Alessandro Zampini, il medico che ha ospitato la spia a Esanatoglia: «Mi disse che furono i suoi legali inglesi a dirgli di stare lontano dai riflettori. La mia compagna ha saputo dopo che era qui. Discutevamo perché voleva vedere Borghese in tv».
All'interno gallery fotografica.
L'uomo che ha ospitato per quasi due mesi Joseph Mifsud, il professore maltese coinvolto nel Russiagate, non è come ce lo aspettavamo. Alessandro Zampini, 65 anni, medico chirurgo con diverse specializzazioni e master, è un tipo per nulla sospetto. E quando ci vede appostati sotto casa sua a Esanatoglia, sotto la pioggia, decide di aprirci la porta della sua bella e storica magione. La stessa in cui ha vissuto Mifsud a fine 2017. Ci ha offerto vino e un fuoco accogliente. Questo articolo lo abbiamo scritto sulla stessa scrivania su cui ha lavorato lui, tra una copia della Divina commedia e un antico teschio ritrovato a Matera.
Dottore, come è finito a casa sua Joseph Mifsud, l'uomo più ricercato del momento?
«Lo conoscevo di vista. Lo avevo incontrato alla Link campus university, dove mi recavo ogni tanto, essendo consigliere d'amministrazione. All'epoca, sto parlando di fine 2016, inizio 2017, portavo i capelli lunghi. Un giorno li tagliai e lui fece un commento positivo. Iniziammo a chiacchierare del più e del meno e scoprii che era un giocatore di scacchi. Così cominciammo a frequentarci. Era una persona piacevolissima. Poi, facendogli alcune ricette mediche e vedendo che medicinali prendeva mi sentii di consigliargli del riposo. Ma non mi ascoltava, continuava a fare di testa sua, a fare incontri, cene, a girare il mondo. Poi all'improvviso un giorno accettò il mio invito a riposarsi 4-5 giorni a casa mia».
Era il 31 ottobre 2017…
«Non lo ricordo con esattezza, ma doveva essere quel ponte lì. Arrivò nelle Marche guidando la sua macchina, credo una Lancia».
Quindi lei sostiene che non venne accompagnato dalla sua compagna Vanna Fadini o da qualcuno dell'università o dei nostri servizi segreti?
«Assolutamente no. Era da solo. E io ero già a Esanatoglia, dove mi reco spesso per trascorrere i weekend. Io in paese ho ancora mia madre e lì lavoro anche in uno studio dentistico».
Vuole farci credere che la signora Fadini non venisse a Esanatoglia mentre c'era Mifsud?
«La mia compagna negli ultimi tre anni sarà venuta una o due volte. L'ultima nel ponte dei morti, quando mia madre ha festeggiato i 90 anni. Ma lei è terrorizzata dai terremoti e dopo le scosse dell'ottobre del 2016 non ha più voluto seguirmi».
L'avvocato Stephan Claus Roh, il legale di Mifsud, riferisce che il suo assistito abbia detto che a consigliargli di sparire siano stati i vertici della Link e i nostri 007…
«Mentre Joe, come lo chiamo io, era mio ospite venne fuori il discorso e lui mi disse che a ordinargli di non rendersi troppo visibile per qualche tempo erano stati i suoi legali inglesi e io gli dissi: “Che problema c'è, eccoti le chiavi". Alla fine è rimasto a casa mia sino al giorno di Natale che abbiamo passato insieme».
Le sembrava angosciato?
«La mia sensazione è che lui fosse preoccupato soprattutto per quello che gli avevano detto gli avvocati, ma era reticente nel riferirmelo. Mi diceva solo: “Mi hanno consigliato di non stare sotto i riflettori". Fine dei giochi».
E Vanna non sapeva nulla di tutto questo?
«Tutta la prima fase di questa vicenda Vanna non la conosceva. Non le avevo detto dell'invito che avevo fatto a Joe. Poi, mentre Mifsud stava qua, è venuto fuori che era da me. Le dissi che si era appena trasferito, anche se era già passato diverso tempo».
Ma in una testimonianza registrata Mifsud avrebbe detto che a consigliargli di nascondersi erano stati «gli amici di Roma»…
«Perché avrebbero dovuto dirgli una cosa del genere, se il problema era il Russiagate?».
Perché secondo il procuratore John Durham il Russiagate sarebbe passato anche dall'Italia e in particolare dalla Link. Secondo lei Mifsud è una spia?
