Kiev non si fida del cessate il fuoco e continua a premere su Donetsk
La tregua natalizia voluta da Vladimir Putin finisce prima di iniziare. Per Volodymyr Zelensky, «le autorità russe vogliono fermare la nostra avanzata». Il consigliere Usa Jake Sullivan a colloquio con il braccio destro di Giorgia Meloni.

Kiev viola la tregua, ritenendola una «trappola russa», poi accusa Mosca di non averla, a sua volta, rispettata. Chi sperava di vedere scene che ricordassero il 25 dicembre 1914, quando 100.000 soldati sul fronte occidentale durante la prima guerra mondiale organizzarono una tregua ufficiosa in cui rifiutarono di combattersi, è rimasto deluso.

L’Ucraina ha attaccato a colpi di artiglieria l’area di Donetsk per tre volte, subito dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco unilaterale dichiarato da Vladimir Putin per il Natale ortodosso. A mezzogiorno ora di Mosca di ieri (le 10 in Italia) è entrata infatti ufficialmente in vigore la tregua natalizia nelle operazioni militari in Ucraina annunciato dalla Russia, che dovrebbe – secondo le intenzioni – durare fino alla mezzanotte (le 22 italiane) di oggi. Ma Kiev, invitata a fare altrettanto, ha ritenuto che si trattasse di un modo subdolo usato dai russi per prendere tempo e ha declinato la proposta. «Le autorità russe vogliono usare il Natale come copertura per fermare l’avanzata dei nostri ragazzi nel Donbass, anche solo per un po’, e portare attrezzature, munizioni e mobilitarsi più vicino alle nostre posizioni», ha dichiarato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. «Questo», ha aggiunto, «porterà solo un altro aumento del numero delle vittime». La risposta ucraina all’annuncio di una tregua sono gli Himars, lanciarazzi multipli semoventi forniti dagli Usa alle forze di Kiev. «Non ci sarà tregua fino a quando l’ultimo soldato russo avrà lasciato l’Ucraina. Fino ad allora ci saranno solo Himars sulle vostre teste», è stato il messaggio a Mosca del consigliere presidenziale ucraino Oleksiy Arestovych, dopo la proclamazione del cessate il fuoco. Anche per Biden, Putin «sta solo cercando un po’ di ossigeno» in quanto «capisce che i Patriot funzionano». «Gli Stati Uniti allungano la guerra in Ucraina inviando armi e rifiutando il cessate il fuoco», è invece l’opinione dell’ambasciatore russo a Washington, Anatoly Antonov. «Tutte le azioni dell’amministrazione – tra cui la decisione di assegnare un nuovo pacchetto di aiuti militari a Kiev, del valore di quasi 3 miliardi di dollari e che comprenderà i veicoli da combattimento della fanteria americana Bradley – indicano la mancanza di qualsiasi desiderio di una soluzione politica», ha detto il diplomatico. Il fatto che il cessate il fuoco venga definito un «tentativo di prendere fiato», secondo Antonov, «è la conferma che i nostri interlocutori negli Stati Uniti non hanno nemmeno provato ad ascoltare i nostri numerosi appelli a tener conto delle possibili conseguenze di un corso così pericoloso da parte di Washington».

L’Ucraina ha poi rilanciato al mittente le accuse di violazione del cessate il fuoco, affermando che «le forze russe hanno colpito la città di Kramatorsk nell’est dell’Ucraina dopo l’entrata in vigore della tregua natalizia annunciata dal presidente russo». Questo quanto asserito dal vicecapo dell’ufficio di presidenza ucraino Kyrylo Tymoshenko, secondo il quale «gli occupanti hanno attaccato la città due volte con razzi». Un edificio residenziale sarebbe stato colpito, ma non ci sarebbero vittime. Anche il numero uno della politica estera dell’Unione europea, Josep Borrell, ha bollato l’iniziativa di Mosca come «ipocrita». «Il Cremlino manca totalmente di credibilità e questa dichiarazione di cessate il fuoco unilaterale non è credibile», ha detto Borrell, parlando nel corso della sua visita in Marocco. Inascoltata resta dunque, al momento, la preghiera di Papa Francesco all’Angelus dell’Epifania: «Rivolgo di cuore il mio augurio alle comunità delle chiese orientali, cattoliche e ortodosse, che celebrano il Natale, in particolare ai fratelli e alle sorelle del martoriato popolo ucraino. La nascita del Salvatore infonda speranza e conforto, ispiri passi concreti che possano condurre alla fine dei combattimenti e alla pace».

Sulla scia di Bergoglio vorrebbe muoversi l’Unione mondiale dei Vecchi credenti, antica setta ortodossa che si discosta dalle chiese ufficiali nazionali ortodosse. L’Unione ha proposto di estendere la tregua fino all’Epifania, che per l’Ortodossia cade il 19 gennaio. Il presidente della stessa Unione dei Vecchi credenti, Leonid Sevastyanov, afferma di conoscere bene Papa Francesco, il quale sosterrebbe questa proposta. Ma tutte queste idee sembrano cadere nel vuoto e, anzi, Ankara ritiene che il conflitto diventerà sempre più pesante. «La guerra tra Russia e Ucraina probabilmente si inasprirà nei prossimi mesi», ha affermato infatti il portavoce del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, Ibrahim Kalin, aggiungendo che «la Turchia continuerà con i suoi sforzi per il negoziato, il cessate il fuoco, lo scambio dei prigionieri, la sicurezza a livello nucleare e l’esportazione del grano». Nessun segno, in effetti, sembra suggerire una seppur minima distensione. Anzi, un allarme aereo è scattato in tutta l’Ucraina dopo il decollo di due caccia dalla base di Baranovichi in Bielorussia e la popolazione è stata invitata ad andare nei rifugi.

Intanto il consigliere per la Sicurezza nazionale americana Jake Sullivan ha parlato con Francesco Talò, il consigliere diplomatico della premier italiana Giorgia Meloni. I due funzionari hanno condannato l’aggressione della Russia contro l’Ucraina e i suoi attacchi contro infrastrutture critiche e hanno ribadito il loro impegno a fornire assistenza a Kiev sia in termini di aiuti energetici che militari «per difendere la sovranità e la democrazia del Paese».

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