L’impostazione antimigranti del governo italiano sta riscuotendo un certo successo. Madrid si è allineata a Roma, con l’esecutivo spagnolo che da di sinistra – quindi buono – è passato, secondo le Ong, a brutto e cattivo. Come Matteo Salvini.
La Marina mercantile ha bloccato la nave dell’organizzazione non governativa Open arms impedendole di lasciare il porto di Barcellona per raggiungere la zona Sar (ricerca e soccorso) nel Mediterraneo centrale di fronte alle coste della Libia. A denunciarlo ieri mattina su Twitter è stato il fondatore dell’Open arms, Oscar Camps, puntando il dito contro il governo socialista di Pedro Sánchez: «Impedirci di salvare vite è irresponsabile e crudele», ha scritto. E ancora: «Politici codardi danno il via alla conta dei morti».
Il ministero ha spiegato di aver bloccato l’imbarcazione perché non risultava in possesso dei «certificati che garantiscono l’osservanza della normativa internazionale della sicurezza marittima». Inoltre, la nave starebbe agendo «in maniera contraria agli accordi internazionali di salvataggio nelle aree Sar», di competenza dei governi, «avendo violato quanto indicato rispetto all’obbligo di sbarcare i naufraghi in un porto sicuro e il più possibile vicino» al luogo di salvataggio. Si tratta, secondo Camps, di «argomenti amministrativi che non hanno alcuna validità». Per questo, «il governo spagnolo sta facendo come Salvini».
Ma mentre il sindaco di Barcellona, la paladina Ada Colau, si è proposta come mediatore tra il governo e l’Ong, quest’ultima rilancia: è colpa di Italia e Malta. I due Paesi, spiega, «dichiarando i loro porti chiusi, violano le convenzioni internazionali che regolano il soccorso in mare e non assicurano all’Ong le necessarie condizioni di sicurezza». E ancora, via Twitter, l’organizzazione sostiene che l’episodio sia la dimostrazione che i Paesi europei violano le convenzioni internazionali, «solo che invece di denunciarlo agli organi competenti, fermano la nostra nave e lasciano morire uomini, donne e bambini nel Mediterraneo. L’importante è che non ci siano testimoni».
L’equipaggio di Open arms è lo stesso che, dopo lo sbarco a giugno a Valencia dei 600 migranti rifiutati da Italia e Malta, aveva trasportato il 28 dicembre altri 311 migranti rifiutati dai Paesi europei nel porto di Algesiras. Ma ora, lamenta l’organizzazione, dopo lo sbarco a Malta dei 49 migranti soccorsi da Sea watch e Sea eye, sono giorni che non c’è traccia di navi Ong nel Mediterraneo centrale. Inoltre, Camps ha manifestato il suo rammarico davanti al fatto che la sua Ong ha sempre meno imbarcazioni a disposizione per intervenire nelle zone Sar.
C’entrerà forse il fatto che Sánchez abbia chiesto al Partito popolare e ai centristi di Ciudadanos di appoggiare la sua manovra per il 2019 o quantomeno astenersi durante il voto per far passare la legge? C’entra forse il fatto che il partito populista Vox, che della lotta all’immigrazione ha fatto la sua bandiera, abbia registrato un boom di iscritti, passati dai 5.000 di maggio a oltre 26.000, e sia in forte ascesa nei sondaggi? Fatto sta che il governo socialista spagnolo, quello «buono», sta abbracciando politiche sull’immigrazione che assomigliano un po’ a quelle dei «cattivi» populisti italiani.
Gli stessi che, mentre la Marina spagnola bloccava Open arms, incontravano il commissario europeo per le Migrazioni, Dimitris Avramopoulos. «Soddisfatto delle parole, ora aspettiamo i fatti». È stato questo il commento del vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini al vertice di ieri a Roma con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il rappresentante dell’Ue. Di «incontro costruttivo» ha parlato invece quest’ultimo tramite Twitter: «Lavoriamo insieme per soluzioni europee per gestire meglio la migrazione. L’Europa è al fianco dell’Italia per affrontare assieme questa sfida».
Dalla questione migranti passano i destini dell’Europa, hanno sottolineato Salvini e Conte, che domani sarà in Ciad e Niger, Paesi del Sahel centrali nelle rotte dei flussi migratori verso il Mediterraneo. Il premier, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, ha detto di aver ravvisato affinità con il commissario greco, visti i tempi in cui l’Unione europea lasciò solo il suo Paese davanti al problema dell’immigrazione. Conte ha poi dichiarato che «se si continua a tergiversare senza una via condivisa rischiamo di fare cadere l’edificio europeo». E il numero uno del Viminale ha ribadito il concetto: «Se si passa dalle parole ai fatti l’Europa si salva, se non lo si fa l’Europa non esiste».
Durante il vertice non si è parlato del blocco navale bensì di come difendere i confini, un elemento centrale per evitare di incentivare il cosiddetto pull factor, ha spiegato il premier Conte, cioè per scoraggiare le partenze. Ora il pallino sembra nelle mani italiane, dopo un periodo di isolamento da parte dell’Ue. «L’Italia è stata lasciata da sola e ha fatto da sola in maniera efficace. I numeri continuano a gratificarci della bontà ed efficacia della nostra linea», ha aggiunto il presidente del Consiglio. Sui numeri ha insistito anche il ministro Salvini, annunciando di aver consegnato ad Avramopoulos (che ha parlato di un non ben specificato «meccanismo di solidarietà» europea) un elenco di 670 persone già ricollocabili dall’Italia «da oggi pomeriggio». Ma la linea dura, ha sottolineato Salvini, ha già portato dei risultati: «Il 2019 è il primo e unico degli ultimi anni in cui ci sono stati più espulsioni che arrivi».
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