«Non mi ha mai dato l'idea di una persona che manipola. È un uomo che mette in contatto le persone, che si sa presentare, che sa parlare. Mi ha raccontato che c'era questa cosa del Russiagate, che lui aveva avuto rapporti con soggetti che sono risultati implicati e che per questo veniva ricercato, sostenendo ovviamente che lui non c'entrava niente perché il suo lavoro era proprio quello di mettere in contatto le persone».
Mifusd le ha mai parlato di servizi segreti di qualche paese?
«No, non mi ha mai fatto nomi né di agenzie né di agenti segreti. L'unica cosa che so è che era stato in Russia a promuovere un incontro tra la Link e un'università russa. Lui diceva che aveva avuto rapporti con i russi e che qualcuno, poiché aveva avuto questi rapporti con loro lo aveva incastrato in qualche maniera».
E per questo si è nascosto a casa sua…
«A mio parere mi aveva raggiunto a Esanatoglia per i miei ripetuti inviti. Io ero contento perché giocavamo a scacchi e non mi annoiavo. Dopo è uscito tutto l'altro discorso».
E quando è successo che cosa gli ha detto?
«Gli ho domandato quando tempo dovesse rimanere non “reperibile" e la risposta fu: “Non lo so, me lo devono dire i miei legali". Allora ho capito che non gestiva neanche la sua latitanza».
Quando l'ha perso di vista?
«All'inizio del 2018, tra Capodanno e l'Epifania. Dopo Natale era partito per Malta, dove il padre era ricoverato in ospedale. A fine anno ci siamo sentiti per gli auguri, poi non ho saputo più niente di lui».
Dove potrebbe essere? In Inghilterra?
«No, perché lui lì ha casa a Londra ed è il primo posto dove potrebbero cercarlo. Secondo me, visto che aveva amici nei Paesi arabi probabilmente quell'area potrebbe essere un posto “pulito" per lui, dove è più facile nascondersi».
Sa però che nell'ultimo audio di Mifsud che è stato diffuso si sentiva la voce di una donna che parlava in italiano?
«Me lo hanno detto. Ho sentito quel file, che per me è autentico al 100%. Sta venendo fuori che lui aveva donne dappertutto, anche se a me non dava l'idea del tombeur de femme. Fuori dal ruolo di professore e diplomatico non è che attirasse particolare attenzione da parte del genere femminile. Può darsi che abbia trovato un'italiana da qualche parte. O anche che sia ancora in Italia, ma le assicuro che non so dove».
Parlava delle sue avventure amorose?
«Con me non l'ha mai fatto. Sugli argomenti personali era estremamente riservato. Quando parlava della famiglia faceva solo piccoli accenni, non si dilungava in descrizioni. Mi disse che aveva una figlia a Londra e una moglie che lavorava ad alto livello nella sanità statunitense, a livello federale».
Ex moglie…
«In realtà ancora moglie, perché si erano sposati a Malta e là il divorzio è ancora vietato Posso dirle che a Esanatoglia non frequentava nessuna».
Quanti giorni siete rimasti insieme?
«A occhio e croce direi circa un mese e mezzo. Io ero spessissimo a Esanatoglia».
Lo sa che lei è probabilmente una delle persone che ha vissuto più a lungo a tu per tu con l'uomo più ricercato del momento?
«Lo immagino».
Che tipo era Mifsud in privato?
«Affabile, elegante, mai un commento fuori posto. Un vero diplomatico. In fondo insegnava diplomazia a Londra e anche alla Link».
Ma in tanti dicono che fosse un cialtrone…
«In realtà non ho mia verificato la veridicità delle cose che mi diceva».
Come trascorreva le sue giornate a Esanatoglia?
«Stava chiuso nello studio a lungo e passava molto tempo a scrivere. Ufficialmente era venuto per scrivere un libro».
Come è una presunta spia nascosta nel suo rifugio? Non è che rimaneva in casa tutto il giorno in pigiama?
«No. In casa indossava gli stessi abiti con cui usciva e usciva sempre lavato e stirato di tutto punto, anche quando non era particolarmente elegante o era in tuta. Faceva anche lunghe passeggiate in montagna come terapia. Un'ora di salita dolce quasi tutti i giorni. Siamo andati più volte anche in pizzeria e al ristorante La Cantinella».
Era un bon vivant?
«No. È un tipo parco, attento. La mattina beveva il tè e di giorno si accontentava anche di una di quelle zuppe preconfezionate. Se gli cucinavo qualcosa di buono, però, lo mangiava volentieri. Non è astemio, ma non abusava dell'alcol e fumava un sigaro una volta alla settimana, di sera».
