L’onorevole non passa dalla cassa, l’artista incassa
Piero Fassino (Ansa)

So che vi sorprenderò, ma io solidarizzo con Piero Fassino. Capita a tutti di avere un attimo di disattenzione e di dimenticare qualche cosa, soprattutto se sei come il deputato del Pd, vale a dire un uomo molto impegnato. E l’onorevole piemontese è di certo impegnatissimo. Per capirlo, basta scorrere il suo curriculum che va da ministro della Giustizia a responsabile del Commercio estero, da presidente dell’Anci a sindaco di Torino, da inviato speciale della Ue in Birmania a presidente della Commissione esteri della Camera.

Per non dire delle sette legislature trascorse in Parlamento sotto tutte le bandiere (da quelle del Pci a quella del Pd, passando per l’Ulivo), che fanno, più o meno, oltre trent’anni di onorato servizio a Montecitorio. Volete che uno così, che oltre ai grilli in testa ha tanti alti pensieri, si perda dietro a una banale boccetta di profumo Chanel da 150 euro? Può succedere a tutti, mentre sei soprappensiero, e magari con una mano impugni il telefono e con l’altra la valigia, di far scivolare la confezione in tasca, trasformando l’impermeabile in una borsa della spesa. Che sarà mai? A me, per esempio, un paio di settimane fa è capitato qualche cosa di simile. Anche io, come l’ex segretario dei Ds, ero in aeroporto e come lui in attesa del volo che avrei dovuto prendere mi aggiravo fra gli scaffali del duty free. A un certo punto ho agguantato una confezione di profumo e dopo averla girata un po’ tra le mani mi sono diretto al bancone per pagare, impugnando il telefono, che ormai funziona pure come carta di credito. La commessa ha passato il pacchetto sul lettore del codice a barre e poi mi ha allungato il Pos, affinché autorizzassi la transazione. Non ricordo la cifra dell’acquisto, ma rammento che me ne sono andato tranquillo con il sacchetto tra le mani. Vi state chiedendo che cosa c’entri la mia storia con quella di Fassino? Semplice: al duty free ho dimenticato il trolley e me ne sono ricordato soltanto una decina di minuti dopo. Sì insomma, anche io come l’onorevole ed ex ministro sono distratto, con la sola differenza che anziché portar via qualche cosa senza pagare, io pago e poi lascio qualche cosa. È una differenza sostanziale? È più facile dimenticare la valigia del profumo che stai comprando? Soprattutto se non stai telefonando come pare dimostrino le telecamere del negozio? Forse. Ma Fassino è piemontese. Anche qui forse vi chiederete cosa c’entri se è nato vicino a Torino con il fatto che si sia dimenticato di pagare un profumo. Non ho intenzione di offendere i piemontesi, ma il più celebre smemorato non era forse di Collegno, centro a pochi chilometri dalla Mole? E Fassino non è nato ad Avigliana, che da Collegno dista appena un quarto d’ora di macchina?

Insomma, l’ex segretario dei Democratici di sinistra è solo la versione moderna dello smemorato che attirò l’attenzione dei giornali cento anni fa. Solo che invece del nome dimentica di esibire la carta di credito. Il suo, quello dell’onorevole, è un caso di amnesia selettiva che andrebbe studiato. A leggere le voci che sono state raccolte dopo che il caso è finito all’attenzione della stampa, all’ex ministro capita di essere colpito da questa forma di smemoratezza quando entra in profumeria. Infatti, ci sarebbero stati altri episodi come quello segnalato della boccetta messa in tasca. Solo che in precedenza gli addetti alla sorveglianza avrebbero chiuso gli occhi dietro pagamento della merce distrattamente sottratta dallo smemorato di Avigliana.

Comunque, oltre a capire il povero Fassino e manifestargli la mia umana comprensione, devo aggiungere che la vita degli onorevoli è durissima. Pensate che mesi fa, un giornalista segnalò sul Tempo una voce raccolta nei salotti romani e che riguardava un esponente assai importante della sinistra, il quale sarebbe stato affetto da un vizietto tutto suo, cioè dall’insana voglia di rubare. In alcune case, dopo la sua apparizione, sarebbero spariti oggetti di valore, scriveva il quotidiano senza fare nomi. «Nessuno ha mai denunciato i fattacci, anche per l’importanza della personalità e dei ruoli rivestiti nel corso degli anni, ma in qualche negozio si ripete una scena davvero sconsolante: il direttore dello store della griffe di turno, ad esempio, pare che spesso chiami dicendo: guardi che l’ultima volta che ci ha visitati è sparito un oggetto, abbiamo i filmati e hanno registrato tutto, se passa alla cassa a saldare il conto chiudiamo questa pratica».

Sì, insomma, quella dell’onorevole è una vitaccia. Del resto, non fu proprio Fassino a esibire come prova la sua busta paga di soli 4.718 euro? Una retribuzione da fame, che certo non ti consente un’esistenza profumata. Tutta colpa dei 5 Stelle, che con il loro populismo, hanno ridotto deputati e senatori nell’indigenza. Tutto ciò mentre altri se la spassano. Prendete ad esempio Michele Riondino, regista ma soprattutto di sinistra, uno che l’altroieri, per celebrare il 25 aprile, ha pubblicato una foto del presidente del Senato Ignazio La Russa a testa in giù, accanto a un’immagine altrettanto rovesciata di Mussolini. Insomma, il senso era chiaro. Ecco, questo simpatico signore è un tizio che se la spassa con i soldi pubblici senza neppure mettere una boccetta di profumo in tasca. Lo Stato, grazie a Dario Franceschini, compagno di Fassino, negli ultimi due anni ha finanziato con un milione e 200.000 euro il suo film. La morale della favola, è che conviene di più fare il regista impegnato che l’onorevole sfigato, al quale tocca aggirarsi con l’impermeabile in cerca di una boccetta di profumo. Insomma, Avanti popolo, ma senza passare dalla cassa. E se ci si passa è solo per incassare.

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