Evviva la riforma che spazza le correnti dei giudici
Imagoeconomica

Negli ultimi trent’anni non c’è stata riforma della giustizia che non sia stata accolta dall’Anm con un fuoco di sbarramento. Che si trattasse di mettere mano alle carriere o alle intercettazioni, al sistema di valutazione o al funzionamento dei tribunali, o che i governi fossero di destra o di sinistra, il sindacato delle toghe si è sempre schierato contro.

Neanche l’Aventino ora minacciato dai magistrati in vista dell’inaugurazione dell’anno giudiziario è una novità. In passato c’era chi invitava a «Resistere, resistere e resistere», mentre altri sventolavano la Costituzione o giravano le spalle al ministro. Nella sostanza, giudici e pm hanno sempre rifiutato qualsiasi modifica sia dell’organizzazione degli uffici che alle procedure e al codice penale. Per loro a quanto pare la giustizia va bene com’è, anche se l’arretrato è spaventoso e pure se gli errori giudiziari si moltiplicano, costringendo la Stato a ripagare i cittadini finiti ingiustamente nel girone infernale della detenzione preventiva. E in qualche caso anche in quella definitiva.

Vedremo presto se in vista dell’approvazione della riforma scritta da Carlo Nordio, ossia da uno di loro, le toghe decideranno anche di incrociare le braccia, come pure hanno fatto in passato. Nel frattempo, siamo costretti a registrare le solite geremiadi, che traboccano dalle pagine dei giornali. Per Marco Patarnello, sostituto procuratore presso la corte di cassazione, la legge approvata alla Camera aprirà la strada alla sottomissione dei pm al ministro della Giustizia. Per Claudio Maria Galoppi, segretario nazionale di magistratura indipendente, la riforma è sgangherata e punta a svilire giudici e pubblici ministeri per il controllo di legalità che esercitano. Per Giuseppe Santalucia, capo dell’Anm, è addirittura un «indebolimento delle garanzie e dei diritti dei cittadini» e per questo minaccia un referendum nel caso la maggioranza proceda spedita verso l’approvazione della legge.

Insomma, siamo alle solite. E anche le lamentazioni paiono un déjà-vu. Come la legge possa sottomettere i magistrati all’esecutivo, togliere diritti ai cittadini e minare le basi della legalità nel Paese non è chiaro. Anche perché nessuno di questi argomenti è toccato dalla riforma, che al contrario interviene su aspetti che nulla hanno a che fare con la subordinazione al ministero della giustizia, con la legalità o con la tutela dei diritti dei cittadini. Infatti, separare le carriere di chi deve giudicare da chi deve indagare, evitando le porte girevoli tra gli uni e gli altri, ovvero tra chi deve emettere sentenze e chi ha l’obbligatorietà dell’azione penale, non pare né una punizione né un modo di svilire il ruolo degli uni o degli altri. Semplicemente, come succede in molti altri Paesi, si stabilisce che quanti sostengono l’accusa non possono andare a braccetto, per carriera e per corrente sindacale, con coloro che devono giudicare se quell’accusa sia fondata o meno. Soprattutto, separando le carriere e dunque anche i Csm da cui tali carriere dipendono, si rescinde un rapporto per cui l’avanzamento di un giudice deve magari dipendere dai pm.

Ma l’aspetto forse ancor più interessante della legge messa a punto da Carlo Nordio è che il Csm non sarà più composto da toghe nominate dalle correnti, alle quali ovviamente devono rispondere. Oggi gli esponenti togati sono espressione di gruppi di pressione, che rappresentano altrettante fazioni politiche. Ci sono quelli di sinistra (la maggioranza), i moderati, i centristi eccetera. E ovviamente ognuno fa l’interesse della parte che lo ha eletto, facendo far carriera non al magistrato migliore, ma a quello spinto dalla corrente. Beh, la riforma rompe le uova nel paniere a tutte le camarille togate, perché introduce il concetto del sorteggio. I Csm saranno due e ognuno avrà membri estratti con un sistema casuale. Cambierà anche la sezione disciplinare, che adesso valutava il comportamento dei magistrati con lo stesso criterio dell’avanzamento di carriera, ovvero puniva solo le vicende più gravi, salvando la maggior parte delle toghe deferite grazie al meccanismo della reciprocità: io chiudo un occhio sul tuo compagno di corrente, tu lo chiudi sul mio. D’ora in poi ci sarà un’Alta corte, con la maggior parte dei componenti eletti con il meccanismo del sorteggio. Insomma, la riforma garantisce autonomia e indipendenza, soprattutto dalle pressioni delle fazioni di cui si compone la magistratura. Che, come avrete capito, non sono molte diverse da quelle che compongono il Parlamento. Le correnti sono come i partiti, con la loro organizzazione e i propri militanti. Con la differenza che questi ultimi possono aprire inchieste, disporre arresti e pure condanne.

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