Ma la sua vicina ha detto che lo ha visto bere parecchio whisky.
«La vigilia di Natale ne mandammo giù una bottiglia. Ma a bere ero soprattutto io. Lui al massimo ne beveva un dito».
Andava a messa?
«Non lo so. Non abbiamo mai parlato di religione. Su certi discorsi sono molto prudente e anche lui lo era. L'unica cosa che mi irritava un po' della nostra convivenza era che quasi tutte le sere guardava le puntate di Quattro ristoranti, il programma di Alessandro Borghese. Io proponevo di cambiare, ma lui voleva guardare quello».
Aveva anche altri interessi?
«Ha una grande cultura cinematografica. Conosce registi e attori e guardava moltissimi film sul suo computer. Ed è un vero appassionato di calcio. Sapeva tutto dei campionati di tutti i Paesi: italiano, tedesco, spagnolo e soprattutto inglese. Tifa per una squadra britannica e conosce la carriera di moltissimi calciatori».
Come passavate il tempo?
«Chiacchierando, ma soprattutto giocando a scacchi. La sera tiravamo sino alle 23, ma qualche volte è capitato anche di fare più tardi, di arrivare sino all'una, quando una partita andava per le lunghe. E su questa comune passione devo fare una considerazione: con me avrà vinto due o tre partite su 100 ed è uno dei motivi per cui mi sembra una cazzata il fatto che lui possa essere una spia. Dopo tre sconfitte uno 007 un po' di strategia dovrebbe tirarla fuori».
Lo ha mai visto spaventato?
«Francamente no. Sapeva affrontare qualsiasi argomento in modo pacato e oggettivo. Ne conservo un ricordo molto gradevole. Posso dirle che io con lui stavo maledettamente bene. Io arrivavo a Esanatoglia sapendo che c'era Joe ed ero felice. Non vedo l'ora di ritrovarlo».
Ha paura per lui?
«No, penso che questa storia sia stata montata, ma vorrei dirgli: “Joe, se sei in mezzo a un casino e vuoi una mano chiamami sai che te la do"».
Ma dal tono del suo audio sembra che Mifsud sia sinceramente preoccupato…
«Certo avrà i suoi elementi per valutare la situazione e spero che saprà gestirla. Io al suo posto sarei venuto allo scoperto subito».
- Laura Biagiotti e la figlia Lavinia sfilano con le amiche di una vita: Pat e Anna Cleveland. E lanciano un messaggio di unione, quella che dura per sempre.
- Per una sera Piazza della Scala è diventata un grande orto con tanto di vigna, salvia, rosmarino, timo e tanti altri odori della cucina. Obiettivo celebrare i 500 anni della nascita del grande creatore toscano.
- Luisa Beccaria presenta la sua collezione per la prossima primavera/estate su un prato dove si gioca a badminton.
- Raffaella D'Angelo e il suo inno alla bellezza. In passerella quattro modelle curvy e lo slogan: «Love your body, love every body».
- Eleventy e Manuel Ritz si ispirano all'Africa per le loro ultime collezioni.
Lo speciale contiene 5 articoli e gallery fotografiche.
L'allestimento concepito dal direttore creativo della serata Hamish Bowles, ha voluto onorare così il cinquecentesimo anniversario dalla nascita di Leonardo Da Vinci. Per una sera Piazza della Scala è diventata un grande orto con tanto di vigna, salvia, rosmarino, timo e tanti altri odori della cucina. Per una sera, da tre anni a questa parte, Milano è la capitale del mondo della moda green.
