C’è un convitato di pietra nel processo che si vuole celebrare contro Salvini per la vicenda della Gregoretti e si chiama Giuseppe Conte. Già, perché l’ex ministro dell’Interno non è accusato di aver preso tangenti o di aver compiuto un reato nel segreto di una stanza del Viminale. Il capo della Lega quando decise di tenere più di un centinaio di profughi a bordo della nave della Guardia costiera lo fece coram populo, senza nascondersi all’opinione pubblica. Del resto, vi sono dichiarazioni di vari esponenti dell’allora maggioranza gialloblù che testimoniano di quanto fosse nota la faccenda e per rendersene conto è sufficiente sfogliare le pagine dei giornali. Il ministro Alfonso Bonafede, uomo assai vicino al premier al punto da essere lui ad avergli fatto incontrare Luigi Di Maio ed essere considerato l’artefice della carriera politica di Conte, ne parlò diffusamente in una trasmissione tv, sostenendo, senza ricevere smentita, che la posizione era quella dell’intero governo. E quel video è ancora facilmente reperibile in rete.
Dunque, come può ora il presidente del Consiglio tacere e lasciare che un suo ministro, ancorché passato all’opposizione, possa essere processato per il reato di sequestro di persona, quando semmai ci fu un rapimento questo fu deciso e organizzato da una banda a Palazzo Chigi? Può un premier che abbia il senso delle istituzioni che rappresenta far finta di niente o girarsi dall’altra parte, quando, per calcolo politico o per paura di perdere la poltrona, ha accettato e condiviso una decisione? Ieri mattina, durante una trasmissione radiofonica in onda sul servizio pubblico, il presidente della giunta per le autorizzazioni a procedere, il senatore Maurizio Gasparri, ha dato pubblicamente del bugiardo al presidente Conte, smentendo la ricostruzione fatta da quest’ultimo sulla vicenda della nave della Guardia costiera.
Secondo Gasparri, il premier non può sostenere che il blocco della Gregoretti, e dunque del suo carico umano, avvenne a sua insaputa e dice di essere pronto a sfidare pubblicamente su questo punto il capo del governo. «Il 26 luglio, il giorno dopo l’arrivo della nave con i clandestini a bordo», ha ricostruito il senatore di Forza Italia, «il consigliere diplomatico di Conte, Benassi, manda una email a Massari, rappresentante diplomatico a Bruxelles. I due si scrivono e tutto il racconto è depositato agli atti. Il consigliere Benassi scrive nell’email: “Currently on del ship Gregoretti”, cioè in questo momento i migranti sono sulla nave Gregoretti. Quindi la presidenza del Consiglio sapeva che le persone erano sulla nave».
Fin qui Gasparri. Ma che i profughi stessero lì, oltre al consigliere diplomatico di Conte lo sapevano anche i muri di Palazzo Chigi, perché in quei giorni non si parlava d’altro che della motovedetta della Guardia costiera con a bordo dei clandestini che nessuno voleva. Bonafede, il ministro della Giustizia, intervistato dice che la linea del governo non è cambiata e punta alla redistribuzione. Come può adesso lo stesso ministro di allora e, soprattutto, come può lo stesso presidente del Consiglio cui, come egli stesso spiega in punta di diritto, compete comunque la responsabilità delle azioni dell’esecutivo, voltare la testa dall’altra parte e negare la condivisione delle scelte? Dissero sì a Salvini perché erano convinti che fosse il solo modo per indurre l’Europa a cambiare atteggiamento sul tema dei migranti, come dichiararono all’epoca? Oppure chinarono il capo davanti al ministro dell’Interno per timore che questi di fronte a un diniego facesse cadere il governo? Nell’uno o nell’altro caso vi fu una condivisione della scelta che ora, per viltà o convenienza, entrambi negano, quasi che la presidenza del Consiglio o il Consiglio dei ministri non avessero competenza. Escludendo che 115 persone possano essere state sequestrate a bordo di una nave militare per cinque giorni senza che nessuno informasse Palazzo Chigi, senza che gli echi delle polemiche investissero il governo e senza che il premier profferisse parola, è evidente che Giuseppe Conte è il convitato di pietra di questa faccenda. Se Salvini va processato, allora il processo va esteso anche a colui su cui gravano le responsabilità politiche.
Altro da aggiungere non c’è, se non che l’intera vicenda è stata gestita dalla maggioranza giallorossa con estrema ipocrisia. Sarà per questo che, secondo Swg la Lega e Fratelli d’Italia nei sondaggi sono tornati a salire, superando il 33 per cento la prima e arrivando quasi all’11 i secondi? Sarà per il tartufismo politico dimostrato in questi giorni che il Pd e Italia viva calano (18,2 il primo, 4,8 il secondo)? La risposta la troveremo domenica sera nelle urne dell’Emilia Romagna.
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