«Una farsa, un atto di vigliaccheria, un plotone d’esecuzione». Così, in un crescendo di parole, qualche giorno fa Giuseppe Conte. A suscitare l’ira dell’ex presidente del Consiglio, l’istituzione di una commissione d’inchiesta per indagare sulla gestione della pandemia. L’avvocato di Volturara Appula, trasformato un’estate di cinque anni fa da una bizzarra scelta grillina in statista di «fama internazionale», sostiene di non avere nulla da temere, di essere sempre stato pronto ad affrontare i processi, ma di non avere alcuna intenzione di farlo in Parlamento. «I tribunali hanno accertato che il mio governo ha operato con il massimo impegno e la massima responsabilità», ha dichiarato l’ex premier, «e hanno archiviato». A dire il vero, i giudici non hanno accertato ciò che dice Conte, ma semplicemente si sono dichiarati impotenti a giudicare ciò che è stato fatto in una situazione di emergenza mai vista prima, come una pandemia. E l’ex avvocato del popolo teme che a scandagliare la gestione di quel periodo tragico in cui, vale la pena di ricordarlo, morirono 180.000 persone, ci pensino le Camere e sul banco degli imputati ci finiscano lui e Roberto Speranza, suo ministro della Salute nel periodo «incriminato». A sostegno della sua tesi e soprattutto dei suoi sospetti, Conte cita l’esclusione delle responsabilità regionali, vale a dire dei governatori, dall’ambito dell’inchiesta bicamerale. Insomma, è sua convinzione che l’attuale maggioranza abbia voluto tener fuori Attilio Fontana, cioè il presidente della regione più colpita dal Covid, per puntare direttamente a lui e al suo governo.
Naturalmente comprendo le preoccupazioni dell’ex premier. Finita una stagione in cui, grazie ai dpcm, cioè a decreti che non erano neppure sottoposti al vaglio del Parlamento, si poteva decidere senza obiezioni, l’idea di dover rispondere a quegli stessi onorevoli, giustificando le proprie scelte e spiegarne l’efficacia, non dev’essere la cosa più facile. Dopo anni di fuffa e propaganda (ricordate quando Conte assicurava che eravamo un esempio nel mondo e che tutti invidiavano la determinazione e la sollecitudine con cui erano stati presi provvedimenti?), guardare in faccia la realtà e giustificare misure assurde come quella che impediva di passeggiare nei parchi o di comprare chincaglieria, non è cosa da tutti. Per questo il leader grillino prova a difendersi tirando in ballo le Regioni e, segnatamente, la Lombardia. Il polverone impedisce di vedere chiaro e rispondere sul punto.
Tuttavia, a smontare le argomentazioni del parolaio giallorosso ieri ha contribuito una sentenza. Già, perché Attilio Fontana era sotto processo per una fornitura di camici che qualcuno aveva ritenuto in conflitto d’interessi (i dispositivi di protezione erano stati prodotti dal cognato). La Regione non aveva subito alcun danno, anzi ne aveva tratto beneficio, ma i pm, per la gioia di qualcuno, avevano comunque voluto perseguire il governatore. Dunque, non è vero che i presidenti di Regione siano stati esentati dal rispondere. Al pari di Conte e Speranza, Fontana ha dovuto rispondere per la mancata istituzione della zona rossa in Val Seriana e, questa volta da solo, ha affrontato le accuse per i decessi nelle Rsa. Dunque, l’operato dell’esponente leghista è stato passato ai raggi X, altro che salvato.
Diverso è il discorso per i dirigenti sanitari nazionali e per i loro referenti politici, ossia Conte e Speranza, che a oggi si sono sempre sottratti a qualsiasi chiarimento. Perché non fu disposto il piano pandemico, perché non si fece adeguata scorta di dispositivi di protezione, perché di fronte al diffondersi del virus fuori dalla Cina si prese la sola blanda misura dello stop ai voli da Pechino, perché non si fece ricorso alla struttura dei medici di base per arginare i contagi e ci si limitò ad accreditare, come unica terapia contro il virus, la Tachipirina e la vigile attesa? Le domande sono tante e riguardano tutte il governo e i vertici del ministero e dell’Istituto di sanità. Altro che plotone di esecuzione. Macché vigliaccheria. Qui, la sola registrata è quella di coloro che intendono sottrarsi alle domande.
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