L'evento conclusivo dell'intera Milano Fashion Week è di quelli che si fanno ricordare: i Green Carpet Fashion Awards Italia, organizzati dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, in collaborazione con Eco-Age e Livia Firth, con il supporto del Ministero dello Sviluppo Economico, di ICE e con il patrocinio del Comune di Milano, premiano chi si è distinto nel rendere compatibile con il creato tutto ciò che è moda. «Ormai sono dieci anni che mi occupo di ecosostenibilità» ha spiegato Livia Firth. «È' iniziata un po' per caso e come tutte le avventure si è evoluta nel tempo, Green Carpet Challenge è nato sui tappeti rossi poi è nata Ecoage come società di consulenza e lavoriamo con tanti brand e poi con Carlo Capasa e Camera della Moda è nato il Green Carpet Fashion Awards. Ho chiesto a tutti di indossare un capo ecosostenibile alla serata, magari un abito second hand che si può trovare anche su Vestiaire Collective». Lei stessa ha indossato un abito d'archivio di Giorgio Armani, color oro chiaro con corpetto interamente ricamato con baguette e cristalli e gonna doppia in pizzo beige e gazar di seta plissé della collezione Giorgio Armani Privé primavera estate 2014. Un gesto simbolico verso la crescente attenzione a un consumo più responsabile, affinché i vestiti non vengano così frequentemente scartati. I riflettori si sono accesi sui valori della sostenibilità ambientale e sociale, sui grandi stilisti, le case di moda di lusso, i designer italiani emergenti, le realtà artigiane e le aziende più innovative nel mondo della sostenibilità, il Made in Italy riuniti tutti in un'unica cerimonia.
Un green carpet che, grazie a Livia Firth, moglie del grande attore Colin e direttore creativo e co-fondatore di Eco-Age, è diventato sempre più un red carpet con star di fama mondiale che arrivano appositamente a Milano. Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana e Livia Firth avevano annunciato con orgoglio quale vincitore del prestigioso Legacy Award, Valentino. «Grazie al suo lavoro iconico che dura da oltre cinque decenni e per il sostegno al talento, al design e alla moda italiana - hanno dichiarato - Valentino è un creativo visionario meritevole del Legacy Award dei Green Carpet Fashion Awards». E a premiare il grande couturier è arrivata Sophia Loren. «Sono molto felice, onorata emozionata perché per me questa è la prima volta alla scala di Milano - ha detto l'attrice - Per onorare un amico un maestro una leggenda, un uomo che ha rivoluzionato il mondo della moda attraverso la sua eleganza la sua passione e il suo stile».
La statuetta firmata Chopard, rigorosamente in oro etico certificato Fairmined, ha premiato i virtuosi della sostenibilità. Un tema mai così attuale come in questa terza edizione dell'evento, segnata dal nuovo movimento Fridays For Future che proprio in questi giorni torna a far sentire la sua voce nelle piazze di tutte le capitali del mondo. Tantissime le personalità di spicco del fashion biz italiano e internazionale (ma mancavano i nomi altisonanti delle star hollywoodiane) che hanno preso parte a questa serata così speciale per celebrare i premiati dell'evento. Presentatori della i top model Adut Akech e Jon Kortajarena (lei protagonista di almeno cinque copertine sui September issue 2019 di Vogue nel mondo); e poi celebrità appartenenti al fashion system come Anna Wintour Amber Valletta (in Stella McCartney), Barbara Palvin, Isabeli Fontana (in Marni), Candice Swanepoel (in Philosophy di Lorenzo Serafini), Jasmine Sanders, Elisa Sednaoui e Toni Garn (entrambe in Alberta Ferretti, con un nuovo abito in seta organica la prima, con un modello d'archivio la seconda). E poi gli angeli di Victoria's Secret Izabel Goulart, Alessandra Ambrosio, Elsa Hosk, tutte vestite Etro, con capi realizzati con tessuti provenienti dagli archivi, riutilizzando materiali di campionario pre-esistente riducendo così l'impatto ambientale e ottimizzando le risorse.Gran parte della scena era made in Italy: Michelle Hunziker con un look rosso fiammante, Kasia Smutniak, Simona Ventura, Amanda Lear, Levante, Stefania Rocca e Caterina Balivo in blu con un abito realizzato da Progetto Quid, impresa sociale che offre opportunità di lavoro alle donne vittime di violenza.
Paola Bulbarelli
«Un'amicizia è per sempre». A dirlo è Laura Biagiotti
Lavinia Biagiotti e Anna Cleveland. Laura Biagiotti e Pat Cleveland. Una storia di donne che continua: prima le mamma a tracciare il percorso e ora le figlie a continuare sulla stessa strada. Se una era tra le grandi stiliste che hanno creato il Made in Italy, l'altra era, ed è ancora, una indimenticabile top model che con il suo lavoro ha reso immortale un certo modo spettacolare di sfilare.
Vederle insieme in finale di sfilata è stato come ricordare un passato straordinario che può continuare alla grande. Non un caso che la collezione Laura Biagiotti abbia un titolo: Forever. «Un'amicizia è per sempre», dice Lavinia. Ma non solo. Anche certi abiti possono essere senza età e «senza taglia».
