Dieci domande a Matteo Renzi

Non ho nessuna particolare simpatia per Roberto Fico. Quel poco che so del presidente della Camera, infatti, non lo rende ai miei occhi molto diverso da Luigi Di Maio e da altri che compongono lo stato maggiore del Movimento 5 stelle. Analizzandone i curriculum mi paiono ragazzi senza particolari talenti, se non quello di aver pescato il biglietto della lotteria che li ha portati in Parlamento, grazie al quale ora occupano poltrone di rilievo. Premesso dunque lo scetticismo che nutro nei confronti di numerosi esponenti grillini, devo aggiungere che la polemica sulla colf dell’inquilino di Montecitorio, per quanto legittima, mi pare abbia assunto toni esagerati. Certo, è disdicevole che qualcuno ingaggi dei collaboratori domestici senza dichiararli all’Inps ed evadendo il versamento dei contributi. Se poi questa persona è parente o convivente di un’alta autorità dello Stato, è ancor più imbarazzante.

Detto ciò, che Matteo Renzi si spinga fino al punto di chiedere che Fico vada in aula a spiegare come mai la morosa non abbia pagato i contributi, fa abbastanza ridere.

E non perché il presidente della Camera non sia tenuto a fornire qualche chiarimento all’opinione pubblica (non sono i 5 stelle a chiedere onestà ad ogni piè sospinto?), ma in quanto tra i meno titolati a sollecitare risposte. L’ex segretario del Pd non solo dovrebbe ancora chiarire pubblicamente alcune vicende (ad esempio perché accettò di risiedere in una casa pagata dal suo amichetto del cuore Marco Carrai e perché, quando ancora nulla si sapeva del crac di Banca Etruria, chiese al governatore della Banca d’Italia informazioni riservate sulla Popolare di cui era vicepresidente il papà di Maria Elena Boschi), ma potrebbe contribuire a illuminare con le sue parole le indagini che riguardano alcuni suoi famigliari.

Tanto per intenderci, la compagna di Roberto Fico – ammesso e non concesso che non abbia pagato i contributi della colf – non è indagata e non lo sarà mai, in quanto non versare le marchette della collaboratrice domestica è una mancanza che per legge è punita da una multa e non dal codice penale. Al contrario, essere accusati di reati come la bancarotta fraudolenta, l’emissione di fatture false e il traffico di influenze illecite è più grave, perché in questi casi c’è di mezzo il codice penale e si rischia, come è accaduto a Laura Bovoli e a Tiziano Renzi (per la parte che riguarda un paio di fatture da 170.000 euro), di finire sotto processo.

Se dunque Fico deve rispondere a Montecitorio dei contributi che la sua fidanzata non avrebbe versato all’Inps, che dovrebbe fare Matteo? Precipitarsi al Senato e sottoporsi al fuoco di fila delle opposizioni sulle accuse che hanno inguaiato entrambi i genitori? In effetti, se il metro è quello usato dall’ex presidente del Consiglio con Fico, Renzi dovrebbe passare almeno una giornata in Parlamento per chiarire come mai all’improvviso la cerchia famigliare (oltre ai genitori è toccato anche al cognato, ma per altre vicende) sia stata messa nel mirino della magistratura. È in atto un complotto delle toghe contro di lui? Oppure è la minoranza del Pd che gliela vuole fare pagare e dunque passa al setaccio i conti delle società di famiglia? Sta di fatto che Renzi almeno una delle aziende coinvolte nelle indagini la dovrebbe conoscere bene, perché ne è stato dirigente per diversi anni, anche se in aspettativa.

Per evitare però che da senatore semplice di Scandicci sia costretto a sfilare a Palazzo Madama davanti ai colleghi, ci permettiamo noi di sottoporgli qualche quesito, così, in attesa del chiarimento di Fico, potrà contribuire a stretto giro di posta a far luce sulle faccende di casa propria.

  1. Dopo l’iscrizione nel registro degli indagati, ha chiesto spiegazioni ai suoi genitori per i reati di cui sono accusati? Che le hanno detto?
  2. Ha letto le carte che sono state depositate a Firenze e Cuneo? Che cosa ne pensa?
  3. Come giudica gli atti che chiamano in causa direttamente sua madre, in particolare sulle fatture?
  4. Ha letto il progetto di tre pagine che ha permesso alla società dei suoi genitori di portare a casa 170.000 euro? Le sembra adeguato?
  5. Si è chiesto perché l’azienda di famiglia negli anni in cui lei era a Palazzo Chigi ha incrementato il fatturato del 500 per cento, cosa che è capitata a pochissime altre?
  6. È a conoscenza che sia nell’inchiesta di Cuneo che in quella di Firenze sono citati i nomi di due suoi stretti collaboratori per la comunicazione, che si occuparono sia delle campagne elettorali che della Leopolda?
  7. Sa che proprio a una sua ex collaboratrice è rivolta l’accusa di aver falsificato i bilanci di aziende guidate dai principali fornitori dei suoi genitori?
  8. Sa che suo padre avrebbe effettuato un pagamento di 200.000 euro a una società guidata da uno di questi collaboratori, poi curiosamente assunto nello staff del ministero della Difesa?
  9. Quando seppe di aver incassato un sostanzioso contributo dall’imprenditore Alfredo Romeo, poi finito in carcere e coinvolto nell’inchiesta che riguarda anche suo padre, lei disse di volerlo restituire. Lo ha fatto?
  10. Perché non rende pubblici i finanziamenti ottenuti dalla sua fondazione?

Volendo potremmo aggiungere altre domande, ma per ora ci fermiamo qui, alle più semplici, in attesa di una risposta.

Da non perdere

L'editoriale

Fa paura la sinistra, non Vannacci

Da giorni l’attenzione della grande stampa è concentrata sul generale Vannacci, il nuovo pericolo nero. Strumentalmente i giornali passano al setaccio le idee e la squadra di Futuro nazionale nella speranza che, enfatizzando le notizie che riguardano il nuovo partito,…

Il chirurgo del cuore congelato starà fermo solo un anno
L'editoriale

Il chirurgo del cuore congelato starà fermo solo un anno

Ogni cittadino deve essere considerato innocente fino a prova contraria. Il principio giuridico è sancito nella Costituzione, che con l’articolo 27 stabilisce come la «prova contraria» consista nella condanna definitiva. Dunque, fino a quando la Cassazione non abbia «validato» il…

Commissione Covid: la sinistra ha paura e la sabota
L'editoriale

Commissione Covid: la sinistra ha paura e la sabota

La sinistra non vuole che sul Covid si facciano troppe domande. Dunque, ha deciso di abbandonare i lavori della commissione istituita per fare chiarezza sulla gestione della pandemia. È successo ieri, durante una seduta agitata in cui la delegazione di…

2 GIUGNO, FESTA DELLA MONARCHIA
L'editoriale

2 GIUGNO, FESTA DELLA MONARCHIA

Programmi tv a senso unico e sondaggi compiacenti: le celebrazioni per il referendum, che 80 anni fa cambiò le sorti del Paese, assomigliano sempre più a una cerimonia per omaggiare un sovrano, Mattarella, esondante in ogni campo. E con il…