Contro la Meloni riesumano Fini
Gianfranco Fini (Ansa)
Il servizio pubblico si presta a servizietti privati. L’Annunziata a «Mezz’ora in più» tace sui guai giudiziari dell’ex presidente di An, artefice della disfatta di tutte le destre, e lascia che sproloqui e dia consigli alla Meloni.

Gianfranco Fini è sotto processo con l’accusa di aver concorso al riciclaggio di denaro di provenienza illecita. Ma per la Rai, ossia per il servizio pubblico, è un padre della Patria, da intervistare a ripetizione. Grazie alla complicità dell’ex leader di Alleanza nazionale, secondo la Procura di Roma, i suoi famigliari più stretti avrebbero ricevuto sui propri conti milioni di euro, frutto di una gigantesca evasione ai danni del Fisco italiano commessa da un gruppo specializzato nel gioco d’azzardo. Secondo Lucia Annunziata, che lo ospita per far conoscere agli italiani il suo parere, l’ex presidente della Camera è invece l’alfiere della Destra colta, colui che può impartire lezioni all’attuale maggioranza di governo su fascismo e antifascismo. Così, se un tempo la sinistra usò Fini contro Silvio Berlusconi, accreditandolo come punto di riferimento dei moderati e insufflandolo affinché disarcionasse il Cavaliere, ora la sinistra televisiva riabilita Fini nella speranza che possa contrastare Giorgia Meloni. Il presidente del Consiglio non ha da tempo nulla da spartire con l’ex segretario del Movimento sociale, né ha qualche cosa in comune con altri esponenti del partito da lui fondato che da mesi trovano largo spazio nei programmi tv. Tuttavia, la riesumazione dell’uomo che una volta conquistata la poltrona più alta di Montecitorio provò a prendersi anche quella di Palazzo Chigi, illuso dalla promessa di Giorgio Napolitano di essere il naturale sostituto di Berlusconi, è funzionale al disegno che punta ad ancorare il premier al suo passato. Più si ricorda che la Meloni proviene da Alleanza nazionale e che un tempo ha avuto come leader un tipo come Fini, e più si prova a intaccarne l’immagine. Quasi che la sua leadership provenga dalle catacombe della prima Repubblica.

Difficile, infatti, credere che all’improvviso alcuni conduttori tv, tra i quali quelli del servizio pubblico, abbiano sentito l’irrefrenabile bisogno di ascoltare il parere di Gianfranco Fini. Ancor meno credibile è che, tosta com’è, una tipa come Lucia Annunziata creda a un ritorno in politica dell’ex presidente della Camera. Il fondatore di An qualche mese fa ha provato a discolparsi, accusando la madre dei suoi figli di averlo ingannato e di avergli taciuto che l’appartamento di Montecarlo era stato venduto al fratello a un prezzo ridicolo. Ma i suoi guai giudiziari hanno radici più profonde e non si riducono alla cessione di un bene che Alleanza nazionale aveva ricevuto in eredità «per una buona battaglia» e non certo perché venisse regalato ai Tulliani. Sì, la famiglia della compagna ha delle responsabilità e toccherà ai giudici appurarle. Tuttavia, a gravare sulle spalle di Fini non è l’accusa di omesso controllo e la circonvenzione a opera dei familiari. L’ex leader si dipinge come un ingenuo, caduto in una trappola al miele, ossia sedotto dalla fidanzata e dai suoi familiari. Ma per molto meno, con l’accusa che non potevano non sapere del denaro che transitava nei conti del partito, molti leader del passato sono stati messi alla gogna. E invece, guarda caso, a Fini è garantito un salotto tv, ovviamente finanziato con i soldi dei contribuenti.

È questo il servizio pubblico? Ascoltare che cosa ha da dire Fini su fascismo e antifascismo senza mai chiedergli conto del processo in cui figura da imputato? Lucia Annunziata ha un’esperienza di lungo corso, sia come intervistatrice che come direttrice. Difficile dunque, che non abbia valutato di fare il pelo e il contropelo a un protagonista del recente passato. Non parlo solo delle vicende giudiziarie, che pure un certo interesse lo hanno. Mi riferisco anche alla stagione che tra il 2011 e il 2013 portò al disarcionamento di un governo che tre anni prima aveva ottenuto dagli italiani una maggioranza bulgara. Fini capeggiò una rivolta contro Berlusconi, sottraendogli i voti in Parlamento, una manovra che secondo alcune testimonianze sarebbe stata favorita dall’intervento anche di alcune cancellerie estere, con la copertura del capo dello Stato. Possibile che l’Annunziata trovi più interessante la storia di ottant’anni fa, per quanto tragica e dolorosa, e non quella di appena dieci anni fa?

Qualsiasi giornalista, e l’Annunziata per quanto faziosa lo è, non avrebbe un minuto di esitazione e tempesterebbe Fini di domande, ricordandogli tutto ciò che altri, magari anche i pm, hanno detto di lui. Invece no: la conduttrice di Mezz’ora in più lascia che l’ex presidente di An sproloqui e dia consigli alla Meloni, quasi fosse un padre nobile. Per fortuna, il premier se la sa cavare da sola e non ha bisogno di consigli e nemmeno di padri nobili. Resta tuttavia un tema: perché il servizio pubblico si presta invece a realizzare servizietti privati? È una questione di cui discutiamo da almeno trent’anni, cioè da quando le forze politiche dichiararono di voler restare fuori dalla Rai, ma per quanto ci riguarda l’unico modo per farlo è vendere la tv di Stato. Almeno non sarà più di proprietà di Annunziata e compagni con i soldi nostri.

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