«La moda ci deve restituire un rapporto più sereno con il tempo. Così come deve esserci un allenamento quotidiano sull'eleganza non solo il vestire la sera». Ritorna il denim ed è tutto un logo LB. Righe e fiori si mescolano per un'estate colorata dove non manca il bianco Biagiotti. Borse importanti di tre dimensioni, «si adattano alle nostre esigenze quotidiane». Biagiotti lancia anche il profumo Forever, testimonial Laura Chiatti.
Paola Bulbarelli
Luisa Beccaria sfila nel bel mezzo di una partita di badminton
Hanno giocato a volano (o per meglio dire a badminton), una storia d'altri tempi com'è nelle corde di Luisa Beccaria, stilista milanese ma con l'anima siciliana che ha sfilato nel cortile di Palazzo Reale. «È un gioco meraviglioso», dice. Le ispirazioni vengono da tante parti. Bianchi tessuti al vento, un parco, un party in giardino. E qui si gioca una quotidiana partita di eleganza.
Si rincorrono sul prato morbidi pantaloni indossati sotto maglie o bluse con maniche a tre quarti e tasche applicate, leggeri grembiuli sangallo a gonna asimmetrica. I fiori del giardino diventano stampa-erbario su abiti che lasciano la schiena scoperta oppure motivo intricato per lunghi e impalpabili chemisier di pizzo, o ancora preziosi dettagli su abiti d'organza con maniche dai grandi volumi. Come in un family match, essenziali look total white appena svasati si intervallano a pentagrammi di fil coupé bianchi sui quali si scrivono piccoli nastri azzurri. Tra i tessuti cotone, lino, organza, fil coupé, pizzo, sangallo in mille sfumature di bianco, panna, crema, écru, rosa, gradazioni di carta da zucchero, azzurro, denim, fiordaliso e blu.
«La Sicilia è dentro di me e c'è sempre un po' di Sicilia nelle mie collezioni. È l'idea di un pomeriggio assolato che potrebbe essere al nord o al sud. Il gioco del volano, tiri una rete e i ragazzi che si mettono a giocare nell'ozio estivo. Una voglia di leggerezza e di una dimensione un po' più ludica della vita e non prendersi troppo sul serio».
Paola Bulbarelli
Raffaella D'Angelo: «Love your body, love every body»
Non c'è solo il costume per le donne perfette. Non ci sono solo le modelle da passerella. «Bisogna avere sempre cura del proprio corpo, la conformazione di ognuna non c'entra», afferma la stilista Raffaella D'Angelo che porta in passerella quattro ragazze curvy fasciate in costumi interi con le scritte «love your body, love every body».
Sicure e padrone della situazione, sono delle professioniste come le altre in pedana che hanno sfilato con micro slip trasparenti, abiti da mare freschi e decorati. Tanti i costumi da bagno, e le proposte mare che hanno tratto ispirazione dall'Estremo Oriente, dal Giappone e dall'Indonesia, tratti distintivi di tutta la collezione La novità, il «plastikini» ricolato da bottiglie di plastica. La stilista, da sempre sensibile al tema della salvaguardia ambientale, realizza i suoi capi in un innovativo materiale shape e bio certificato.
Paola Bulbarelli
Eleventy e Manuel Ritz portano l'Africa in passerella
I viaggi, la natura, i colori di paesi lontani rappresentano la fonte d'ispirazione per tanti stilisti e designer. Dall'Africa è partito Paolo Zuntini, direttore creativo Eleventy donna, per disegnare la sua collezione. «Ho voluto rievocare emozioni autentiche che solo l'Africa riesce a trasmettere, attraverso capi che portano con sé grande ricerca materica e stilistica verso un nuovo equilibrio tra modernità e contaminazione», racconta. Geometrie etniche, bagliori e colori della savana, l'Africa nelle sue contaminazioni culturali sono il fil rouge della collezione Eleventy della prossima primavera estate, rivisitata in chiave moderna e raffinata per adattarsi alla vita quotidiana della donna di oggi.
Look sofisticati e ricchi di un calore dato dalle tinte nei toni del bruciato, hanno la caratteristica di una profonda attenzione ai concetti di ecosostenibilità e di cura verso la natura, «un tema oggi troppo importante per essere disatteso». Leggerezza è una delle parole chiave di questa collezione capace di unire sete e satin impalpabili per gli abiti a tessuti più sostenuti usati per le impeccabili giacche di Eleventy che rimangono il must have del brand: monopetto e doppiopetto, con bottoni in metallo spazzolato oro che fanno risaltare i colori della terra, dei bruciati, dei bianchi e dei panna. Giacche multitasche dalle linee femminili garantiscono un tocco grintoso e raffinato.
