Ecco il campo largo dell’aborto
Andrea Crisanti (Imagoeconomica)

Disegno di legge di Pd e M5s (su input di Crisanti) perché le ostetriche pratichino l’Ivg.

Divisi su tutto, 5 stelle e Pd si dimostrano uniti solo un argomento: aumentare gli aborti. Infatti, mentre l’opposizione non riesce a trovare una linea comune né sull’Ucraina né sulla Palestina, cioè sui grandi temi del momento, esponenti del Partito democratico e dei grillini (ma anche di Avs) si preoccupano di incrementare il numero di addetti alle interruzioni di gravidanza, come se questa fosse una priorità italiana. Alcuni senatori ritengono che l’effettiva possibilità di esercitare il diritto all’aborto sia compromessa (così scrivono) e perciò hanno presentato un disegno di legge che prevede di estendere le attività di competenza delle ostetriche. Nel caso venisse approvato dal Parlamento, le levatrici non si occuperebbero più solo di assistere le donne durante il parto, ma anche di aiutarle a mettere fine a una gestazione indesiderata. Vi chiedete che bisogno ci sia di attribuire a nuove figure il compito di interrompere una vita? Secondo Andrea Crisanti, noto zanzarologo eletto in Senato con il partito di Elly Schlein e primo firmatario della proposta, si tratta di dare piena attuazione alla legge 194, che a distanza di quasi mezzo secolo dalla sua approvazione ancora non consentirebbe a «molte donne di attuare l’aborto in sicurezza e con tutte le necessarie tutele». Al virologo veneto che deve la sua elezione alle comparsate tv durante l’epidemia di Covid si sono unite colleghe del Pd come Simona Malpezzi e prodiane di ferro come Sandra Zampa, ma anche le grilline Gabriella Di Girolamo ed Elisa Pirro ed esponenti della sinistra rossoverde tipo Aurora Floridia. Tutte preoccupate che le strutture in cui si pratica l’interruzione di gravidanza siano in Italia «solo» 291, poco più della metà delle 540 originariamente autorizzate a praticare l’interruzione di gravidanza. Di qui l’esigenza di attribuire nuove competenze alle ostetriche, nella speranza che almeno loro non si dichiarino obiettori di coscienza rifiutandosi di praticare aborti.

A sostegno della proposta, Crisanti e compagne citano i casi di alcuni ospedali in cui i medici che praticano l’interruzione di gravidanza sarebbero una sparuta minoranza, con il risultato che «all’elevato numero di obiettori consegue un carico assai gravoso sui professionisti non obiettori». Insomma, urge alleggerire il lavoro degli abortisti, trovando una soluzione al problema. Ecco perciò spuntare l’idea di ingaggiare le ostetriche ampliando la platea dei dottori abilitati a porre fine alla gestazione. Già ora, dicono i proponenti capitanati da Crisanti, le mansioni delle levatrici prevedono interventi assimilabili all’interruzione volontaria della gravidanza senza che ci sia una supervisione medica, come «l’estrazione manuale della placenta o la revisione uterina», «pratica che dal punto di vista procedurale è identica» a quella dell’aborto. Insomma, far nascere un bimbo o abortirlo dal punto di vista tecnico sarebbe quasi la stessa cosa.

Una soluzione perfetta per loro, che però somiglia molto a una soluzione finale. I senatori della sinistra, infatti, non ignorano che la pratica dell’interruzione di gravidanza è «emotivamente stressante, non solo per chi la subisce ma anche per chi la attua». E per questo, non solo per motivi etici o religiosi, la maggioranza dei ginecologi rifiuta di praticarla. E proprio perché è stressante è spuntata l’idea di rivolgersi alle ostetriche, attribuendo loro il delicato compito.

Presi come sono nello sposare la tesi di associazioni tipo quella intitolata a Luca Coscioni o altre che riuniscono i medici democratici (se c’è un sindacato democratico dei magistrati può mancare un’organizzazione che raccolga i ginecologi per l’applicazione della 194? Ovviamente no e presto potremmo avere camici bianchi che si battono per la 104 o per qualche altra legge), gli onorevoli non paiono dare molto peso ai dati sulle interruzioni di gravidanza in Italia, che da anni sono segnatamente in diminuzione. Secondo l’Istituto superiore di sanità, rispetto alle 243.000 del 1983, anno di massima incidenza del fenomeno, il calo è superiore al 70%. Una decrescita che colloca il nostro Paese nei livelli più bassi della graduatoria a livello globale. C’è da dolersi per tutto ciò, come fanno Crisanti e compagni? Niente affatto. A giudizio dei vertici dell’ente che vigila sulla salute degli italiani «è uno dei più brillanti interventi di prevenzione della salute pubblica realizzati in Italia».

Dunque? Visto che c’è una cosa che in Italia funziona, la sinistra, invece di riconoscerlo, si danna l’anima per estendere la pratica dell’interruzione di gravidanza. Poi capite perché i governi dei compagni finiscono abortiti prima della conclusione della legislatura…

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