Jacob Reynolds è un politologo britannico, attuale responsabile policies del think tank Freedom & sovereignty initiative Europe. Una esperienza, quest’ultima, nata dopo la fine di un altro think thank: il Mathias Corvinus Collegium (Mcc) di Bruxelles, uno dei più importanti centri di pensiero sovranista in Europa. Ed è da una prospettiva di difesa della sovranità nazionale che Reynolds ha analizzato con noi l’inquietante caso polacco.
La presa di controllo del Tribunale costituzionale
Professore, cosa sta succedendo esattamente in Polonia?
«Venerdì 30 ottobre, Anna Korwin-Piotrowska, uno dei giudici eletti quest’anno dalla maggioranza di Donald Tusk, è entrata nel Tribunale costituzionale scortata dalle guardie, ha impedito l’ingresso ai giudici in carica e ha proceduto a dichiarare sospesi per un mese il presidente del Tribunale costituzionale, Bogdan Święczkowski, e il suo vice. La polizia ha isolato la Corte. La tempistica non è stata un caso. Era il fine settimana di Ognissanti, gran parte della Polonia era in viaggio e il presidente era in volo verso il Senegal. Il presidente ha fatto invertire la rotta all’aereo ed è tornato a Varsavia, recandosi alla Corte per contestare quello che somiglia a un colpo di mano. Il 3 novembre, otto dei giudici sostenuti dal governo si sono dichiarati in numero legale (quorum) e hanno iniziato a gestire la Corte. Il presidente non li riconosce e non li riconoscono nemmeno i vertici del tribunale o il primo presidente della Corte suprema».
«È stato un golpe costituzionale»
Si può dire, quindi, che ci sia stato un tentato colpo di Stato o una presa di potere?
«Il Tribunale, o almeno la sua parte legittima, lo ha definito esso stesso un “colpo di Stato”, così come il presidente del Tribunale, Święczkowski. Questo è stato il risultato di un’operazione ben preparata per forzare la presa del controllo del Tribunale da parte di figure fedeli a Tusk. È stato un golpe costituzionale. Persino figure fortemente critiche nei confronti dell’attuale presidente, del partito Diritto e giustizia (Pis) e del Tribunale stesso, hanno riconosciuto che questo non è il modo di trattare un organo giuridico costituzionale. Perfino Alberto Alemanno, la figura più fanaticamente pro Ue del pianeta, ha affermato che Tusk ha sbagliato a cercare di assumere il controllo in questo modo. L’azione è stata criticata da organizzazioni come la Commissione internazionale dei giuristi e la Fondazione Helsinki – nessuna delle quali è amica dei governi conservatori. Il Tribunale svolge un ruolo estremamente importante nel diritto polacco. In modo cruciale, ha il potere di destituire il presidente della Repubblica. Ma si trova anche al centro di un enorme numero di controversie tra Tusk e l’opposizione e potrebbe spostare decisamente l’equilibrio del potere sovrano dalla Polonia verso le corti dell’Ue e internazionali».
Tusk al potere: le accuse di autoritarismo
Donald Tusk, prima di esser eletto, è stato ritratto dalla maggior parte dei media europei come un difensore della libertà e un baluardo contro i sovranisti. Come si è comportato, in realtà, negli ultimi anni?
«Tusk è salito al potere in parte grazie ai suoi legami con la classe elitaria europea. È l’ex presidente del Consiglio europeo ed ex leader del Partito popolare europeo. L’Ue ha sbloccato immediatamente ingenti somme di fondi europei congelati non appena ha vinto le elezioni, prima ancora che avesse approvato una singola legge. Da quando si è insediato, si è comportato in modo sempre più dittatoriale: l’emittente pubblica è stata occupata entro una settimana dal giuramento del suo governo; il procuratore nazionale è stato rimosso a gennaio 2024 senza il consenso presidenziale richiesto dalla legge; procedimenti penali contro i ministri del precedente governo; un ministro del suo stesso ufficio, Maciej Berek, è stato eletto proprio nella corte che esaminerà le leggi del suo governo; ora i vertici del Tribunale sono sospesi e la corte è sotto cordone di polizia. Se un governo conservatore avesse fatto anche solo una di queste cose, Bruxelles avrebbe aperto una procedura di infrazione entro la settimana».
L’occupazione della televisione pubblica
Una delle mosse di Tusk che ha ricevuto poca attenzione è stata, appunto, la sua azione riguardante la televisione pubblica. È stato questo il primo passo verso una svolta autoritaria?
