Da giorni siamo costretti a leggere articoli che vibrano di indignazione a proposito delle pressioni di cui sarebbe vittima il presidente della Repubblica. Matteo Salvini e Luigi Di Maio, digiuni di galateo istituzionale, violerebbero le prerogative costituzionali del capo dello Stato, pretendendo addirittura la nomina di un ministro dell’Economia che sia gradito a loro e non all’Europa. Non si fa: così si scardinano i principi su cui si regge la nostra Repubblica, che non ammette diktat nei confronti del Quirinale. Questo il succo delle critiche e il senso è piuttosto chiaro: due buzzurri incompetenti si sono presentati al Colle come se fosse compito loro decidere chi fa il ministro, mentre la Costituzione parla chiaro e a dover stabilire chi debba fare il premier e chi possa essere nominato ministro è il capo dello Stato, il quale decide in autonomia dopo aver sentito le più alte cariche istituzionali e le forze politiche.
Ma le cose stanno davvero come sostengono gli indignati speciali? Davvero Salvini e Di Maio stanno invadendo l’area riservata al presidente della Repubblica, rompendo regole e consuetudini? No. I due leader di Lega e Movimento 5 stelle stanno semplicemente chiedendo il rispetto del voto degli italiani e se c’è qualcuno che sta violando le prerogative costituzionali questo è il capo dello Stato, il quale pretende di imporre un ministro di suo gradimento. Attenzione: in discussione qui non c’è solo il nome di Paolo Savona, ossia del candidato ministro rifiutato dal Quirinale. In gioco c’è di più, ovvero il principio di chi abbia il potere di scegliere presidente del Consiglio e responsabili dei vari dicasteri. È il capo dello Stato o sono gli onorevoli che hanno ottenuto il mandato popolare? I secondi che abbiamo detto. E non solo perché la Costituzione spiega fin dal suo primo articolo che il popolo è sovrano, ma anche perché lo prevedono le procedure per la formazione del governo.
Per rendersi conto di come Mattarella stia forzando la carta su cui si regge la nostra Repubblica è sufficiente leggersi le spiegazioni che si possono scorrere sul sito della presidenza del Consiglio, nel capitolo dedicato proprio alle modalità con cui nasce un governo.
Tanto per cominciare, il capo dello Stato non ha alcun potere discrezionale nella scelta del presidente del Consiglio. Altro che rosa di nomi, come a un certo punto il Quirinale ha lasciato intendere nei giorni antecedenti la preparazione del governo. Si legge sul sito di Palazzo Chigi, ossia di un’istituzione che qualche cosa ne sa: «Il presidente conferisce l’incarico direttamente alla personalità che, per indicazione dei gruppi di maggioranza, può costituire un governo e ottenere la fiducia dal Parlamento». Ma il Colle può scegliere o rifiutarsi? Spiega la voce del governo: no, perché «nella risoluzione delle crisi si ritiene che il capo dello Stato non sia giuridicamente libero nella scelta dell’incaricato, essendo vincolato al fine di individuare una personalità politica in grado di formare un governo che abbia la fiducia del Parlamento». Tradotto dal linguaggio formale significa che Mattarella non può fare di testa propria. Che gli piaccia o no, deve nominare il presidente indicato dai gruppi di maggioranza, proprio come nel caso di Giuseppe Conte.
Aggiunge poi il sito del governo, là dove spiega la formula costituzionalmente corretta del nuovo esecutivo: «Una volta conferito l’incarico, il presidente della Repubblica non può interferire nelle decisioni dell’incaricato, né può revocargli il mandato per motivi squisitamente politici». Chiaro, no? Il capo dello Stato non può mettersi di traverso, perché il giudizio sul governo, una volta che sia stato incaricato il premier, tocca solo al Parlamento, il quale può concedere o meno la fiducia all’esecutivo. Non esiste dunque un mandato largo o stretto al presidente del Consiglio incaricato. Né sono ammesse pressioni da parte del capo dello Stato per scegliere o escludere un ministro. A che titolo, dunque, Sergio Mattarella pretende di imporne uno e lasciarne fuori un altro? Già suona strano che lui e il suo staff parlino di inaccettabili ultimatum, quasi che l’ultima parola nella formazione de governo spetti al Quirinale. Non è così. La Costituzione non prevede che il presidente della Repubblica abbia potere di veto su un premier o su un ministro, a meno che il premier o il ministro possano non essere nominati perché condannati o dichiaratamente inadatti. Il ruolo che la Costituzione assegna al capo dello Stato è insomma circoscritto e, a meno di gravi motivi, non può essere sua la decisione di scegliere i ministri. Lui controfirma le nomine dopo il giuramento dei componenti del governo e il ruolo costituzionalmente corretto si esaurisce qui. Non è d’accordo e non gli piacciono né Salvini né Di Maio perché pensa che mandino a ramengo il Paesello? Ha diritto di pensarlo, ma in questo caso forse dovrebbe rivolgersi al Parlamento e agli italiani, spiegando le sue preoccupazioni e le ragioni della sua azione.
Invece a che cosa assistiamo in queste ore? A un presidente della Repubblica che lascia circolare senza smentire la tesi di un veto su un ministro perché questo non sarebbe gradito alla Germania. Il che è una doppia violazione della Costituzione, non solo perché, come abbiamo visto, il capo dello Stato non può interferire nelle scelte del presidente del Consiglio, ma meno che meno lo può fare una potenza straniera. Il solo ad avere potere di veto sul governo o su un ministro è il Parlamento, ovvero i rappresentanti del popolo, che, secondo la Costituzione, articolo 1 (quello che GianniePinottoRiotta non conosce), è sovrano.
Dunque, se c’è qualcuno che sta violando le regole non si tratta di Salvini o Di Maio, i quali pretendono che sia rispettato il mandato popolare e vogliono un governo che rappresenti ciò che gli italiani chiedono. Perciò, se, come appare in queste ore, non sarà possibile formare il governo e dovranno essere indette nuove elezioni, il solo che dovrà assumersene la responsabilità è Mattarella, sul quale penderebbero anche le relative conseguenze. A far salire lo spread, infatti, non è la nomina di un ministro che non piace alla Germania, ma anche e soprattutto uno scontro senza precedenti che spinge a interrogarsi se l’Italia sia ancora una Repubblica e non una provincia dell’Europa priva del diritto di scegliere da chi farsi governare. Perché tutti si rendono conto che gli italiani sono presi per il Colle.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >