intervista luca zaia
Luca Zaia (Ansa)

Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale veneto, mentre parliamo il gioielliere Mario Roggero, dopo la condanna in Cassazione, è entrato in carcere. Che impressione le ha fatto questa storia?

«Avverto una cesura netta tra il sentimento dei cittadini e la sentenza della corte. Questo non significa che il giudice ha sbagliato, ma che servono nuove norme. Dobbiamo risolvere il problema alla base. Non sono tra quelli che mettono sempre i magistrati sul banco degli imputati. Noi della Lega abbiamo introdotto nell’ordinamento, anni fa, la legittima difesa, ed è stata una rivoluzione di cui ci prendiamo il merito. Ma oggi dobbiamo riconoscere che ci sono ancora degli spazi su cui si può lavorare».

Quindi servono leggi nuove?

«Sì, perché sul piano giuridico non c’è nulla di statico. I magistrati applicano le leggi che ci sono. La legge dovrebbe adattarsi, al fine di accogliere in maniera sostenibile il dibattito in corso sulla difesa della propria persona e della propria famiglia».

Che tipo di miglioramenti immagina?

«Jean Jacques Rousseau, nel Contratto sociale, diceva che il popolo delega i politici a rappresentarlo. Se non si sente più rappresentato, il popolo si riprende la delega. Oggi i cittadini ci stanno dando un’indicazione: in casi come quelli di Roggero, non puoi dire che il protagonista è innocente, ma nemmeno che va sbattuto in carcere. La gente ci sta chiedendo di trovare la giusta via di mezzo».

Attualmente la legge tutela più il rapinatore dell’aggredito?

«Non penso che Roggero sia un pistolero che va in giro a sparare alla gente. Con tutto il rispetto per tutti, credo abbia avvertito un pericolo per la sua vita e quella dei suoi famigliari. Non era lucido in quel momento, anche per via del ricordo stressante delle tante rapine subite. L’attuale normativa non riesce ad andare oltre, per cogliere l’enorme carico di stress psicologico delle vittime, nonostante i magistrati abbiano applicato tutte le attenuanti. Quindi occorre lavorare a una nuova legge che faccia pesare di più la condizione psicologica sul fronte delle attenuanti».

Firmerebbe per la grazia a Roggero?

«La grazia è una prerogativa del Capo dello Stato, ho massimo rispetto per il presidente, e spero la possa valutare».

Anche se al momento sembra poco probabile?

«Io credo che la gente si sia fatta un’idea precisa di questa storia. Nessuno nega che Roggero abbia sparato, ammazzando due persone. Ma non si può condannare a 14 anni di carcere. Perché non è un killer. Neanche il più pacifista del mondo sa come avrebbe reagito in quel frangente, di fronte a tre delinquenti».

Si parla di una commutazione della pena, piuttosto che di una grazia piena. Che ne pensa?

«Penso che Roggero dovrebbe tornare a casa, o perlomeno scontare la pena fuori dal carcere».

Ammesso che sia possibile, lo candiderebbe con la Lega?

«Su questo versante non ho gli elementi per esprimermi, e deciderà il segretario».

Anni fa aveva definito la legittima difesa come il suo «Muro di Berlino», cioè un principio che non si può discutere. Ne è ancora convinto?

«Sì. Ancora oggi l’uomo comune in Italia dice: “Meglio un brutto processo che un bel funerale”. Dobbiamo fare in modo che non ci sia né il funerale né il processo».

Qualcuno pensa che il problema si risolva con più vigilanza, aumentando le forze dell’ordine sul territorio.

«La vigilanza è fondamentale, ma il maggior deterrente è mettere in galera i delinquenti e fare in modo che ci restino. Lo dico da 20 anni: inaspriamo le pene e costruiamo più carceri. Io sono per l’umanità, per la rieducazione, ma se le carceri sono piene occorre farne di nuove, non certo mandare a casa i detenuti. Abbiamo tante caserme dismesse, cominciamo da lì: esiste un regime di carcerazione che non è quello della massima sicurezza, e che tranquillamente possiamo gestire con le caserme. Facciamo un regime di carcerazione per i delitti “light”, definiamoli così. Ma mandiamo in galera la gente: la privazione della libertà è la migliore punizione».

Il nuovo disegno di legge sulla sicurezza effettua un giro di vite sul tema dei cosiddetti «maranza». Lo considera un tema così rilevante?

«Il governo ha agito benissimo, perché tutte le persone di buon senso pretendono tolleranza zero nei confronti di chi aggredisce le persone in stile Arancia Meccanica. Servono regole dure, ad hoc, come si è fatto in altri contesti, come l’omicidio stradale. I politici devono comprendere che i cittadini vogliono vedere certi criminali in galera a prescindere dall’età. Lo ripeto: l’età non è un’attenuante. Ci sono reati incomprensibili e intollerabili per le persone perbene. Picchiare e aggredire gente a caso, e magari filmare con il telefonino, con una prepotenza e disumanità gratuita, deve significare galera garantita. Chiediamoci perché in tanti paesi certe scene non esistono».

Ne parla come se fosse un’emergenza nazionale…

«In questo momento lo è. E i cittadini si aspettano un’azione vigorosa».

Quanto pesa in tutto questo l’immigrazione clandestina?

«Io non ho nulla contro i migranti. In Veneto ne abbiamo 600.000, persone perbene, integrate, con un progetto di vita. Ma nei confronti di quelli che delinquono, che commettono reati in piazza, non ho alcuna compassione. Guarda caso a casa loro rigano dritto. Chiediamoci perché».

C’è il tempo per stabilire nuove regole sulla sicurezza?

«Grosse rivoluzioni non se ne potranno fare nel tempo che resta in questo finale di legislatura. Ma con un po’ di impeto, non sarebbe male una legge che stringa i bulloni. Il governo continui a mettere la sicurezza al primo punto, in questi mesi. Si introducano nuove aggravanti per rapine, aggressioni, soprattutto se in gruppo. Abbiamo il paziente in sala operatoria e dobbiamo intervenire».

Intanto la Camera approva la legge elettorale, con i franchi tiratori che affossano le preferenze.

«Chi ha votato contro le preferenze è gente che non prende voti. Sono loro i franchi tiratori: quelli senza un voto. E lo dico avendo incassato più di 200.000 preferenze alle ultime elezioni».

Quindi?

«Quindi, se vogliamo coinvolgere davvero i cittadini, bisogna portare avanti le preferenze. Guardiamo al modello elettorale regionale, che funziona e dà stabilità. Bene ha fatto il governo a proporre le preferenze, e non è certo colpa di Palazzo Chigi se la norma non è passata. Detto questo, la scena più penosa è un’altra».

Quale?

«L’opposizione che esulta dopo il voto segreto. Se le preferenze sono un atto di rispetto nei confronti degli elettori, prendo atto che la sinistra ha votato contro».

Come si neutralizza il partito di Vannacci, che alcuni sondaggi danno addirittura sopra la Lega?

«Abbiamo avuto Renzi al 42% per cento in Veneto. Abbiamo avuto Grillo che riempiva le piazze, e poi abbiamo visto come è finita. Vannacci farà la sua campagna, e noi la nostra. Detto questo, vengo da un partito che ha introdotto la legittima difesa quando Vannacci non esisteva ancora. Quei temi lì non li ha scoperti sicuramente lui».

Bisognerà allearsi con Vannacci?

«Sono decisioni che dovrà prendere la coalizione. Noi dobbiamo garantire un progetto di governabilità a questo Paese, e in questi anni di stabilità abbiamo centrato l’obiettivo. Soprattutto va riconosciuto che questo governo, con la leadership del presidente del Consiglio, ha dato al Paese uno standing che prima non aveva».

Dia un consiglio alla maggioranza di governo, che oggi più che mai sembra nervosa.

«Si vada avanti a testa bassa. Ricordiamoci che il nostro interlocutore è la cittadinanza e non i politici. Le persone vogliono un leader, una coalizione unita e un progetto politico».

Intanto il Senato dà il via libera alle pre-intese per l’autonomia differenziata di Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto su protezione civile, professioni, previdenza complementare e sanità. Ma la strada è lunga.

«Lunga e in salita. A Roma, quando parli di autonomia, a qualcuno viene ancora l’orticaria. La verità è che l’autonomia è una scelta di modernità del Paese, e pian piano si capirà. Questo provvedimento è solo l’inizio, e non il punto d’arrivo. I padri della Costituzione, già nel 1948, prevedevano una Carta autenticamente federalista. Il problema è che questo Paese ha preso una deriva centralista: è sempre stato il nostro problema. L’autonomia o si fa per scelta, o la dovremo fare per necessità».

Dopo gli attacchi scomposti a Giorgia Meloni, come si ricuce con Donald Trump?

«Meloni si è mossa molto bene, l’atteggiamento di Trump è stato inaccettabile. È un provocatore: è uno che sfonda la porta e poi suona il campanello. Per il resto, un conto è Trump, un altro gli Stati Uniti. Trump aveva promesso “basta guerre”, e oggi facciamo i conti con Ucraina, Medio Oriente, Venezuela. Ma il nostro rapporto con gli Usa deve restare solido».

È vero che la sua piattaforma in rete ha superato le 110 milioni di visualizzazioni al mese?

«Sì, e il podcast Il Fienile continua a darmi soddisfazioni e molti spunti istruttivi. Come mi ha detto l’ultima ospite che ho avuto, Simona Ventura, “crederci sempre, arrendersi mai”».

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