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Giuseppe Conte (Ansa)

Adesso finalmente è chiaro che cosa vuol fare Giuseppe Conte. Intervistato ad Asiago, durante una manifestazione in piazza nella località turistica veneta, il presidente dei 5 stelle ha svelato l’intenzione di voler lanciare un’Opa sul Pd, annettendo il principale partito della sinistra con una scalata ostile.

L’ex presidente del Consiglio, che ha già dimostrato di essere un osso duro, tanto da aver fatto secchi, nell’ordine, Matteo Salvini nel 2019, Beppe Grillo nel 2021 e Luigi Di Maio nel 2022, senza contare poi tutti i comprimari pentastellati, ora ha messo nel mirino Elly Schlein. Infatti insiste con le primarie, che essendo il rito di investitura da cui traggono legittimazione tutti i candidati premier della sinistra, non possono essere cancellate con una decisione dall’alto come vorrebbero i colonnelli del Pd.

Se Conte insiste con il voto di elettori e simpatizzanti è evidente che non si può far finta di niente e imporre una Silvia Salis, perché il primo a respingere la proposta sarebbe il Movimento 5 stelle e la stampella centrista non basterebbe per riuscire a vincere le elezioni.

Ma se alla fine Schlein accettasse una competizione aperta, affidando la decisione su chi debba fare il premier al voto nei gazebo, né la segretaria con tre passaporti né il sindaco di Genova (figuratevi Franco Gabrielli, ex capo della polizia che centristi e poteri forti vedrebbero bene a Palazzo Chigi) avrebbero una sola possibilità di vittoria. Conte, che è abile e spregiudicato al punto da essersi conquistato il soprannome di Camaleconte, si mangerebbe avversari e avversarie in un sol boccone. E lo sanno bene Schlein e compagni, che infatti si sono affrettati a respingere la proposta dell’avvocato di Volturara Appula.

Le primarie come leva per conquistare la leadership del centrosinistra

Del resto, proprio ad Asiago, il leader pentastellato ci ha offerto un assaggio degli argomenti che userebbe per abbattere le fragili difese del Pd. Infatti, spingendo sulla questione del no al sostegno finanziario per l’acquisto di armi per l’Ucraina, l’ex presidente del Consiglio sa di avere partita facile. Sarebbe come affondare la lama calda in un panetto di burro, sicuro di non incontrare alcuna resistenza.

L’Ucraina divide il Pd e rafforza la strategia di Conte

Come è noto, la maggioranza degli italiani non è favorevole a donare missili e carri armati a Kiev, ma se si va in profondità, cioè se si guarda all’elettorato delle due coalizioni, si scopre che a sinistra i favorevoli a continuare a sostenere lo sforzo bellico di Zelensky sono una minoranza. Dei militanti del partito di Conte si sa, ma a pensarla nello stesso modo sono anche quelli di Avs (come peraltro ha fatto intendere Angelo Bonelli in un’intervista a Il Foglio) e probabilmente pure mezzo Pd, con l’esclusione dei vari Giorgio Gori e Lorenzo Guerini.

Dunque, in una sfida a due, con argomenti come l’Ucraina, la posizione su Stati Uniti e Israele, Conte avrebbe la meglio. Per il Pd perdere alle primarie equivarrebbe a perdere la guida della coalizione e dunque la leadership dell’opposizione, finendo inglobato per annessione dentro il movimento di Conte. Una prospettiva agghiacciante?

Sì, ma con una consolazione: se l’Opa sui democratici andasse in porto, molto probabilmente il partito di Schlein andrebbe in pezzi e per tenere unita la coalizione servirebbe un miracolo. Il campo largo dunque si trasformerebbe in un camposanto, con pochissime possibilità di vittoria alle prossime elezioni. Con un candidato premier che un pezzo di coalizione respinge, un programma tutto da inventare e da condividere, sconfiggere il centrodestra sarebbe praticamente impossibile.

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