Un viaggio ideale in giro per il mondo è il filo conduttore della collezione donna Manuel Ritz per la Primavera-Estate 2020. Il mix è tra contesti urbani, esotici, d'antan, e sporty che mescolati insieme esplodono in vari pezzi dalla forte personalità.
E così che si giunge in terra berbera: tessuti di questo mondo mixano colori e nuance della terra e fantasie etniche messe in risalto da ricami. È quasi un safari world in cui sahariane in gabardine, micro paillettes a disco e frange stanno insieme in maniera perfetta. Il cotone e lino, protagonisti della collezione, si tingono di beige illuminato da tocchi di arancio e di bianco. Look rigorosi si arricchiscono di drappeggi, passamanerie sfrangiate e sangallo. Non manca il fresco di lana accostato a tessuti tecnici e vivacizzato da tonalità giallo fluo. Il dialogo tra maschile e femminile rimanda a linee pulite e over, certi capi di lui si adattano sul corpo di lei.
Massima l'attenzione su tessuti comfy, che si traducono in felpe, bull, tela di cotone outback e soprattutto denim, per pantaloni, gonne gilet e giubbini.
- Elisabetta Franchi: «Da bambina avevo una sola bambola. Adesso la mia azienda si quota in Borsa». La stilista, protagonista di un docufilm, ha presentato la nuova collezione: «Mi amano perché mi mostro come sono».
- Durante le sfilate milanesi alcuni brand hanno organizzato eventi ad hoc in tema food. Dolce & Gabbana ha festeggiato il Natale in anticipo con Fiasconaro, Stecco Lecco ha firmato i ghiaccioli per Fendi aprendo un popup store in Stazione Centrale, Versace ha creato tre nuovi gusti di gelato.
- Equilibrio, femminilità, bellezza e confort: sono queste le parole chiave per la collezione donna della prossima estate di Bottega Veneta.
Lo speciale comprende due articoli e gallery fotografiche.
«Ha visto il mio docufilm su Real Time?». Inizia così l'intervista a Elisabetta Franchi, uno dei personaggi più simpatici del pianeta moda, stilista da 1,8 milioni di followers su Instagram. Lei, senza alcun tipo di problema, si fa vedere al mattino appena in piedi con qualche imperfezione, così come si sveglia. E pare essere questo il segreto con cui ha conquistato i tanti affezionati che la seguono nella sua quotidianità. «Non sono nata stilista», racconta, «Si nasce sotto una stella e poi si finisce sotto un'altra. Nessuno mi ha assegnato un destino, i miei genitori non erano imprenditori, non lavoravano nel commercio né nella moda. Vengo da una famiglia di estrazione molto umile, si sbarcava faticosamente il lunario, una famiglia meno che normale. Ma fin da piccola ho sempre avuto la passione di vestire l'unica bambola che avevo che non era una Barbie, che siamo tutte stiliste con la Barbie. Avevo una bambola, una e basta».
Una bambola che ha un ruolo importante anche oggi. «Betty la porto con me quando vado a parlare all'università o quando ho incontri di un certo tipo perché tutto è nato da lei. L'ho ricreata bella perché, in effetti, la Betty originale era bruttina. Tagliavo in casa quel che capitava, il cordone dell'arrosto, un pezzo di tenda, lo strofinaccio nel cassetto e da lì, alla mia maniera, la vestivo. Una passione andata avanti, tanto che mi iscrissi a una scuola a Bologna dove insegnavano stilismo, figurismo e modellismo».
La strada era imboccata.
«Già in quel periodo cercavo di assemblare più cose che stessero bene su di me, c'erano pochi soldi ma ero molto attenta ai particolari, riuscire ad accostare i capi con semplicità, essere fini è un dono di pochi. Alle medie, con i miei abiti usati, riuscivo sempre a vestirmi bene. Ma in casa mancavano i soldi e dopo sei mesi, con grande dispiacere, dovetti rinunciare alla scuola, l'esigenza di un lavoro era più forte della mia vocazione. Arrivai a fare i mercati, sveglia alle 4, vendevo intimo. Lì c'è stato un primo approccio commerciale, 16 anni, vendevo alle donne e iniziavo a capire cosa volevano. La vena commerciale che non mi ha più lasciato».
