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Sergio Mattarella (Getty Images)

Sergio Mattarella è preoccupato per la fragilità dell’economia italiana, dice il Corriere della Sera. Il capo dello Stato si è reso conto che l’inflazione e la dinamica salariale aggrediscono il tenore di vita dei cittadini, ribatte Repubblica. Il presidente non si stanca di dire che bisogna fare di più, rilancia il quotidiano di via Solferino.

Ovviamente, quelli che planano dal Colle nella giornata dedicata al risparmio erano tutti discorsi di buon senso perché, di fronte a un’inflazione in salita, non c’è da augurarsi che gli stipendi restino al palo.

Mattarella lancia l’allarme su inflazione e salari, ma i giornaloni tacciono sulle responsabilità dell’Ue

Tuttavia, nessuno dei giornali che hanno dato spazio alla predica giunta dal Quirinale si è preso la briga di dire che sia la crescita dell’inflazione sia l’assenza di sostegni alle retribuzioni è in gran parte colpa dell’Unione europea, quella stessa Ue a cui Mattarella anche venerdì ha dedicato il solito pistolotto, invocando la piena integrazione come lo strumento di difesa migliore contro la finanza meramente speculativa.

I quotidiani che hanno accolto le parole del capo dello Stato si sono ben guardati dallo spiegare che il carovita è sì dovuto a conflitti geopolitici e geoeconomici, come ha detto il presidente, ma l’Europa ci ha messo del suo perché, decretando la fine dei motori termici, ha anche anticipato la riduzione della produzione di carburante, spingendo alla chiusura un terzo delle raffinerie del Vecchio continente.

Carburanti e raffinerie, il Green deal europeo alimenta il caro vita

Anche i bambini conoscono le regole dell’economia e sanno che la penuria di un prodotto a fronte di una domanda in crescita (in Cina, India, Vietnam, Cambogia i consumi di benzina e gasolio continuano ad aumentare, di pari passo con la motorizzazione) fa salire i prezzi.

E se i carburanti costano cari, per trasportare le merci, dunque anche gli alimenti, si paga di più. Ma, nonostante ciò, gli editorialisti dei giornaloni hanno evitato di dire al presidente che, forse, se l’inflazione aggredisce il tenore di vita dei lavoratori, la responsabilità è anche un po’ di Bruxelles.

Così come hanno taciuto su un altro aspetto di un certo rilievo, che aiuta a capire le cause che hanno portato alla mancata crescita dei salari.

Se si osservano le statistiche del reddito pro capite si scoprirà che, dagli anni Sessanta e fino alle soglie del nuovo millennio, si è sempre registrato un aumento.

Nel primo decennio della seconda metà del Novecento, grazie al boom economico, l’incremento è stato robusto, rallentando man mano che ci si avvicinava alla fine del secolo.

Reddito pro capite in calo dall’arrivo dell’euro: vent’anni di crescita perduta

Poi, dal Duemila, l’espansione si è fermata. Anzi: il reddito pro capite è addirittura diminuito. Guarda caso il rallentamento, ma sarebbe meglio dire l’indietreggiamento, coincide con l’arrivo dell’euro.

Per inseguire il progetto di integrazione europea, l’Italia ha adottato la moneta unica e l’economia si è inchiodata.

Certo, ci sono state anche una serie di concause come la crisi del 2008, la speculazione contro l’Italia del 2011 (agevolata da Francia e Germania, i nostri cari partner europei), il Covid. Ma, essenzialmente, a frenare la crescita sono state le politiche restrittive dell’Unione europea, quella stessa Ue che Mattarella non si stanca mai di adorare dicendo che non si può dissentire di fronte al verbo di Bruxelles.

Mattarella scopre ora il problema dei salari, dopo gli anni di Renzi, Gentiloni e Conte

Il capo dello Stato fa bene a sostenere che bisogna difendere i salari dall’aggressione dell’inflazione. Ma non si comprende perché queste osservazioni non le abbia fatte in precedenza, quando al governo c’erano Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Giuseppe Conte.

Da molti anni gli stipendi degli italiani non crescono, ma lassù sul Colle non paiono essersene accorti. Il Quirinale scopre il problema solo ora, guarda caso proprio negli anni in cui il reddito pro capite, seppur lentamente, è tornato a salire.

Tuttavia, nonostante il capo dello Stato abbia preso coscienza dell’aggressione al tenore di vita degli italiani, non riesce a dire la cosa più semplice e ovvia del mondo, ovvero che in un momento di crisi le politiche di compressione della spesa pubblica andrebbero messe da parte.

Al diavolo il deficit al 3% (anche perché altri Paesi europei si guardano bene dal rispettarlo). Che vadano a quel paese madame Lagarde e tutti quei sacerdoti della Ue che, con le loro politiche, più che un’unione stanno celebrando un funerale.

Il Green deal affossa imprese e stipendi: il discorso che Mattarella non fa e i giornaloni non raccontano

E, soprattutto, facciamola finita con il Green deal che, affossando le aziende, affossa anche i salari.

Questo, se Mattarella lo facesse, sarebbe un discorso da prima pagina. Ma i giornaloni preferiscono pubblicare con grande evidenza le prediche che non lasciano traccia.

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