Purtroppo per il presidente della Repubblica, e ahinoi per gli italiani, nulla di tutto questo si sta verificando, ma anzi si viaggia verso il disastro, una catastrofe che accadesse dovrà essere ascritta interamente all’incapacità di Mattarella di affrontare la crisi politica e di darle uno sbocco positivo. Il suo irrigidimento, la sua lentezza nell’agire, la determinazione ad usare prerogative che la Costituzione non gli attribuisce, ci hanno precipitato in una situazione drammatica, da cui neppure l’intervento di Carlo Cottarelli sembra essere in grado di farci uscire. L’ex mani di forbice, commissario alla spending review del governo Letta, avrebbe dovuto essere secondo Mattarella il vicegarante dei risparmi degli italiani, ovvero un presidente del Consiglio in grado di sistemare i conti lasciati in disordine dal precedente governo, con le clausole di salvaguardia pronte a scattare, e di tranquillizzare i mercati. In realtà nulla di tutto questo si sta verificando.
Cottarelli pur essendo un ex direttore del Fondo monetario non è Mago Zurlì e non può fare l’impossibile di far quadrare i conti senza mettere nuove tasse o ridurre le spese, tutte cose che un governo senza alcuna maggioranza ma con una ampia sfiducia difficilmente potrebbe portare a compimento. Forse Mattarella pensava di riuscire a indurre il Pd, Forza Italia e un certo numero di onorevoli attaccati alla poltrona a votare per Cottarelli. Ma già nella giornata di lunedì il partito del Cavaliere si è sfilato, temendo di mettere a repentaglio l’unità del centrodestra e un certo numero di voti. Ieri, all’ultimo, se l’è data a gambe anche il Pd, che su proposta del segretario reggente Maurizio Martina ha parlato di astensione del suo partito. Risultato, prima ancora di nascere il governo Cottarelli è già morto, figlio di Nn. L’ex direttore del Fmi rischia di presentarsi in Parlamento con la sua squadra di ministri e non prendere neanche un voto. Al che il fiammifero rimarrebbe nelle mani di Mattarella, il quale avrebbe insediato un governo che nessuno vuole. Il non governo. Un disastro politico e, soprattutto, economico. Nominare un esecutivo che non solo non ottiene la fiducia, ma che non trova nessun partito disposto a sostenerlo è una catastrofe che in Parlamento non si era mai vista e che certo influirebbe sui mercati.
Ieri pomeriggio ad un certo punto nei palazzi del potere e nelle redazioni si era perfino sparsa la voce che Cottarelli stesse per mollare, rinunciando a presentare la lista dei ministri, al punto che si rincorrevano ipotesi di nuove elezioni già a luglio. Poi, verso sera, Carlo mani di forbice invece ha fatto sapere di lavorare alla stesura dei nomi che dovrebbero far parte del nuovo governo. Un comunicato probabilmente dettato dallo stesso Quirinale, ormai esposto alla bufera. Parole che comunque non sono bastate a tranquillizzare i mercati, anche perché, proprio ieri, con lo spread già ai massimi, dal commissario Ue al bilancio, un signore di Stoccarda che milita nello stesso partito di Angela Merkel, cioè della donna che comanda in Europa, era giunta una minaccia. «I mercati insegneranno agli italiani a votare nella maniera giusta». Come dire: se non lo capite con le buone, lo capirete con lo spread. Un ricatto in piena regola. L’Italia deve piegare la testa, altrimenti verrà «massaggiata» come nel 2011, quando con la scusa dello spread fu costretto alle dimissioni Silvio Berlusconi, per insediare al suo posto Mario Monti.
Se questo è il risultato del lavoro di Mattarella in difesa dei risparmi, non c’è che dire, si tratta di un capolavoro. Forse era meglio non averlo come garante. Si stava più tranquilli.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >