Per Giuseppi l’affare barbe finte si complica
Ansa

C’è una storia di spioni e di milioni che va chiarita. La storia è quella che gira intorno al professor Joseph Mifsud e alla Link, l’università romana fondata dall’ex ministro dell’Interno Vincenzo Scotti e amata dagli attuali e passati ministri del governo Conte. Ad accendere il faro sul docente e l’ateneo in cui insegnava è stato mesi fa Donald Trump, convinto che Mifsud e Link avessero qualche cosa a che fare con il Russiagate, lo scandalo farlocco con cui negli Usa i democratici hanno provato per due anni a incastrarlo. Il nostro presidente del Consiglio è stato di recente chiamato a rispondere di un doppio viaggio in Italia di funzionari americani interessati ad avere notizie riservate dai capi dei servizi segreti italiani. (…)

(…) Che cosa cercavano in Italia gli emissari della Casa Bianca? Perché il governo ha dato loro libero accesso alle informazioni? E soprattutto, che cosa gli hanno rivelato i nostri 007? Niente, pare abbia risposto Giuseppe Conte, perché di Mifsud e Link non sanno nulla che valga la pena di essere raccontato. Questa per lo meno è la versione fornita dal premier, che sugli apparati di sicurezza mantiene stretta la delega.

In realtà, sul professore e sulla misteriosa università, da raccontare c’è parecchio, e stupisce che a Palazzo Chigi dicano di non saperne niente. Ancor più sorprende che ne siano all’oscuro persone che di mestiere fanno gli spioni, e dunque dovrebbero tenere d’occhio faccende come quella di Mifsud e della Link, in particolare se queste hanno risvolti internazionali e possono incidere sugli equilibri di un Paese alleato.

Per parte nostra, da giorni stiamo raccontando una serie di passaggi assai oscuri, tra i quali un bonifico di 9 milioni che avrebbe dovuto finire nelle casse dell’ateneo romano. Soldi che sarebbero dovuti arrivare via Malta subito dopo la vittoria grillina, ma che secondo alcuni non sarebbero partiti da La Valletta, bensì dall’Ucraina, Paese in cui pare che il misterioso docente al centro di questa vicenda di milioni e spioni fosse di casa, potendo contare su parecchi agganci. La Guardia di Finanza sta già indagando, dopo una segnalazione della Banca d’Italia, sull’operazione finanziaria di cui avrebbe dovuto beneficiare la cassaforte della Link Campus university.

Ma a questa già strana operazione, oggi aggiungiamo una serie di tasselli che gettano altre ombre sull’intera questione. I nostri Giacomo Amadori e Antonio Grizzuti hanno infatti intervistato l’avvocato di Mifsud. Essendo il professore ormai da parecchio tempo sparito dalla circolazione, il suo legale è l’unico a cui si possano rivolgere delle domande per chiarire l’intrigo politico economico che sta a cuore a Trump e, di riflesso, anche a noi. Stephan Claus Roh è un signore tedesco, che per iscritto, affinché non ci fossero fraintendimenti, ha risposto alle domande dopo che La Verità aveva rivelato la storia del bonifico da 9 milioni.

Ciò che dice l’avvocato di Mifsud è ovviamente da verificare, perché a parlare è il legale di una delle parti in causa, ossia di una figura chiave del mistero, ma anche di una figura controversa, accusata di fare il doppio gioco, per americani, italiani e perfino russi. Tuttavia, le risposte di Roh sono molto interessanti e aprono scenari inquietanti su ciò che è accaduto. L’avvocato, in pratica, dice che Mifsud lavorava direttamente per Vincenzo Scotti, al quale riferiva tutto. I bonifici di cui abbiamo parlato sarebbero stati direttamente destinati all’ex ministro dell’Interno, ma il legale non sa dire a che cosa servissero quei soldi, e alla richiesta di capire se servissero per operazioni riservate non ottenne risposta.

Il legale dell’uomo più ricercato dagli Stati Uniti dice però una cosa che è esplosiva, ovvero che «un capo dei servizi segreti italiani contattò Scotti […] e si raccomandò che Mifsud sparisse». Chi è quel capo? E soprattutto perché c’era bisogno di togliere dalla circolazione il professore? Che cosa sapeva che gli americani di Donald Trump non dovevano sapere? Roh dice anche che Mifsud non operava per i russi, ma aveva legami con i servizi occidentali. Quali? Anche quelli italiani? A questa domanda l’avvocato non risponde, ma aggiunge che il docente andava spesso in Ucraina, che, come è noto, è il Paese dove aveva interessi il figlio di Joe Biden, l’ex vicepresidente di Barack Obama.

Il legale aggiunge di avere registrato una testimonianza di Mifsud e di avere consegnato l’audio agli americani, informandone Scotti, raccontando anche di un meeting alla Link con l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il sottosegretario Gennaro Migliore.

Come si vede, nomi, date e circostanze sono precisi, tanto precisi da richiedere – come ribadiamo da settimane – un chiarimento che non può avvenire nelle segrete stanze, come con la recente audizione del premier al Copasir, ma deve essere aperto. A domande che esigono risposte.

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