«Il 19 dicembre 2023, il nuovo ministro della Cultura ha licenziato la dirigenza della televisione pubblica tramite decreto. La mattina successiva il canale all news, Tvp Info, si è oscurato a metà trasmissione. Il governo ha incolpato il presidente per aver posto il veto ai suoi finanziamenti. Questo ha dato il tono a un attacco ad ampio raggio e in gran parte non documentato contro le sfere costituzionale, legale e della società civile in Polonia».
Le prossime mosse di Tusk e le elezioni del 2027
Cosa pensa che succederà in Polonia adesso? Come si evolverà questa situazione?
«Chiaramente, Tusk sta cercando di preparare il terreno per le elezioni del 2027. Sembra, però, che in questo caso Tusk abbia esagerato: le sue azioni hanno attirato una condanna diffusa. Membri della sua stessa coalizione di governo hanno partecipato a consultazioni con il presidente Nawrocki. Tuttavia, non ha (ancora) fatto un passo indietro. La fase successiva del programma di Tusk consisterà nel cercare di utilizzare il controllo di questa corte per rimodellare l’assetto costituzionale dello Stato polacco. Gli esperti legali polacchi prevedono che il Tribunale riaprirà centinaia di vecchi casi per concedere più potere a Tusk e portare avanti elementi della sua agenda. E la possibilità che Tusk rimuova il presidente è ora aperta».
Bruxelles e i doppi standard sullo Stato di diritto
Cosa pensa della posizione dell’Ue su questa faccenda?
«La risposta della Commissione, l’1 novembre, è stata che sta “seguendo da vicino gli sviluppi” e che l’elezione dei nuovi giudici rientra nei poteri del Sejm. Sulla sospensione del presidente di una corte e sul cordone di polizia, non ha avuto nulla da dire. L’Ue ha in parte scoperto le sue carte quando ha menzionato che “Il Tribunale costituzionale polacco deve poter funzionare in conformità con la costituzione polacca e la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Ue”. In altre parole, sostiene le azioni di Tusk perché una corte allineata con Tusk ha molte meno probabilità di rivendicare la propria sovranità nei confronti di Bruxelles. Confrontate le reazioni: Tusk usa i servizi di sicurezza per ottenere il controllo di una delle massime corti e l’Ue sostiene tacitamente la sua mossa. Al contrario, sotto il precedente governo, semplici accuse di problemi legati allo “Stato di diritto” hanno provocato otto anni di procedure ex articolo 7 e il congelamento di miliardi di fondi per la ripresa. Lo Stato di diritto, a quanto pare, dipende da chi si trova al potere. C’è un profondo doppio standard. La Corte costituzionale tedesca afferma il primato della Costituzione tedesca sul diritto dell’Ue. Se la Polonia fa lo stesso, si tratta di un’emergenza per lo “Stato di diritto”».
Gli attacchi alla democrazia in Europa
Ciò che sta accadendo in Polonia è già successo altrove? E potrebbe accadere di nuovo in altri Paesi?
«La Polonia fa parte di un modello di chiari attacchi agli standard democratici in tutta l’Ue: dall’annullamento di un’elezione in Romania, al divieto per gli oppositori del primo ministro ungherese, Peter Magyar, di candidarsi alle elezioni, fino alla campagna legale contro Marine Le Pen e altro ancora. Inoltre, l’Ue ha costantemente rafforzato i propri poteri di controllo e censura dell’informazione, specialmente nel periodo elettorale. Il cosiddetto “Scudo per la democrazia” dell’Ue mira proprio a questo: agire contro ciò che l’Ue decide essere “disinformazione”. Nel prossimo anno ci saranno importanti elezioni in tutta Europa. La tentazione da parte delle élite europee sarà quella di continuare ad agire per impedire alle persone “sbagliate” di vincerle. Il grado di successo di tutto questo sarà determinato da quanto le persone saranno disposte a tollerare. Il clima in Europa è molto instabile, e gli attacchi sfrontati contro la democrazia non saranno tollerati».
Una ultima curiosità. Può spiegare perché l’Mcc, il suo precedente think tank sostenuto anche da contributi ungheresi, è stato smantellato?
«Questa era una priorità assoluta per il nuovo governo ungherese di Peter Magyar. Era stato anche chiaramente segnalato dall’Ue come una delle cose che Magyar avrebbe dovuto fare per recuperare i fondi europei congelati. Perché l’Ue era così fissata con un’istituzione educativa ungherese? Perché forniva un contrappeso alla propaganda politica ed educativa finanziata con miliardi di euro dalla Commissione. Chiaramente, sia l’Ue sia Peter Magyar percepivano una fonte indipendente e ben finanziata di capitale intellettuale come una minaccia».
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