Un salto non da poco, dal mercato a un'azienda.
«La vocazione della bambina che vestiva la bambola c'era sempre, ma allora non avevo modo di svilupparla. Dopo il mercato ho fatto la commessa per poi passare a una grande azienda di fast fashion dove iniziai a dire la mia. Prima sottotono, poi i miei consigli piano piano si trasformarono in capi che stravendevano. Lì nasce un grande amore con un uomo che lavorava con me. Era molto più grande e mi ha dato quella forza - non avevo avuto un padre - che mi è servita per aprire il mio primo atelier. Mi ha offerto i pochi soldi che aveva e nel 1998 ho fondato Betty blue spa partendo con tre persone amiche e con i miei primi disegni, fino a diventare quello che sono oggi. Sto ancora correndo».
Lei è tra le poche stilste imprenditrici.
«È vero, l'azienda me la sono fatta da me. Sono partita dal commerciale e, da sempre, controllo tutto, dalla parte organizzativa allo stile, non passa un bottone se non lo vedo e non lo approvo. Per questo c'è un Dna così forte. Non ci sono menti che si mischiano alla mia, sono io e basta. Anche se ci sono persone delle quali mi fido ciecamente. Ho un solo segreto: fatica, dedizione, sudore e non lasciarsi ingannare dal luccichio della moda perché dietro c'è tanto lavoro 24 ore su 24, sembra un mondo superficiale e invece è faticosissimo».
I numeri?
«Fatturato 2018 117 milioni, 310 dipendenti, 84 negozi nel mondo e 1.100 multimarca. Il 55% fatturato in Italia, il resto in Europa, molto Medio Oriente e Russia. Quartier generale a Bologna e distretto importante Milano».
E ora la quotazione in Borsa.
«Ho sempre creduto in strumenti innovativi di comunicazione diretta che mi hanno permesso di avvicinarmi alle persone. Oggi il brand Elisabetta Franchi merita di andare lontano e di guardare al futuro con un'ottica di espansione sempre più internazionale. La nostra business combination con Spactiv è come un abito perfetto, cucito addosso. Nel 2013 avevo fatto entrare un fondo di minoranza per avere una visione diversa, da imprenditore rischi di raccontartela sempre da solo. Volevo aprirmi per avere un valore aggiunto. Siamo stati insieme tre anni e poi mi sono ricomprata la mia quota ritornando ad avere il 100% . Lì ho iniziato a pensare a cosa poteva essere meglio per la mia azienda. Ci sono i numeri per fare questo passo, una grande opportunità coerente con il messaggio che ho sempre trasmesso, che non è solo abiti ma anche valori e stile di vita».
Quali sono i suoi segreti fuori dall'azienda?
«Mi descrivo come il Vasco Rossi della moda perché mi ferma la gente per strada: ragazzine, mamme, nonne, sono trasversale. In me vedono una donna che non se la tira. Sono l'anticomunicazione dell'imprenditore irraggiungibile, con la puzza sotto il naso. Ballo perché mi piace ballare, ridere e scherzare e mi mostro così. Per questo tanti mi seguono. Ho rotto un sistema che diceva che l'imprenditore non deve far vedere certe cose. Se non hai la faccia e non hai la forza non puoi farlo».
Essere Elisabetta è il docufilm dove apre il suo cuore.
«Non amo lodarmi ma sono contenta della critica che non mi ha attaccata. C'è chi spera ci sia una seconda puntata. A novembre, su Rete 4, arriverà Pensa in grande, un format dove vengono raccontate sei eccellenze italiane e una sono io. E anche quello dicono sia venuto un capolavoro. A dicembre il libro Cenerentola ti ho fottuto, editore Mondadori. Da non perdere».
