Modello cinese idiota e illiberale. Ma l’abbiamo imitato
Agli italiani è stato chiesto di adeguarsi senza fiatare ai diktat impartiti dall’alto. Una politica fallimentare, copiata da Pechino, basata su restrizioni e obblighi. Che oggi la Consulta può spazzare via, mettendo un argine al potere dei dpcm e dei suoi sostenitori.

Altro che immunità di gregge, a lungo promessa dalla nostra classe politica e dai suoi cosiddetti esperti. Per combattere il Covid, l’obiettivo neppure tanto nascosto di virologi e tuttologi è sempre stato direttamente il gregge. Ovvero si voleva che gli italiani si adeguassero senza fiatare alle direttive in materia di vaccinazioni impartite dall’alto. Il modello ideale, anche dopo quasi tre anni di pandemia – e dunque di fallimenti – resta quello cinese, che secondo le statistiche ufficiali ha registrato «solo» un milione e mezzo di contagi e «appena» 5.000 morti. «Merito» delle decisioni inflessibili prese da Xi Jinping, che di fronte ai primi casi di coronavirus non ha esitato a rinchiudere in casa e non di rado in galera milioni di persone, varando una campagna di immunizzazione su larga scala che non ammetteva obiezioni. Dunque, quando alcuni nostri alti rappresentanti invitano a non abbassare la guardia contro il virus e si fanno promotori del mantenimento di restrizioni, ipotizzando anche la reintroduzione del green pass per accedere a posti pubblici, alludono a quello, cioè alla necessità di conservare lo spirito dei dpcm di Giuseppe Conte e anche di Mario Draghi, vale a dire lockdown, divieti, obbligo vaccinale, anche se mascherato da certificato verde. Quanto per combattere il virus sia adeguata la strategia, lo si può misurare in questi giorni, vedendo ciò che sta accadendo in Cina.

Rinchiudere milioni di persone nei recinti, convinti che bastasse impedire la circolazione degli uomini per evitare quella del Covid, non solo non è servito a nulla, se non ad assestare un duro colpo all’economia di Pechino, ma sta facendo traballare addirittura la stabilità della stessa Repubblica popolare. Nonostante un apparato poliziesco che controlla tutto e tutti, il regime comunista di Xi Jinping non riesce a tenere sotto controllo le proteste.

Milioni di persone non ci stanno a finire isolate per settimane e private di tutto, dal lavoro alla vita sociale, dal cibo alla casa. Nemmeno un sistema rodato come quello cinese, pronto a reprimere il dissenso schiacciando senza esitazione chiunque lo contesti, è al momento riuscito a riportare l’ordine. All’improvviso, lo Stato-partito sta dimostrando le sue fragilità: la paura non basta più a tener sotto controllo un miliardo e mezzo di persone. Quelle più istruite, che maneggiano la tecnologia e hanno accesso all’informazione, non sono disposte a bersi le frottole del comitato centrale. Studiare, in pratica, sta aiutando i cinesi a ribellarsi ed è per questo che, come ogni autocrate, Xi Jinping cerca di proibire Internet. Ma a quanto pare imbavagliare l’informazione, arrestare le persone, istituire un controllo capillare con telecamere a riconoscimento facciale, sembra non bastare.

Tutto ciò dovrebbero tenerlo bene a mente i nostri virologi e tuttologi, insieme con la classe politica nazionale. Ovvero lo dovrebbe considerare chiunque oggi speri che la Corte costituzionale validi con il marchio della legalità le violazioni compiute nel recente passato in nome della tutela della salute pubblica. Alle persone non vaccinate è stato tolto il diritto di lavorare, di viaggiare sui mezzi pubblici, di entrare in bar e ristoranti sulla base di un assunto falso, ossia che chi non si fosse immunizzato fosse un untore. Credenze da Medioevo, che hanno portato a una caccia alle streghe. E oggi, che l’evidenza ha spazzato via due anni di balle, invece di chiedere scusa a chi è stato ingiustamente considerato un cittadino di serie C, ci si augura che i giudici della legge avallino a posteriori la costituzionalità delle discriminazioni.

Al contrario, siccome non siamo seguaci del modello cinese, noi ci auguriamo che la Consulta riconosca che non solo tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, ma lo sono anche davanti alla salute e nessuno può essere obbligato, con il carcere o con ipocrite misure di sicurezza, a fare ciò che non vuole. Se questo Paese vuole essere ancora considerato una Repubblica democratica e non una Repubblica popolare in cui il controllo è affidato alle guardie, la Corte deve mettere un argine allo strapotere dei dpcm e pure a quello dei suoi sostenitori, i quali in nome del bene comune ci vorrebbero imporre non l’immunità di gregge, ma solo il gregge.

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