Non sparate sul tassista
(IStock)
  • «Evasori», «corporativi», «bulli»: i conducenti delle auto bianche sono il nemico pubblico dell’estate. In realtà scontano sulla loro pelle le mancanze del trasporto pubblico e l’inettitudine della politica.
  • Il vicepresidente della sigla milanese Tam Luciano Barletta: «La giunta meneghina porta avanti battaglie strumentali perché vuole intestarsi il merito delle nuove licenze e preparare il terreno allo sbarco delle multinazionali».
  • Alessandro Genovese, dell’Ugl: «Sulla doppia guida ritardi e troppa burocrazia».
  • Claudio Giudici, Uritaxi: «Le lunghe file viste in tv riguardano periodi di afflusso straordinario dei turisti. Il confronto con Parigi o Madrid? Lì il bacino è diverso».

Lo speciale contiene quattro articoli.

Sono il nemico numero uno di questa estate. Più dell’afa, ai tassisti sono state dedicate pagine intere sui giornali e servizi televisivi accompagnate dalle immagini di lunghe file di turisti spazientiti alle uscite delle stazioni o nei posteggi dei centri storici. Il commento univoco è che il servizio taxi è insufficiente. A questo si accompagnava l’accusa più o meno esplicita di essere campioni dell’evasione per lo scarso utilizzo del Pos. E poi carrellata di confronti con le capitali europee per giungere alla conclusione che l’Italia è inadeguata ad accogliere grandi numeri di turisti.

Qualcuno è arrivato a prospettare, in modo paradossale, che la candidatura di Roma ad ospitare l’Expo 2030 potrebbe essere compromessa proprio dalla carenza del numero di taxi. Come se gli altri problemi della capitale, a cominciare proprio dal servizio pubblico, fossero irrilevanti.

Questa estate si è trasformata nello stress test sulla capacità delle auto bianche di far fronte a picchi turistici importanti. E la categoria non ha passato l’esame. Ecco quindi che è stato riproposto il tema delle licenze, dell’ampliamento del raggio operativo degli Uber con le polemiche che ne conseguono quando si tocca un argomento così sensibile. I rappresentanti di categoria parlano di strumentalizzazione finalizzata a spalancare il mercato alle multinazionali e ribattono punto su punto alle accuse, fino a contestare i dati del confronto con altri Paesi europei.

Dove sta la verità? Ammesso che si possa arrivare a una conclusione univoca. Davvero nelle nostre città c’è la caccia all’auto bianca, 12 mesi l’anno e 24 ore al giorno? Si può parlare di emergenza?

Per capirne di più, abbiamo dato voce ai diretti interessati, spesso ignorati e lo scenario forse deluderà chi ama le crociate contro alcune categorie.

La prima tappa è Roma. Per giorni è rimbalzata l’immagine dell’uscita dalla Stazione Termini con una lunga fila di turisti al posteggio dei taxi alternata con focus simili nel centro storico, qui con l’aggravante mediaticamente di maggior effetto degli utenti sotto il sole, grondanti di sudore. Siccome tutti i servizi si sono focalizzati sulle invisibili auto bianche, nessuno si è premurato di chiedere a quanti erano in fila se prima avessero atteso invano un bus o se, una volta arrivato, fosse stato impossibile salire a bordo per il sovraffollamento. La situazione del servizio trasporto pubblico della capitale è da mesi caratterizzata da quasi tutta la linea tram in manutenzione, cantieri aperti ovunque e una metropolitana che, oltre a guasti ripetuti, chiude alle 21. È chiaro che in queste condizioni la velocità con cui i taxi possono garantire il servizio diminuisce, contro una domanda che aumenta. Bisogna ricordare anche che i taxi non possono sostituire il trasporto pubblico cittadino, ma possono soltanto integrarlo. Pertanto è impossibile pensare che siano in grado di soddisfare i bisogni di tutta l’utenza.

Che fine hanno fatto le seconde guide? Le associazioni dei tassisti sostengono di averle richieste da gennaio ma la delibera è arrivata sei mesi dopo e comunque la piattaforma non è mai decollata per l’iter burocratico troppo lungo. Probabilmente l’amministrazione capitolina deve aver sottovalutato le stime del boom turistico altrimenti non avrebbe trasformato la città in un cantiere con tutti i problemi alla viabilità che questo comporta.

Seconda tappa: Milano. La città del business si è trasformata in una meta turistica. Anche qui zoom all’uscita della stazione Centrale con le file di chi cerca un taxi. Nessuna menzione, dai media, dei cantieri che ostacolano la viabilità (come se l’estate fosse l’unico momento per fare il restyling alla città), sicché talvolta per arrivare a destinazione il tassista impiega il triplo del tempo. Ed ecco che l’utente deve aspettare. La categoria fa presente che c’è anche il problema dei posteggi, che sono sempre meno. A quanto pare la giunta Sala preferisce destinarli ai residenti. Nella città è molto sentito il tema della sicurezza, sicché invece del trasporto pubblico, sempre più milanesi preferiscono il taxi. E la metropolitana? Secondo i sindacati, guai a dire al sindaco Sala di farla viaggiare anche di notte perché è poco remunerativa.

Terza tappa: Firenze. Qui la situazione sarebbe tornata alla normalità dopo un picco che ha messo in difficoltà la categoria come peraltro tutti gli esercizi dell’ospitalità e della ristorazione della città.

Sull’aumento del numero delle licenze la categoria non ha un no pregiudiziale ma fornisce alcune considerazioni che meriterebbero una riflessione. Innanzitutto le analisi sul fenomeno del boom turistico che non solo è circoscritto ai mesi estivi centrali ma potrebbe rientrare già dal prossimo anno. L’inflazione stenta a scendere e mangia gli stipendi e i risparmi accumulati durante il lockdown che hanno facilitato i viaggi. Secondo alcuni analisti, siamo di fronte a una bolla destinata a sgonfiarsi a breve.

I picchi di flusso nelle città sarebbero quindi episodici e non tali da giustificare un allarmismo e una valanga di nuove licenze. Nei mesi «morti» dal punto di vista degli spostamenti, i taxi restano parcheggiati per ore. Moltiplicarne il numero oltre che ingiustificato potrebbe creare disagi con posteggi intasati che ostacolano la viabilità.

Sui confronti con le città europee, meritano un’analisi alcuni dati forniti da Uritaxi. Emerge che, come spesso accade, si mettono sullo stesso piano realtà diverse. Mentre in Italia il servizio taxi è comunale, a Parigi, Madrid o Atene il bacino è più ampio. Va considerato anche che in alcune metropoli il flusso passeggeri aereo e ferroviario è superiore a quello delle nostre città e quindi genera una domanda superiore.



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