Ma a sinistra
 l’eroe è uno che le leggi le infrange
Ansa

Chissà se la macchina della bontà, sempre pronta a lanciare appelli in favore di chi si occupa di migranti, questa volta ne lancerà uno in ricordo di un uomo dello stato ucciso mentre era in servizio. È giusto criticare e processare i carabinieri che hanno mentito sul caso Cucchi, ma chi rende onore al maresciallo assassinato ieri?

Cosa vuoi di più dalla vita? Un Lucano, recitava la vecchia pubblicità di un amaro. E in tanti l’hanno voluto, bevendosi ogni parola del sindaco di Riace. Per Roberto Saviano, Fabio Fazio e Gad Lerner, Mimmo Lucano è un eroe moderno, una specie di Robin Hood dell’immigrazione. Nel borgo calabrese di cui era diventato primo cittadino, era riuscito a creare una specie di repubblica autonoma fondata sull’accoglienza e per questo la sinistra si preparava a candidarlo al Nobel, come una delle persone più influenti e di buon cuore del Paese. Poi, però, era venuta un’inchiesta della magistratura che lo aveva indagato e costretto a emigrare, imponendogli gli arresti e di non mettere piede in paese. Dalle intercettazioni della Procura erano emerse storie di matrimoni combinati, soldi pubblici destinati a spese diverse da quelle per cui erano stati erogati, una rendicontazione a dire poco approssimativa. Il modello Riace tanto decantato dai compagni come soluzione per importare extracomunitari, dalle carte dei pm usciva demolito, e anche l’ultimo baluardo dell’accoglienza senza se e senza ma finiva a pezzi. Di fronte alle accuse della magistratura, a sinistra avevano espresso solidarietà al sindaco, si era gridato allo scandalo quasi che quell’inchiesta fosse una lesa maestà. Al punto da consentire a Lucano di andare in Rai a Che tempo che fa a dire che «non sempre le leggi vanno rispettate perché anche i nazisti rispettavano le leggi». E a Saviano di scrivere che «mai nell’inchiesta leggerete che Mimmo Lucano ha agito per un interesse personale. Mai. E Mimmo Lucano ha fatto politica nell’unico modo possibile in un Paese che ha leggi inique. Disobbedendo».

Figuriamoci quando, come nelle soap opera, era arrivato il colpo di scena, con una sentenza della Cassazione che rimetteva in discussione parte delle accuse. Ai compagni di Lucano non era parso vero di poter scrivere sui giornali e sostenere in tv che contro il Messia di Riace non c’era nulla. Il castello di carta delle accuse contro il santone degli immigrati, secondo loro, era improvvisamente franato. Così, per il sindaco si spalancava la possibilità di una sfavillante carriera politica e già c’era chi, a sinistra, lo tirava per la giacchetta, proponendogli una candidatura alle prossime elezioni europee. Uno di sinistra, favorevole all’immigrazione e con le stigmate del martire della magistratura, deve essere apparso ai compagni un’occasione da non lasciarsi sfuggire per mettere qualche nome nuovo in lista.

E invece, quando tutto sembrava pronto per l’annuncio e la campagna elettorale, con tanto di interviste nei principali talk show dalla lacrima facile, era in dirittura d’arrivo, ecco piovere sul capo di Lucano un’altra tegola. Non solo dopo il pronunciamento della Cassazione la Procura non ha fatto marcia indietro, rimangiandosi le accuse, ma addirittura ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio del sindaco. Altro che scuse, errore giudiziario, riabilitazione. I magistrati titolari dell’inchiesta su Riace vogliono processarlo e il giudice ha ritenuto che l’impianto accusatorio sia sufficientemente solido da essere sostenuto in dibattimento. Certo, finire alla sbarra non significa essere colpevoli, perché la nostra Costituzione stabilisce che si è innocenti fino a che non sia intervenuto un giudizio definitivo e qui non abbiamo neppure una sentenza di primo grado. Tuttavia, a dar retta al gip, forse le accuse dei pm non sono così campate in aria come nei giorni scorsi gran parte della stampa e dei commentatori tv ha voluto farci credere. Appena si è avuta notizia della decisione della suprema corte, infatti, era iniziata la beatificazione di Lucano, presentato come una vittima della giustizia e, se non ci fosse stata una decisione del giudice per le indagini preliminari, certo con le europee sarebbe seguita la santificazione. Il processo canonico della sinistra per appurare i miracoli del sindaco di Riace, adesso sarà invece più difficile, anche perché la magistratura, dopo aver richiesto il processo, ha avviato un altro filone d’indagine, che vede Lucano di nuovo indagato per truffa e falso.

Di fronte a tutto ciò, chi fino a ieri era pronto a sottoscrivere appelli in favore della vittima del nuovo corso sovranista, all’improvviso tace. Al momento non si registrano inviti a confronti tv da parte di Fabio Fazio o a dibattiti con Gad Lerner. Anzi sì, una dichiarazione dopo il rinvio a giudizio è arrivata e proprio da Saviano: «Persone come Mimmo ci fanno sentire fieri di essere italiani». Dai Bronzi di Riace alle facce di bronzo.

Ps. Chissà se la macchina della bontà, sempre pronta a lanciare appelli in favore di chi si occupa di migranti, questa volta ne lancerà uno in ricordo di un uomo dello stato ucciso mentre era in servizio. È giusto criticare e processare i carabinieri che hanno mentito sul caso Cucchi, ma chi rende onore al maresciallo assassinato ieri?

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