Paola Bulbarelli
Dai panettoni fuori stagione di Dolce & Gabbana ai gelati di Fendi e Versace: la moda si fa mangereccia
«E così qui le ragazze non mangiano niente?» «Non più, da quando la trentotto è diventata la nuova quaranta e la trentasei è diventata la nuova trentotto». Tredici anni fa, il Diavolo veste Prada si prendeva gioco dell'universo moda dove non sono solo le modelle a essere ossessionate dalla magrezza, ma anche chi vi lavora dietro le quinte. Negli ultimi anni appare però evidente come i maggiori marchi del lusso abbiano trovato nel mercato del food un alleato. Miuccia Prada ha acquisito la pasticceria Marchesi, dandole un nuovo volto. Il gruppo LVMH ha invece rilevato Cova, storico locale nel centro di Milano. Dolce&Gabbana hanno dato vita al Martini bistrot, dove poter assaporare le migliori ricette siciliane e milanesi, e Luisa Beccaria ha invece aperto il LùBar. Sembra nessuno sia immune dal fascino del buon cibo e c'è anche chi sostiene che il connubio tra food e moda non sia recente come si pensa. San Pellegrino - in occasione della sua campagna intitolata «Itinerari di gusto» - aveva sottolineato come «l'universo naturale e stilistico del cibo con i suoi elementi di design, la precisione manuale e la gamma di colori» sia un'intramontabile fonte d'ispirazione per il design di moda. Esempio principe di questa teoria è la stilista Elsa Schiaparelli che nella sua collezione per l'estate del 1937 aveva presentato un «abito aragosta» dipinto da Salvador Dalì.
È così che durante la settimana della moda, Milano apre le porte non solo ai vestiti ma anche al gusto, con una serie di eventi creati ad hoc per esplorare il mondo del buon cibo tra una sfilata e l'altra. Fino al 14 ottobre, in Stazione Centrale è possibile visitare un inedito pop up, nato dalla collaborazione tra Fendi e il brand Steccolecco. Il piccolo negozio, caratterizzato dal tipico giallo senape e il motivo a righe Pequin, offre una serie di ghiaccioli e gelati su stecco con il logo Fendi, in tante declinazioni di gusto e colore.
E se Fendi punta tutto sui sapori classici, Versace crea tre nuovi gusti, tutti giocati su nuance del giallo. Gusto 17, che ha una delle sue tre sedi milanesi all'interno delle Gallerie D'Italia in Piazza della Scala, ha così dato vita alla «crema allo zafferano» arricchita dalle note dolci del Saba di Mosto Cotto romagnolo; la «mousse di ricotta stregata» a base di ricotta di Bufala campana, curcuma e pois di cioccolato bianco; eia «fico d'india siciliano» con popi di noci peccar ricoperti di cioccolato fondente extra dark. Il tutto con un topino d'oro, per rendere il gelato un cibo «deluxe». Se i tre gusti non vi bastano, all'ultimo piano della Rinascente sarà possibile assaporare lo stecco «big&gold» con un cuore di stracciatella, copertura di cioccolato bianco alla curcuma e topping color oro.
Dopo la sfilata di ieri nel cortile del Conservatorio, Etro continua il rilancio del brand. Alla presentazione del nuovo e-commerce e del progetto #EtroByYourName - nato per celebrare i capisaldi dello stile della maison - è seguito l'annuncio del restyling dello storico ristorante milanese Bice. Per otto giorni, il locale di via Borgospesso sarà infatti decorato con tessuti di arredamento e complementi d'arredo della linea Etro Home. Nel corso della settimana si alterneranno tovaglie in due storiche stampe: la celebre Jais del 1981 che riproduce su cotone il motivo paisley decorato da rose e il patchwork in lino multicolore parte della collezione Etro dal 1993. Vasi in vetro e argento, centrotavola d'archivio e quadri dell'Ottocento della collezione privata della famiglia Etro completano l' arredamento. «La famiglia Etro è da sempre amica fedele del nostro ristorante: le nostre storie sono cresciute insieme, accomunate dalla stessa concretezza». Così i proprietari di Bice hanno commentato questa collaborazione fuori dagli schemi.
Lo stilista Alessandro Enriquez «abbiglia» le tre pizzerie Lievità con tovagliette decorate da immagini grintose e technicolor e frasi irriverenti e ironiche che mirano a raccontare «l'amore ai tempi della moda», tra una fetta di margherita e l'altra.
Infine, Dolce & Gabbana ha portato il Natale nel suo negozio in Corso Venezia presentando le golose novità per il prossimo dicembre. La loro collaborazione con Fiasconaro continua con un nuovo panettone reinterpretati secondo la migliore tradizione. Un impasto a lievitazione naturale, arricchito da castagne glassate e gianduia e ricoperto di crema alle castagne e glassa al cioccolato. Quest'ultima ricetta si affianca al panettone al pistacchio di Sicilia e al panettone agli agrumi e allo zafferano presentati lo scorso anno.
Mariella Baroli































































































