Tra le tante balle che sono state messe in giro in questi giorni ce n’è una che riguarda la fuga di capitali. Per paura di quello che combineranno Luigi Di Maio e Matteo Salvini con il denaro degli italiani, nei mesi scorsi gli investitori stranieri se la sarebbero data a gambe levate, portando fuori dall’Italia i propri soldi, per una somma equivalente a 17 miliardi di euro. La notizia è rimbalzata sulle prime pagine dei giornali e, come c’era da aspettarsi trattandosi di una bubbola, è stata subito strumentalizzata (…)

(…) da tipi come Matteo Renzi allo scopo di rafforzare l’idea che il governo Conte porti il Paese a sbattere contro un muro. In realtà, l’esodo di massa dei capitali non c’è stato. L’ex presidente del Consiglio, siccome ama mostrarsi internazionale, a questo punto parlerebbe di fake news, mentre per il sottoscritto, che ama parlar chiaro senza nascondersi dietro parole inglesi, l’emorragia di fondi è semplicemente una bufala.

Attenzione: a sostenerlo non sono io, che potrei apparire incompetente in materia, ma un signore di nome Giuseppe Liturri, che per mestiere si occupa di conti e che soprattutto ha la passione di verificare le cifre nelle pieghe delle relazioni di bilancio. In questo caso il commercialista Liturri si è messo a spulciare il bollettino della Banca d’Italia da cui era stata tratta l’informazione della fuga di capitali scoprendo alcune cose interessanti. La prima è la seguente: se ad agosto di quest’anno sono scappati dall’Italia ben 17 miliardi di euro per effetto della sfiducia nei confronti del governo gialloblù, nell’agosto di un anno prima, a levar le tende per essere investiti altrove, sono stati ben 22 miliardi. Visto il dato se ne dovrebbe concludere che gli investitori, l’anno precedente, avevano meno fiducia in Paolo Gentiloni di quanta ne abbiano oggi in Giuseppe Conte? Non solo: se l’uscita di fondi deve essere considerata un termometro della credibilità del Paese e dunque si deve concludere che con Di Maio e Salvini siamo al minimo, che si fa con i governi degli ultimi cinque anni che hanno registrato gli stessi flussi in uscita? Diciamo che Renzi e compagni facevano scappare i risparmi come i due vicepremier e forse più? Comunque Liturri, che non è tipo di facili conclusioni, oltre che sull’esodo biblico del denaro è voluto andare a fondo anche sulla faccenda dello spread. E, come potrete leggere nelle pagine interne, ha scoperto che, nonostante la fuga di capitali, negli anni scorsi lo spread non si è mosso, mentre ad agosto di quest’anno è salito di 40 punti. «Perché mai», si è chiesto, «nonostante i 22 miliardi in uscita, lo spread non ha fatto un plissé? Non sarà che c’entrino qualche cosa gli acquisti fatti dalla Bce?». La risposta è sì. Nel 2017, quando a Palazzo Chigi c’era Gentiloni, l’istituto centrale europeo comprava a mani basse i nostri titoli di Stato, mentre quest’anno ha ridotto gli investimenti, lasciando senza difesa i nostri Buoni del tesoro.

Che i disinvestimenti esteri non possano essere considerati un indice di sfiducia nei confronti dell’Italia lo dimostra anche un altro fatto. Nel maggio scorso, la cosiddetta fuga di capitali è stata di 25 miliardi, mentre a giugno addirittura di 33. E però quei fondi non sono scappati, ma sono stati parcheggiati in attesa di essere nuovamente reinvestiti. E qual è stata l’area di parcheggio? Le banche italiane, la cui raccolta netta è fortemente aumentata a giugno. Si chiede Liturri: ma vi pare che uno che non si fida dell’Italia poi metta i soldi nei caveau delle banche italiane? Ovvio che, al massimo, li infila sotto il materasso di casa sua.

Quindi non c’è stata nessuna uscita di capitali esteri dal nostro Paese, ma un andamento di flussi che spesso sale e a volte scende. Non sono le banche straniere che scappano dall’Italia, ma semmai le banche italiane che comprano straniero, prova ne sia che la sola Banca d’Italia è imbottita fino al collo di titoli dell’area euro per 360 miliardi. Chiaro il concetto? Invece di comprare buoni tricolore a sostegno della nostra economia, la nostra banca centrale investe sul debito di altri Paesi, gli stessi che ci fanno la predica.

Dunque, il crollo della fiducia nel nostro Paese è un’invenzione. Nelle scorse settimane l’unica cosa che è crollata, semmai, è la tenuta del Pd, che alle elezioni di domenica scorsa in Trentino e in Alto Adige ha ottenuto il minimo storico. A Bolzano il Pd è quasi sparito, ridotto al 3,8% contro l’11,5% della Lega. E dire che la provincia atesina era considerata sicura, al punto di aver candidato proprio qui, alle elezioni politiche, Maria Elena Boschi. La zarina del Giglio magico da queste parti si fa vedere spesso, ma il risultato appare inversamente proporzionale all’allungamento dei suoi stivali. Più salgono quelli (alla Leopolda dismesse le scarpe leopardate ha infilato stivali che arrivavano a mezza coscia) più scendono le percentuali del partito. A occhio, c’è da attendersi che se il tacco passerà da 10 a 15, le prossime percentuali del Pd scenderanno a 7,5. Auguri.

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