è consentito sopra una certa soglia, ossia quando la condanna detentiva minima comminabile sia superiore ai cinque anni. Dunque, inasprendo le pene agli evasori si consentirà, oltre all’accesso ai nostri conti correnti, anche quello alle nostre conversazioni. Perché sulla base di un’ipotesi di indagine che preveda l’evasione si potranno mettere microspie o trojan nei telefoni, come adesso si fa con i mafiosi, i terroristi e i corrotti.

È molto probabile dunque, come dice Nordio, che le manette per chi non paga le tasse intasino i tribunali, ma forse anche i brogliacci delle trascrizioni telefoniche intaseranno gli uffici degli inquirenti, che dovranno tenere il conto delle chiacchiere e delle faccende degli italiani. Non so come finirà, forse proprio come dice l’ex giudice, ovvero con un disastro. Forse le imposte non saranno pagate, ma almeno un risultato lo si avrà e sarà un altro passo verso lo Stato di polizia. Giudiziaria o fiscale poco importa.

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