- In Puglia e in Campania, gli ospedali costruiti durante la pandemia venivano presentati come fiori all’occhiello. Oggi sono vuoti, senza personale medico e senza pazienti. E le apparecchiature, a causa del lungo inutilizzo, rischiano di guastarsi. Beffa finale: oltre alle decine di milioni già sborsati, bisogna continuare a pagare le bollette.
- Il direttore della Asl ammise subito: «Di quelle terapie intensive non c’è bisogno». E a Caserta si sono spesi 3 milioni per 14 letti.
- Il pasticciaccio della struttura nella Fiera di Bari: prezzi triplicati in pochi mesi. E capo della protezione civile agli arresti.
- Il segretario campano di Cittadinanzattiva, Lorenzo Latella: «Riprogrammare è urgente. Abbiamo scritto a De Luca, ma non ci risponde».
Lo speciale contiene quattro articoli.
Sono stati costruiti in piena emergenza Covid per far fronte alla carenza di posti letto nei reparti di terapia intensiva e ora sono vuoti, senza personale, senza pazienti, inutilizzati. Investimenti di miliardi che si stanno trasformando in sprechi mentre gli ospedali sono sempre alle prese con fondi all’osso e bilanci in rosso. Così mentre non si bandiscono i concorsi per le scuole di specializzazione a causa del tetto alla spesa sanitaria, altrove si buttano risorse preziose. È uno dei paradossi della gestione della pandemia che ora sta emergendo in tutta la sua gravità. Stiamo parlando dei cosiddetti ospedali modulari, messi su in gran fretta e che ora rischiano di trasformarsi in cattedrali nel deserto. Nessuna amministrazione ha un piano per il loro utilizzo e il tema viene liquidato dicendo che sono a disposizione, qualora dovesse esserci un’altra emergenza, e che soffrono della carenza di personale come tutte le strutture della sanità pubblica.
Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, fece degli ospedali modulari il fiore all’occhiello della strategia anti Covid, ponendosi addirittura come un modello nazionale e sottolineando di aver anticipato le «virtuose» Regioni del nord. Una grande operazione di marketing politico con tanto di inaugurazioni in pompa magna rimbalzate anche sulle televisioni. In tutto tre strutture per una spesa totale di 15,5 milioni di euro suddivisi in 10,3 milioni per l’Ospedale del Mare di Napoli, 2,6 milioni per il Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta e 2,6 milioni per il San Giovanni e Ruggi D’Aragona di Salerno. Il bando se lo aggiudicò la Manufacturing Engineering Development di Padova con un offerta totale di quasi 12,3 milioni di euro.
Dopo i fuochi d’artificio del taglio del nastro e anche un’inchiesta giudiziaria sul numero dei posti letto realizzati che sarebbero stati di meno rispetto al previsto, quelle che dovevano essere le eccellenze regionali della lotta al Covid, sono state abbandonate. I moduli ora sono chiusi a chiave e, al massimo, ogni tanto qualcuno va ad azionare i macchinari per assicurarsi che la loro funzionalità non venga meno per l’incuria. Che fine faranno non è dato sapere. Ci sono vaghi progetti di destinazione ad altro uso ma i direttori sanitari non si addentrano in dettagli. La struttura del presidio di Ponticelli, costato 7 milioni, con 72 posti e relative apparecchiature, dovrebbe essere utilizzata, secondo il direttore della Asl Napoli 1, Ciro Verdoliva, per i pazienti sottoposti a cure lunghe ma di minore intensità. Anche l’ospedale modulare di Caserta è chiuso e le apparecchiature all’avanguardia sono ferme. Il direttore generale, Gaetano Gubitosa, ha detto al Corriere del Mezzogiorno che la struttura potrebbe essere convertita per la radioterapia, la medicina nucleare e la radioterapia.
Inutilizzato pure l’ospedale modulare di Salerno ma in attesa di una destinazione precisa, nel frattempo negli spazi potrebbero essere trasferite le attività della rianimazione quando saranno avviati i lavori di ristrutturazione del reparto del Ruggi. Sono progetti però scritti sull’acqua che si scontrano con la mancanza di una programmazione precisa soprattutto per quanto riguarda il personale. Possibile che quando tali strutture sono state realizzate non si è pensato quale sarebbe stato il loro futuro alla fine della pandemia e con quali medici avrebbero continuato a funzionare considerata le carenze di professionisti dovute ai tetti alle assunzioni?
C’è il rischio che con il passare del tempo vadano persi anche i macchinari.
La costruzione dei tre ospedali modulari a Napoli, Caserta e Salerno è entrata anche sotto il faro della Corte dei conti. Nella sua relazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario, a marzo 2021, il procuratore Maurizio Stanco parlò dell’apertura di un «fascicolo istruttorio riguardante un’ipotesi di rilevante danno erariale» relativa «alla procedura di gara d’appalto» per la costruzione dei tre Covid hospital. «L’ufficio requirente», c’era scritto nella relazione di Stanco, «ha proceduto al riguardo, a nominare esperti consulenti tecnici».
C’è poi il pasticciaccio dell’ospedale Covid realizzato all’interno della Fiera del Levante di Bari, costo presunto di circa 25 milioni di euro, ovvero 50.000 euro a paziente e che ora deve essere smantellato. Cifre da capogiro, lievitate secondo una procedura che ha ancora punti oscuri. Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, lo definì allora «un miracolo». In attesa che la struttura sia smontata, il salasso per la Regione continua. Innanzitutto c’è l’affitto dei padiglioni pari a 114.000 euro al mese da versare alla Fiera del Levante, come da contratto, che fanno 1.332.000 euro in un anno. Ci sono poi le bollette anche per il periodo in cui è stata chiusa, cioè settembre e ottobre 2021. Per questi due mesi, nonostante nella struttura non ci fosse alcun paziente, il Policlinico di Bari che ha gestito il presidio e a cui la Regione trasferisce le risorse, ha versato per l’elettricità ben 439.000 euro. Da aprile (lo stato di emergenza è terminato il 30 marzo 2021) a ottobre, per acqua e luce, il conto è stato pari a 1.200.000 euro.
Inoltre la Regione dovrebbe farsi carico delle spese di smontaggio, 3,3 milioni, anche se l’intenzione (chissà se andrà a buon fine) è di girare il conto alla Protezione civile nazionale.
Che dire degli sprechi al Moscati di Taranto denunciati dal vice presidente della Commissione Sanità della Regione Puglia e consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Renato Perrini. All’inizio del novembre 2020, in piena ondata Covid, la Rete Covid programmata dalla Regione Puglia prevedeva 3.062 posti letto suddivisi in 26 ospedali pubblici e sei cliniche private accreditate. Per raggiungere quel numero di posti letto furono fatti acquisti straordinari di attrezzature idonee ad assistere i contagiati. Ma questo materiale, avverte Perrini, «mi risulta, giace ora accumulato e ammassato, e soprattutto non utilizzato, in alcune stanze degli stessi ospedali». E il consigliere allega le foto del Moscati. Uno spreco di denaro pubblico al quale si aggiunge il mancato utilizzo di letti e macchinari di ultima generazione, mentre «mi giunge voce », afferma Perrini, «che si sta provvedendo ad acquistare altre attrezzature. Meglio sarebbe procedere ad un inventario per verificare le attrezzature già presenti negli ospedali, non più Covid, per poterle riutilizzare».
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